Comprensione

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 4 mesi 11 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il filosofo tedesco Wilhelm Dilthey (nato nel 1833 e morto nel 1911) è noto, nei manuali di storia della filosofia, per la contrapposizione tra spiegazione e comprensione: all’interno del suo vasto progetto di critica alla ragion storica, le scienze umane si differenziano dalle scienze naturali proprio in questo: le prime comprendono, le seconde spiegano; le prime ricorrono ai concetti di valore e di significato, le seconde invece si limitano a cause e conseguenze; le prime richiedono una conoscenza interna dei fenomeni, le seconde una conoscenza esterna.
Dilthey aveva, forse per reazione al positivismo, una concezione sterile e un po’ stereotipata della scienze naturali. Tuttavia la distinzione tra spiegazione causale e comprensione è corretta: comprendere un fenomeno non è e non può essere scoprirne ed elencarne le cause e le conseguente. Comprendere non è dissezionare.
Per caratterizzare la comprensione è forse sufficiente introdurre il concetto di punto di vista: comprendere vuol dire affrontare il fenomeno da più punti di vista, accerchiarlo, osservarlo in tutte le sua ramificazioni di significato.
Comprendere è girare intorno, non limitarsi ad un sono approccio ma descrivere in più modi possibili. Comprendere è dire tutto e il contrario di tutto, senza temere la contraddizione anzi cercandola come preziosa chiave di accesso.

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