Del perché non mi piace la poesia

closeQuesto articolo è stato pubblicato 6 anni 5 mesi 18 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Non mi piace la poesia.
No, forse esagero: non è che non mi piace la poesia, è che non mi fido della poesia. Il linguaggio poetico, più degli altri, è in grado di trasformare, di alterare la realtà; una alterazione che può proporre nuovi punti di vista dando forza e vigore ad alcuni aspetti altrimenti trascurati. Ma nel far questo la poesia può nascondersi, ed è per questo che non mi fido, perché se la poesia si nasconde, si perde di vista l’alterazione.

Riformulo così l’affermazione iniziale: non mi fido della poesia che non si presenta come tale.
Un esempio: leggo la seguente frase:

Il seme è già albero. Il seme è albero che sogna un terreno fertile per potere crescere.

Il contesto di queste affermazioni, qui, non ha molta importanza; l’importante è che “il seme è già albero” e “albero che sogna un terreno fertile” sono immagini poetiche – sul cui valore poetico non mi pronuncio – che inchiodano il discorso. Puoi rispondere qualcosa di fronte a un seme che, già albero, sogna un terreno fertile? Non c’è più spazio per il dialogo qui. Per questo non mi piace la poesia; ma riconosco che il problema non è della poesia, ma dei cattivi pensatori che di credono poeti.

11 pensieri su “Del perché non mi piace la poesia

  1. Vogliamo scavare ancora un poco più a fondo? Non è la poesia a darti problema: sono i concetti che essa esprime, certi concetti che essa esprime che ti danno fastidio, a cui non vorresti pensare, e quindi preferisci non pensare, non fidarti, rifiutarli in blocco.
    Un seme di quesrcia, una ghianda, è già una quercia in diversa forma: dalle acqua, dalle terreno ed estenderà rami e foglie. Sono i rami e le foglie che fanno la quercia? No, è l’essere quercia, e l’essere quercia è già tutto lì.
    E’ l’avere gambe o braccia che ti fa essere uomo?
    Dà all’embrione un grembo fertile e crescerà. Quello che è è già tutto lì.
    Capisco che sognare possa essere un’immagine ardita. Desiderio potrebbe essre migliore? Come dire di qualcosa che ci spinge a trasformare noi stessi? Quali altre parole usare?
    E, in fondo, cosa ne sappiamo dei sogni degli alberi?
    Specie se abbiamo paura delle parole che potrebbero farci cambiare.

  2. Benché apprezzi la poesia, come diresti tu “presentata bene” e “al posto giusto”, comprendo la diffidenza, e direi che sono sostanzialmente d’accordo con la frase finale. Io la percepisco più come “fuffa retorica” ma direi che il concetto è quello.

  3. @Berlicche:

    … concetti… che ti danno fastidio, a cui non vorresti pensare, e quindi preferisci non pensare, non fidarti, rifiutarli in blocco.

    Il mio rifiuto è così netto che ho dedicato parecchi post all’argomento…

    Sono i rami e le foglie che fanno la quercia? No, è l’essere quercia.

    Una quercia è una quercia e non un platano o un contratto di affitto perché possiede l’essenza della quercia. Con una ontologia così, non facciamo molta strada.

    Dà all’embrione un grembo fertile e crescerà. Quello che è è già tutto lì.

    “Quello che è è già tutto lì” suona un po’ di determinismo e riduzionismo.

  4. Un agnellino è l’arrosto di Pasqua, ma in diversa forma. Dagli un colpo alla testa, scuoialo, aggiungi patate e un’ora e mezza in forno 180 °C e quello diverrà appetitoso. Sono forse le patate o il rosmarino a fare l’arrosto di Pasqua? No, è l’essere agnello, poiché al posto delle patate si possono usare carote o funghi, l’alloro e l’aglio invece del rosmarino. Quindi l’arrosto di Pasqua è già tutto nell’agnello.

  5. come ben sai, sono in prima linea contro i pensieri espressi in modo volutamente ingannevole e oscuro. se la poesia vuole essere poesia la posso apprezzare, ma se la filosofia usa un certo linguaggio, allora l’unica è accendere un fuoco e gettare tra le fiamme sia il libro sia l’autore. e non parlo metaforicamente.

    detto questo, mi chiedo: se una ghianda è già una quercia, visto che lo diventerà; e se un embrione è già un essere umano, visto che lo diventerà; perché non pensiamo mai che tutti noi siamo già dei cadaveri, visto che lo diventeremo, e seppellirci tutti? tanto siamo già morti!

  6. Lo so bene che rifiuti in blocco. Appunto. Ciò si chiama, in gergo tecnico, un pre-concetto.
    L'”essenza della quercia”. E cosa è quest’essenza della quercia, che non hanno nè il platano nè il contratto? E questa essenza, la ghianda ce l’ha?
    Se suona come determinismo, forse è perché quale albero venga fuori da un seme è scritto, determinato nel seme. Conosci una maniera per cui un seme sia indeterminato? Con riduzionismo sarebbe interessante capire cosa intendi, io francamente non ci riesco.
    Faccio notare al signor Onanis, ta, che un arrosto di agnello senza agnello è difficile da ottenere. E che per diventare arrosti, in ogni caso, occorre un intervento esterno. Per esser un Aristotele direi che c’è una cerca mancanza di logica.
    Ringrazio alex per le generose intenzioni. Però faccio notare che io da parte mia sono ben vivo e quindi non cadavere. Se lui è già morto, come appare dal commento, consiglio di seppellirlo.
    In ogni caso mi auguro sia un cadavere d’uomo, non di quercia o d’agnello.

  7. @Alex: tendo ad avere un po’ più liberale di te: nel fuoco metterei solo il libro.

    @berlicche:

    cosa è quest’essenza della quercia

    Prima di chiedersi che cosa sia l’essenza, occorrerebbe chiedersi se esiste.
    Un seme è indeterminato nella misura in cui può diventare una moltitudine di alberi diversi, a seconda delle condizioni nelle quali crescerà (o non crescerà).

  8. Faccio notare al signor Berlicche, cca, che un albero di quercia senza acqua, terreno, aria e sali minerali è difficile da ottenere. E che per diventare alberi, in ogni caso, occorre materia esterna. Quindi l’agnello di pasqua è come l’albero di quercia, stando alla logica del signor Berlicche. E proprio in quanto Berlicche vi sono mancanza di realismo e parecchi sofismi.

  9. Sono lieto di notare che diverse persone leggono sia L’estinto, sia Berlicche! Poi si dice che non c’è dialogo tra culture diverse.

    Però il dialogo c’è anche e soprattutto grazie a quello che Ivo chiama linguaggio poetico: sugli argomenti che si risolvono con qualche sillogismo non vedo come si possa dialogare. Ben venga dunque il linguaggio poetico, e pure i sofismi: io, per esempio, volevo fare un articolo intitolato Quante storie per novantaquattro grumi di cellule.

  10. @Galliolus: :

    io, per esempio, volevo fare un articolo intitolato Quante storie per novantaquattro grumi di cellule.

    Avrei letto volentieri questo articolo. Non so se lo avrei capito, ma lo avrei letto 😉

Lascia un commento