Coscienza e emozioni

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 6 mesi 12 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Apprendo da Avvenire che Vincenzo Tagliasco è titolare della prima cattedra italiana di Coscienza ed emozioni. Commentando l’edizione italiana di Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza (Raffaello Cortina Editore, 2007) dello psicologo Benjamin Libet, l’esimio professore avrebbe detto:

L’essere umano non è il suo cervello, ritenere che lo sia comporta una fallacia.

Affermazione lapalissiana e sostanzialmente inutile. Forse Avvenire non è il luogo migliore, ma sarebbe bello se Tagliasco andasse oltre questa banale osservazione e dicesse anche cosa è l’uomo, oltre al cervello.
In ogni caso, le ricerche di Libet sulla temporalità della coscienza sono forse avventate e filosoficamente ingenue, ma di sicuro non pensa che l’uomo sia il suo cervello.
Verso la fine dell’articolo è possibile leggere un’altra dichiarazione di Tagliasco:

Il rischio – da me direttamente sperimentato, sia con i miei figli, sia con i miei allievi – è che gli studenti facciano propria una visione semplificata dell’uomo, in cui le neuroscienze pretendono di avere già spiegato tutto, mentre moltissimo resta ancora da chiarire.

Sicuramente va letta in un contesto più ampio, però così, come citata dal quotidiano, sembra tanto una fesseria.

Infine, una considerazione: come mai, per commentare i risultati di studi scientifici, si sentono solo filosofi (oltre a Tagliasco, Avvenire riporta dichiarazioni di Mario De Caro e Vittorio Possenti). Uno psicologo non si riusciva proprio a trovarlo?

Post Scriptum – 11/5/2008

Vincenzo Tagliasco non c’è più. Alla famiglia vanno le miei più sincere condoglianze.
In questo momento, il mio rimpianto più grande è di averlo citato solo in questo breve e raffazzonato articolo, che sicuramente non gli rende giustizia.

6 pensieri su “Coscienza e emozioni

  1. Ivo Silvestro ritiene che l’affermazione che “L’essere umano non è il suo cervello, ritenere che lo sia comporta una fallacia” è
    “affermazione lapalissiana e sostanzialmente inutile”.
    Bennet e Hacker, un neuroscienziato e un filosofo del linguaggio hanno dedicato a questo tema un testo di oltre 400 pagine, pubblicato nel 2003: Philosophical Foundations of Neurosciences. In tale saggio, vengono riportate le testimonianze di numerosi e prestigiosi neuroscienzaiti che ritengono che l’essere umano si identifica con il suo cervello. Essi definiscono tale fallacia come “fallacia mereologica”. Esistono parecchie recensioni e commenti a tale testo, anche in italiano, reperibili su Internet.

  2. Insisto nel definire quella affermazione lapalissiana e inutile. Lapalissiana in quanto scontata: è banale che l’uomo non sia il suo cervello, inutile in quanto non offre alcun vantaggio: sarebbe interessante rispondere alla domanda: se l’uomo non è il cervello, allora che cosa è?
    Non conosco il testo di Bennett e Hacker, ma o i numerosi neuroscienziati sostengono qualcosa di leggermente diverso (ad esempio che la sede della personalità o dei processi psichici è il cervello), oppure sono, appunto, molto ingenui sui aspetti filosofici delle loro ricerche. Ma questo non cambia il discorso: non mi sento di definire “la terra è rotonda” una affermazione non lapalissiana semplicemente perché alcune persone la credono piatta.
    Infine, se non erro la fallacia mereologica non si riferisce (soltanto) alla identificazione dell’uomo con il cervello, ma più in generale all’attribuire ad una parte le proprietà che sono proprie dell’intero. Cartesio e Damasio ricadono dunque entrambi nella fallacia mereologica, anche se la res cogitans di Cartesio non è il cervello.

    Ad ogni modo, il mio breve testo non era tanto una critica alle affermazioni riportate, quanto all’articolo e al modo decisamente approssimativo di presentare dibattiti ben più ampi e articolati.

  3. Ivo Silvestri sei un povero [censura], come ti permetti di contraddire Vincenzo Tagliasco, uno dei pionieri di queste ostiche terre inesplorate nonchè una fervida luce che illumina tutt’ora questi argomenti così ancora avvolti nelle nebbie dell’ignoranza?
    Chi sei, eh diccelo forza, chi sei?
    Ti sembra che sia lapalissiano che la terra sia rotonda? Lo sarà per te ma ci sono voluti 4000 anni di storia umana per arrivarvi…
    Prima di criticare l’operato di altri devi ancora studiare e studiare molto, ci vuole conoscenza, molta conoscenza solamente per avvicinarsi, figuriamoci per confutare, menti del calibro di Tagliasco.

  4. Caro Allievo di Tagliasco, scusa se ho censurato il simpatico epiteto che mi hai riservato, ma non mi piacciono le volgarità gratuite, e scusami anche se non rispondo alle tue osservazioni, ma non so quanto possa essere proficuo un dialogo con una persona che non riesce neppure a trovare la pagina “Chi sono?” e sbaglia a scrivere il mio cognome.
    Salutami il maestro, che spero possa contare anche su altri allievi.

  5. brutta questa tua polemica con Tagliasco.
    parafrasando il suo pensiero potrei dirti che “un uomo non è solo quelle poche frasi che emergono dai giornali”. forse per onestà intellettuale avresti dovuto informarti meglio sul suo pensiero prima di scrivere quest’articoletto.
    ciao
    johnsallas

  6. @johnsallas: In questo momento mi trovo in Liguria, e questa mattina ho appreso che Vincenzo Tagliasco è scomparso da un paio di giorni. La sua auto è stata trovata, abbandonata, in una strada a picco sul mare, e la cosa non lascia presagire nulla di buono. Mentre leggevo questa notizia, mi sono sentito un po’ come Goethe quando apprese che un giovane suicida aveva con se I dolori del giovane Wether… fatte, è ovvio, le debite (e impietose) proporzioni tra me e Goethe, tra il Werther e questo articoletto.
    L’anno scorso ho quasi incontrato Tagliasco a Mosaico Scienze: dovevo andare al suo intervento, ma poi ho avuto altri impegni. Chissà, magari ci saremmo potuti chiarire (sempre che si ricordasse di questo insignificante blog), e avrei potuto spiegargli quello che per me era chiarissimo ma che non ho saputo spiegare bene; ossia che la mia critica non era tanto alle sue affermazioni, quanto al modo che certa stampa ha di presentare certe ricerche.
    Sono tentato di cancellare questo post. Non credo lo farò, però sono tentato.

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