Due dizionari

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 5 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Un dizionario dovrebbe essere una raccolta di parole e locuzioni accompagnate dalla definizione del suo significato. Una lettura noiosa, necessaria solo quando ci si imbatte in termini misteriosi come abbicare e facometro, oppure quando il sonno è turbato da dubbi amletici come famiglia o familia? e sufficiente o sufficente?.

Alcuni dizionari costituiscono tuttavia una amena lettura: in questi casi la definizione non riguarda tanto il significato della parola, ma il suo uso e, soprattutto, il suo abuso. Ho in mente due dizionari molto simili e, allo stesso tempo, molti diversi. Il primo è il Dizionario filosofico di Voltaire, pubblicato la prima volta nel 1746. Il secondo è il Dizionario del diavolo di Ambrose Bierce, pubblicato nel 1906 con il titolo The Cynic’s Word Book (Il vocabolario del cinico).

Il Dizionario filosofico costituisce una summa del pensiero di Voltaire, ovviamente summa limitata al periodo della sua redazione, precisazione indispensabile per un pensatore poliedrico e mutevole come lui.
Le definizioni sono spesso aneddoti o improbabili racconti e dialoghi, altre volte brevi saggi filosofici o storici. In ogni caso l’ironia regna sovrana:

Baquoy, Bellezza, Bello.
Domandate a un rospo che cos’è la bellezza, il vero bello, il to kallòn. Vi risponderà che è la sua femmina con due grossi occhi tondi che sporgono dalla testolina, un muso largo e piatto, un ventre giallo, un dorso bruno. Interrogate un negro della Guinea; il bello per lui è un pelle nera, grassa occhi infossati, un naso schiacciato. Interrogate il diavolo; vi dirà che il bello è un paio di corna, quattro grinfie e una cosa. Consultate infine i filosofi, vi risponderanno con uno sproloquio […].

Inquisizione.
L’Inquisizione, come è noto, è un’invenzione ammirevole e interamente cristiana per rendere più potenti il papa e i monaci e per rendere ipocrita tutto un regno.

Prete.
I preti sono in uno stato pressa poco ciò che sono i precettori nelle case dei cittadini, fatti per insegnare, pregare, dare l’esempio; non possono avere alcuna autorità sui padroni di casa, a meno che non si dimostri che chi paga lo stipendio deve obbedire a chi lo riceve.

Voltaire non risparmia niente a nessuno. Nelle sue definizioni si legge tuttavia un certo ottimismo: il mondo non è un perfetto, però è perfettibile, l’uomo è tendenzialmente maligno, però l’umanità è sostanzialmente buona, il filosofo sproloquia sull’idea del bello ma si rende conto, alla fine, che il bello è relativo.
Si tratta di aver fiducia.
Ambrose Bierce definisce così l’ottimista: «Sostenitore della dottrina secondo cui il nero è bianco.»

Le sue definizioni sono di un cinismo quasi insostenibile. Il problema è che il cinico «è una canaglia, di vista difettosa, che vede le cose come sono e non come dovrebbero essere».
Come sono, quindi, le cose?

Ambrose BierceAborigeni.
Gente di scarsa importanza, ingombrante le terre di un paese di recente scoperta. Ben presto smette di ingombrarle: le fertilizza.

Assurdità.
Affermazione o credenza manifestatamente in contrasto con la nostra opinione.

Cervello.
Organo con cui pensiamo di pensare. Distingue l’uomo che che si accontenta di essere qualcosa da quello che desidera fare qualcosa. Nella nostra civiltà, e sotto la nostra forma di forma di governo repubblicana, il cervello è tenuto in così alta considerazione da essere ricompensato con esonero dalle cariche pubbliche.

Commercio.
Sorta di transazione in cui A ruba a B i beni di C, e per rifarsi B sottrae a D il denaro appartenente a E.

Dilettante.
Pubblica calamità. È uno che scambia il gusto con la peripezia e confonde la sua ambizione con la sua capacità.
Felicità.
Gradevole sensazione procurata dalla contemplazione della sventura altrui.

Patriottismo.
Combustibile a poco prezzo buono per la torcia di ogni ambizioso che voglia dare lustro al suo nome. Nel famoso dizionario del dottor Johnson, il patriottismo è definito come l’ultima risorsa delle canaglie. Con tutto il rispetto per un collega lessicografo illuminato (ancorché minore), vorrei suggerire che è la prima.

Ritorsione.
La roccia su cui è edificato il tempio della legge.

Giancarlo Buzzi, nella introduzione all’edizione italiana del Dizionario del Diavolo (Baldini e Castoldi Dalai editore, 2005), rassicura che Ambrose Bierce, in realtà, fu un uomo “buono, gentile, generoso, sensibile e partecipe della sofferenza dei coabitanti la terra” vestito con “i panni del cattivo, crudele, spietato, cinico, ingeneroso”.
Forse è vero, forse Bierce era una persona ancora più ottimista e fiduciosa di Voltaire, ma si è resa conto che il tempo dell’ottimismo apparteneva al passato.

7 pensieri su “Due dizionari

  1. ah, qui mi hai sorpreso, distinguendo tra i dizionari del significato e quelli dell’uso… io penso che tutti i dizionari debbano riportare solo l’uso. è per questo che li stampano, ristampano, nuova edizione, etc. è solo l’uso che cambia la lingua e, quindi, il significato. (scusa per l’ortodossia)

  2. Vabbè, dai: è una introduzione, un modo per introdurre Voltaire e Bierce. Mi concederai che il Devoto-Oli è lettura più noiosa del Dizionario del Diavolo, spero? 😉

  3. Voglio comunque abbozzare una risposta seria.
    Il significato non è l’uso, anche se, da “wittgensteiniano”, riconosco un legame tra uso e significato. Non tutti gli usi determinano il significato: ci sono gli errori, le forzature, le licenze poetiche.
    Inoltre, non tutti i significati “da dizionario” riguardano l’uso: per tutti gli impieghi e le applicazioni c’è l’enciclopedia.

  4. il primo punto è interessante: secondo me gli errori, le lincenze poetiche, etc. possono essere individuati attraverso l’analisi statistica dell’uso, che è poi quello che fa il dizionario. nel senso che analizzando quanto, e quando, un termine è utilizzato, si scoprono gli usi, ma anche i mis-usi (come di dice?:-)), e le licenze consapevoli.

    sul secondo punto: il dizionario non darà gli esempi e gli impieghi, ma la definizione che costruisce non è altro che la sommatoria di esempi ed impieghi. non credo che, quando si trova una definizione, si faccia altro che quello

    ciao,
    nullo

  5. la definizione che costruisce non è altro che la sommatoria di esempi ed impieghi

    Cosa intendi con sommatoria? Perché sommatoria io lo intendo come accumulo, e le definizioni, se proprio fanno qualcosa con gli esempi, li sintetizzano, li riassumono in una legge generale.
    Che il pontile sia una “struttura che si protende dalla sponda in direzione dei fondali maggiori, per consentire l’attracco, di poppa o di prora, a navi di piccolo o medio tonnellaggio” davvero lo si ottiene per semplice sommatoria degli impieghi di questa parola?

  6. Mi sembra che “somma” e “sintesi” abbiamo usi, e quindi anche significati, diversi.
    E poi l’esempio preferito dai filosofi non è 2+2=4 ma 5+7=12 😉

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