La neve è bianca

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 2 mesi 19 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Alla pensione Segantini di Savognin, in Svizzera, due ospiti si svegliano presto e si incontrano nella Frühstücksraum, la sala adibita al consumo della prima colazione.

Sofia: Buongiorno! Oggi è proprio una bellissima giornata!

Giovanni: Già, proprio una bellissima giornata: non c’è neppure una nuvola all’orizzonte. Oggi dovrebbe essere una giornata fruttuosa, se il tempo regge.

Sofia: Speriamo che regga, caro signore: oggi ho intenzione di fare una lunga passeggiata. E lui è qui per camminare o per sciare?

Giovanni: A dire il vero, non sono venuto qui per sciare o per camminare. Ho un altro hobby, al quale mi sono dedicato da poco: la pittura.

Sofia: Interessante. Posso chiederle cosa sta dipingendo?

Giovanni: Savognin sotto la neve.

Sofia: Non vedo l’ora di dare un’occhiata alla tela. Adesso la saluto: voglio iniziare la passeggiata al più presto! Arrivederci.

Giovanni: Arrivederci.

La mattina successiva, sempre nella Frühstücksraum.

Sofia: Buongiorno.

Giovanni: Buongiorno.

Sofia: Ieri il tempo è stato stupendo tutto il giorno: per me è stata una giornata fantastica. E lei, è riuscito a dipingere.

Giovanni: Purtroppo no, cara signora: per me è stata una giornata terribile. Non credevo che un paesaggio invernale riservasse tante insidie!

Sofia: Mi spiace. Che tipo di insidie ha incontrato?

Giovanni: Se qualcuno le chiedesse di che colore è la neve, lei che cosa risponderebbe?

Sofia: Dipende da chi me lo chiede.

Giovanni: Come sarebbe a dire “dipende da chi me lo chiede”? Il colore mica è una opinione personale, con la parziale eccezione dei daltonici, ovviamente. Lei è daltonica? Ma in ogni caso non avrebbe importanza: la neve non è verde o rossa!

Sofia: Il colore non è una opinione personale, sono d’accordo: grosso modo, tutti rispondono alla stessa maniera, e quando qualcuno fornisce risposte radicalmente differenti, o non ha capito bene la domanda oppure lo si manda dal medico.

Giovanni: E allora perché ha risposto “dipende da chi me lo chiede”?

Sofia: Perché le domande non possono mai essere generali, assolute: sono sempre poste in un contesto, e la risposta dipende dal contesto.

Giovanni: Lei ha voglia di scherzare! Io sono un chimico, sono abituato a lavorare con i colori delle sostanze e l’idea che la neve sia bianca o il solfato di rame sia verde a seconda del contesto mi farebbe rabbrividire.

Sofia: Non scherzo assolutamente. Se è così sicuro che la neve sia sempre e comunque bianca, mi può spiegare i problemi che ha incontrato ieri, nel dipingere Savognin sotto la neve?

Giovanni: Ho iniziato a dipingere il cielo: un azzurro molto intenso. Poi sono passato alle montagne: il bianco puro non funzionava, l’effetto era brutto, irrealistico. Allora ho provato con sfumature di grigio.

Sofia: E il risultato come è stato?

Giovanni: Ho dovuto buttare la tela.

Sofia: Mi spiace. Ma perché ha provato il grigio?

Giovanni: Per rendere le ombre. La neve in ombra è più scura di quella illuminata dal sole, e quindi è più grigia.
Sofia: Quando ieri le ho chiesto che cosa intendeva dipingere, e lei ha risposto “Savognin sotto la neve”, non immaginavo che intendesse davvero dipingere Savognin.
Giovanni: Credeva fossi un bugiardo?

Sofia: Assolutamente no. Credevo volesse dipingere un paesaggio.

Giovanni: Esatto, un paesaggio: Savognin sotto la neve. Non capisco quello che sta dicendo.

Sofia: Lei è convinto che il paesaggio di Savognin sotto la neve sia la stessa cosa di Savognin sotto la neve?

Giovanni: Mi sta prendendo in giro?

Sofia: Guardi il piatto che ha appoggiato sul suo tavolo. Di che forma è?

Giovanni: È rotondo, un cerchio.

Sofia: Esatto, il piatto è rotondo. E lei lo vede rotondo. Ma se volesse dipingerlo, di che forma dovrebbe dipingerlo?

Giovanni: È ovvio: come un’ellisse. La prospettiva lo schiaccia.

Sofia: Esatto: il piatto è un cerchio, lei lo vede come un cerchio ma lo dipinge come un’ellisse. Lei non dipinge il piatto, e non dipinge quello che vede, bensì l’aspetto.

Giovanni: L’aspetto?

Sofia: Esattamente. Per tornare al suo dipinto: se lei vuole davvero dipingere Savognin, deve rendere l’aspetto, il paesaggio. Si dimentichi di Savognin, si dimentichi anche di quello che vede, perché vedrà la neve bianca e le ombre scure. Cerchi l’aspetto, il paesaggio.

Giovanni: Ci penserò.

La settimana successiva, sempre nella Frühstücksraum.

Giovanni: Buongiorno. Ho seguito il suo consiglio, ho cercato l’aspetto. Per dipingere la neve ho usato l’azzurro, il giallo, il rosso… E il risultato è ottimo.

Sofia: Sono felice nel vederla così soddisfatto. Posso vedere il suo dipinto?

Giovanni: Certamente. Eccolo qui:

Giovanni Segantini, Savognin sotto la neve (1890)

Giovanni, senza saperlo, ha ridipinto un celebre quadro del suo omonimo Giovanni Segantini. I misteri dell’arte.

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