Dialogo sulla razionalità (2 di 3)

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 5 mesi 22 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Dialogo diviso in tre parti (vai alla prima parte; vai alla terza parte).

Alpha: Mi sembra di capire che la pensiamo alla stessa maniera.

Beta: Mi sembra essere l’unico modo razionale di pensare.

Alpha: L’uomo, evidentemente, è razionale solo a tratti.

Beta: Se non sbaglio, la cosa ha una spiegazione, se mi passi il cortocircuito logico, razionale.

Alpha: Cosa intendi dire? Che è razionale essere irrazionali?

Beta: Immagina il seguente gioco: ti viene presentata una serie di calcoli, ad esempio 563×5=2830 e 45+12=70, e devi dire se il risultato è corretto oppure sbagliato. Hai mezz’ora di tempo per dare più risposte possibili. Per ogni risposta giusta guadagni 10 €. Tutto chiaro?

Alpha: Sì

Beta: Bene. Abbiamo due giocatori: A e B. Il primo esegue i calcoli, il secondo, invece, risponde istintivamente. Diciamo che A risponde correttamente nel 100% dei casi (sono generoso: qualche errore, dopo mezz’ora passata a fare calcoli, può capitare), mentre B, che non riflette ma agisce d’istinto, risponde correttamente nel 50% dei casi (anche qui sono generoso nei confronti del razionalista: affidarsi all’intuito non significa decidere casualmente).

Alpha: Inizio a capire dove vuoi arrivare.

Beta: Diciamo che A impieghi, in media, un minuto per rispondere, mentre B solo 20 secondi. Alla fine del gioco chi avrà guadagnato di più?

Alpha: Dunque, A avrà risposto a 30 domande, guadagnando quindi 300€. B avrà risposto a 90 domande, indovinandone 45: per lui, la vincita è di 450€.

Beta: Come vedi, ha guadagnato di più B. Se A è davvero una persona razionale, deciderà di cambiare tattica. In poche parole: in questo caso è razionale essere irrazionali, o è irrazionale essere razionali.

Alpha: Però ti sei scelto delle regole molto particolari: se le risposte possibili fossero state più di due (magari introducendo la percentuale di errore), o se non ci fossero stati limiti di tempo, il risultato sarebbe stato molto diverso.

Beta: Il mio voleva essere solo un esempio. Comunque, almeno per il tempo, non mi sembra così irrealistico avere i minuti contati. Purtroppo.

Alpha: Questo è vero. Comunque, come applicheresti questo risultato al nostro caso della medicina alternativa?

Beta: È semplice: immagina di avere l’influenza. Senza cure, o con le cure sbagliate, ti aspetta una settimana di febbre, mal di testa, stanchezza eccetera. Curandoti correttamente puoi ridurre la lunghezza della malattia da 7 a 5 giorni, guadagnando ben 2 giorni.

Alpha: Conviene curarsi, quindi.

Beta: Anche qui, dipende. Quanto ti costa acquisire la conoscenza per poter scegliere, con ragionevole sicurezza, quale è la cura migliore? Diciamo un paio di mesi di studio?

Alpha: Ho capito dove vuoi arrivare: per ammortizzare l’investimento fatto mi ci vorranno ben trenta anni. E probabilmente dopo appena una decina dovrò rimettermi a studiare per aggiornarmi.

Beta: Esatto.

Alpha: Però questo vale per il raffreddore: come la metti con le malattie più gravi? Questo tuo discorso vale anche per il diabete, che se non viene curato correttamente può portare alla morte?

Beta: Nel caso del diabete questo mio calcolo non funziona. Eppure…

Alpha: Eppure?

Beta: Quanti diabetici conosci che, per curarsi, si sono presi una laurea in medicina? O hanno comunque studiato approfonditamente il problema?

Alpha: Dipende da cosa intendi con approfonditamente. Non ho il diabete ma, come molte persone, ho problemi di vista e mi sono informato sulle varie tecniche per curare questo mio difetto: i pro e i contro dei vari tipi di lenti a contatto, le operazioni al laser, eccetera. Questo per te è studiare approfonditamente il problema? Il fatto che non sia diventato un oculista non implica certo che affidandomi alla tradizione popolare di mangiare tante carote avrei raggiunto lo stesso risultato!

Beta: Un attimo: mi poni due domande che sono molto diverse. La prima è se considero il tuo non essere diventato oculista una mancanza. Per certi versi lo è: ti sei basato su notizie di seconda mano, senza avere gli strumenti per metterle alla prova.

