Immortalità

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 3 mesi 21 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Nel leggere questa intervista a Laura Boffi sull’immortalità e la possibilità di registrare tutta l’esperienza di un individuo, non posso fare a meno di pensare a Woody Allen:

Non voglio raggiungere l’immortalità con le mie opere. Voglio raggiungerla non morendo.

Immortalità a parte, l’idea di ricorrere a dei sensori microscopici, la smart dust, per registrare informazioni sulle nostre esperienze e sensazioni è molto interessante, e non solo per studiare strani marchingegni in grado di aiutare l’elaborazione del lutto, come il “cerotto celeste” (nell’intervista si spiega bene che cosa sia questa sorta di rosario tecnologico).
L’idea è talmente interessante da meritare alcune piccole riflessioni, poco importa quanto realistiche esse siano.

Difficile le informazioni registrare dai sensori siano accessibili solamente dopo la morte del soggetto.
Grazie a questi sensori, la mente diventerebbe davvero una iscrizione: come tutte le iscrizioni, accessibile, almeno virtualmente, a tutti.

Un simile strumento sarebbe molto utile, ad esempio, nei processi: niente più umilianti e dolorose testimonianze delle vittime di violenze: si ha la registrazione, oggettiva e accessibile, degli eventi, senza le spesso inevitabili inesattezze e omissioni.

Molta burocrazia sparirebbe. Che senso avrebbe, ad esempio, scrivere un testamento? Basta dire, magari anche solo pensare, a chi si vogliono lasciare i propri averi, e il gioco è fatto: quella informazione è memorizzata, registrata nei sensori, a disposizione di tutti.

Gli uomini sprovvisti di questi sensori diventerebbero dei paria. La loro vita sarebbe priva di valore sociale: le loro azioni, i loro pensieri non lascerebbero nessuna traccia accessibile.

Sarebbe possibile rubare completamente l’identità di una persona. Una volta impadronitisi delle informazioni registrate dai sensori, sarebbe semplice sostituire questa persona in praticamente tutti gli aspetti della sua vita.
Nei fumetti c’è sempre una domanda trabocchetto che permette di smascherare l’impostore: con i sensori microscopici è possibile fornire sempre la risposta corretta.

5 pensieri su “Immortalità

  1. Io personalmente trovo molto inquietante quanto detto. il pensiero di ognuno non sarebbe più monopolio di ognuno ma diverrebbe accessibile a chiunque… mi vengono i brividi solo a pensarci. Comunque vorrei solamente dire due parole sul significato dell’immortalità. Io non voglio essere immortale… o meglio… se lo fossi non vivrei…non avrei bisogno di pensare… di migliorare la mia condizione… di fare la cosa giusta… tanto sono immortale. Poi che noia… boh… magari preferirei vivere moltissimi anni senza invecchiare nel fisico. Forse le parole che ho detto sono assurde per altri.

  2. Caro Ivo,

    le tue riflessioni aggiungono sale all’intervista che ho realizzato con Laura Boffi, e sono piene di interessanti ‘suggestioni’.

    Posso considerarti ‘abile e arruolabile’ per un piccolo forum che intendo realizzare da settembre? Un giorno al mese su ‘futuroprossimo’ mi piacerebbe inserire una notizia realizzando un dibattito tra diversi blogger ‘opinionisti’ che, attraverso i commenti, discuterebbero delle possibili implicazioni di un cambiamento politico, di una invenzione o di una scoperta.

    Che dici, ci stai? 🙂
    In cambio ti offro visibilità: nel post verranno inseriti links, loghi (e foto) degli ‘opinion makers’ e del loro sito.

    Per conferme, informazioni, adesioni, declinazioni e quant’altro scrivimi alla mail con cui ho commentato!

    Grazie per il post!

  3. Lo cambio sempre:
    Ho affrontato il tema con leggerezza perché, secondo me, semplicemente non può funzionare.
    L’esperienza di una persona non si può tradurre in una registrazione accessibile a tutti. Al massimo si avrà qualcosa tipo grande fratello perenne, che pone grossi problemi di privacy, ma comunque non ha nulla a che fare con l’avere accesso diretto all’esperienza e ai pensieri delle persone. Probabilmente tra qualche decennio, se qualcuno leggerà questo commento, mi annovererà tra gli scettici smentiti dalla realtà, insieme a quelli che “un pezzo di ferro non può volare” e “i computer non giocheranno mai a scacchi meglio degli uomini”.
    Quanto all’immortalità… diciamo che mi piacerebbe provare per un qualche secolo, poi deciderò 😉
    Gianluca: ci penserò: ho sin troppe cose da fare e ho ancora l’abitudine di dormire 8 ore (magari la sveglia biometrica potrebbe aiutarmi…).

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