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Remember, remember the 21st of December

Il 21 dicembre 2012 è arrivato e, a due giorni di distanza, si può dire che sia trascorso con le solite tragedie di tutti i giorni, dagli incidenti stradali alle mine antiuomo, quelle robe talmente normali che se finiscono sui giornali, è con un trafiletto a pagina 25.
Piccola parentesi: quanti soldi sono stati spesi per questa idiozia della profezia maya? Quanti metri quadri di terreno avremmo potuto sminare con quei soldi? Perché quelli che “ah la scienza costa troppo dobbiamo investire altrove” non dicono nulla sui costi della pseuoscienza?

Comunque, il 21 dicembre è passato e presto tutti quei libri, riviste, siti internet eccetera sulla fine del mondo spariranno, anche dalla nostra memoria. I personaggi, almeno alcuni, rimarranno, ma nessuno incontrandoli chiederà loro “scusi, com’era quella stronzata che il 21 dicembre il mondo sarebbe finito?”.
Ecco: io dico che di questa fine del mondo dovremmo ricordarci.

La fine del mondo

Una noia mortale.
Non c’è altro modo di definire il suo lavoro: una noia mortale. Non che si aspettasse una vita avventurosa: quando, molti anni prima, aveva deciso di iscriversi a fisica, sapeva che non lo avrebbero atteso rocambolesche imprese. Non si aspettava, però, di dover passare la giornata a fissare il monitor di un computer, aspettando.
Questo, da alcune settimane, era il suo lavoro: aspettare. Aspettare lo scontro, se così si può dire, di due particelle infinitesimali. Una noia mortale.
Magari accadesse quello che alcuni paventavano: la creazione di un buco nero con conseguente fine del mondo. Un buco nero avrebbe movimentato un po’ la giornata, e la fine del mondo avrebbe risolto definitivamente il problema del mutuo. Continua la lettura di La fine del mondo

Una occasione sprecata

Il 10 settembre inizierà la fine del mondo: la terra verrà lentamente fagocitata da un buco nero creato dagli arroganti scienziati del CERN.

Quello che mi da veramente fastidio, di questa distruzione, è appunto la lentezza: se ho capito bene, il buco nero distruggerà la terra  in non meno di 20 anni.
Domenica 21 settembre sarò a Modena per il Festival di Filosofia.

Per colpa della pigrizia del buco nero, perderò l’occasione di diventare nulla per mano della tecnica ascoltando Emanuele Severino, che terrà la sua lezione magistrale alle 16:30. Un vero peccato.

Millennarismi

Malvino, nel suo diario, riflette su storia ciclica e storia lineare, sul futuro come ripetizione del passato e il futuro come scopo del presente.
Interessante, peccato solo che si confonda un po’ il fine del mondo con la fine del mondo, come se pensare alla storia non come ad un ciclo equivalga a sperare nell’apocalisse.

La fine del mondo

Il mondo, un giorno, avrà fine: vi sarà un giorno che non avrà domani, un giorno nel quale verranno tratte le conclusioni, un giorno nel quale tutti gli eventi passata avranno le loro conseguenze ultime.
Chi annuncia (apocalisse significa proprio questo: annuncio) e soprattutto pratica un simile pensiero imprime un forte orientamento storico: tutti gli eventi vanno interpretati e se possibile vissuti alla luce di questo ultimo giorno.
Ecco dunque che inizia a manifestarsi un paradosso: il mondo ha un significato solo se si annuncia che un giorno esso avrà fine. Senza questo annuncio, senza il pensiero della fine del mondo, viene meno questo orientamento della storia, e con esso viene meno il significato del mondo. Ma che ruolo ha un mondo senza significato? Può esistere un mondo privo di senso?

Il paradosso è oramai compiuto: il mondo finisce quando si cessa di credere alla fine del mondo.