Alpha: Questo perché mi fido di chi mi ha dato quelle notizie: il mio oculista. E, prevengo la tua domanda, mi fido perché lui se la è guadagnata, perché mi ha dimostrato di essere persona capace.

Beta: Può essere una soluzione. O, meglio, può essere una semplificazione.

Alpha: Semplificazione?

Beta: Sì. Semplifichi il problema, ma non è detto che lo risolvi, perché anche valutare la fiducia è una pratica che brucia risorse.

Alpha: Capisco cosa vuoi dire: è più semplice acquisire le conoscenze per riconoscere un esperto rispetto a diventare io stesso un esperto, ma il costo potrebbe comunque superare il guadagno.

Beta: Esattamente: è tutta una questione di valutare costi e benefici.

Alpha: Quindi non consideri una mancanza la mia fiducia verso l’ottico.

Beta: Esatto.

Alpha: E il secondo problema che avrei sollevato?

Beta: Riguarda le carote.

Alpha: Le carote?

Beta: Le carote. Il fatto che, da un punto di vista razionale, non abbia senso diventare degli esperti e acquisire tutta la conoscenza disponibile su un certo argomento, non implica che tutto vada bene. Per la tua vista, le carote non hanno certo lo stesso effetto di un paio di occhiali nuovi. E il quarzo rosa è un bel soprammobile, ma per problemi di salute meglio andare dal medico – o prendersi una settimana di vacanza.

Alpha: Posso essere sincero? Mentre ascoltavo il tuo discorso sulla razionalità avevo temuto tutt’altra conclusione.

Beta: Se non ti conoscessi bene, questa tua mancanza di fiducia mi offenderebbe.

Alpha: Non sarebbe la prima volta che ascolto, da te o da tuoi amici, critiche al metodo scientifico.

Beta: Stai attento, perché adesso potrei davvero iniziare a offendermi. Non ho mai criticato il metodo scientifico, quando con metodo scientifico si intende l’essenziale abitudine a mettere alla prova le proprie idee e teorie.

Alpha: La tua definizione di metodo scientifico mi sembra forse un po’ troppo generale, ma mi piace.

Beta: Ne sono felice.

5 pensieri su “Dialogo sulla razionalità (2 di 3)

  1. Nella scienza non si può sapere tutto di tutto: anche uno specialista, verosimilmente, non sa tutto della sua materia, ma *si fida* del giudizio di altri specialisti.

    Ma da questa constatazione a concludere che, poniamo, la “medicina alternativa” vale quella “tradizionale” (perché “non si può mai sapere”: si tratta sempre di una questione di fiducia e la fiducia non è mai atto completamente razionale…) ce ne corre!

    In altre parole, la fiducia che si ripone in un medico non vale la fiducia che si ripone in uno stregone: dal primo si hanno garanzie (per esempio, è laureato: altri medici hanno *controllato* la sua formazione), dal secondo no.

    Ciao.

  2. Stai percorrendo una definizione di razionalità un po’ tirata (se l’obiettivo è far soldi, e non risolvere “davvero” i problemi, non è affatto razionale “fare tutti i conti”; se hai una sola vita da vivere, non è affatto razionare “cercare di diventare esperto di tutto”).

    Un esempio migliore di “razionalità dell’irrazionalità” l’avevo letto da Aaronson (l’avevo tradotto qui).

  3. Nel caso dei calcoli è possibile anche una “terza via”: identificare subito i calcoli di cui si può stabilire l’errore in fretta grazie a conoscenze elementari (come nei due calcoli proposti, in cui il prodotto di due numeri dispari non può essere pari, e la somma di un numero pari e uno dispari non è pari) e andare “a caso” nei casi “dubbi”.

    Trasportando l’esempio nel caso della medicina “alternativa”, non è necessario essere un esperto per scartare soluzioni che contrastano con principi elementari della scienza (cfr. omeopatia), basta conoscere, appunto, questi elementi di scienza di base (ad esempio le nozioni di concentrazione e di distillazione).

  4. @Lorenzo: Il problema della fiducia è affrontato solo di sfuggita nel dialogo. È un po’ un peccato, perché è un tema interessante.
    Cosa significa aver fiducia in qualcuno?

    @hronir: Sì, la partenza del dialogo è una concezione ipertrofica di razionalità, alla mister Spock, per capirci.
    A volte è divertente ragionare su queste concezioni estreme (la mia ambizione è che sia anche interessante e magari utile, ma mi accontento del divertente).
    Per l’esempio del calcolo: è appunto quello il problema, che è razionale non usare la razionalità ma agire d’istinto.

    @Kirbmarc: Interessante strategia: non ci avevo pensato. Significa che a questo gioco guadagneresti più soldi di me.

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