Aperitivi filosofici

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 8 mesi 17 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Un piccolo esperimento mentale: prendere i due termini della contrapposizione mente – corpo e provare a cortocircuitarli, immaginando le opere filosofiche come delle pietanze più o meno prelibate.
Dal metaforico cibo per la mente al letterale cibo per il palato: non è difficile vedere in un’opera di Nietzsche un piatto molto speziato e nella Critica della Ragion Pura di Kant un lungo e impegnativo banchetto ricco di portate. Un’opera filosofica banale e superficiale sarà uno scontato piatto di pasta in bianco, che per quanto buono possa essere non lascia alcun ricordo, altri libri ancora saranno piatti disgustosi, come una bistecca stopposa o una minestra rancida.

Questo esperimento mentale può risultare utile per comprendere alcuni testi filosofici divulgativi: Il maiale che vuole essere mangiato di Julian Baggini, Il caso Wassermann e altri incidenti metafisici di Roberto Casati e Il lancio del nano di Armando Massarenti.
Contrariamente ad altre pubblicazioni filosofiche, non si tratta di saggi semplificati, di ragionamenti alleggeriti: non sono, per tornare all’esperimento mentale, di scialbe portate da “cucina internazionale” che, non potendo accontentare tutti i palati, si accontenta di deluderli tutti in egual misura. Baggini, Casati e Massarenti non propongono fegato alla veneziana ma con poche cipolle, che alcuni non le digeriscono, o del delizioso pesto però senza aglio altrimenti non si ha l’alito fresco.
I loro libri sono degli aperitivi: una ricca serie di assaggi che, per quanto in versione ridotta, lasciano intatto tutto il sapore delle pietanze. Soprattutto, invitano e, per certi versi, preparano ad assaporare un pranzo completo.
L’obiettivo è catturare l’attenzione del profano senza annoiare l’esperto, riuscendo a fornire a entrambi spunti di riflessione e utili indicazioni su eventuali approfondimenti.

Julian Baggini propone cento piccoli racconti, spesso surreali, seguiti da una breve analisi. Il libro è godibilissimo anche saltando le osservazioni di Baggini, e leggere a voce alta alcuni di questi racconti può essere un buon metodo per innescare discussioni.
Il titolo del libro si riferisce a Priscilla, un maiale il cui più grande desiderio è essere mangiato, lasciando così al vegetariano la possibilità di assaporare un bel piatto di porchetta.

Il libro di Massarenti raccoglie i suoi interventi sul supplemento domenicale del Sole24ore: anche qui abbiamo brevi riflessioni filosofiche, su temi soprattutto etici e sociali, spesso innescate da un qualche fatto di cronaca. E proprio la brevità e il riferimento all’attualità, veri punti di forza della rubrica di Massarenti, diventano invece i punti deboli del libro: spesso il richiamo all’attualità si perde e si vorrebbe leggere qualcosa di più. Le riflessioni rimangono comunque interessanti e, filosoficamente parlando, più sostanziose di quelle proposte da Baggini.
Il titolo si riferisce alla curiosa “attività sportiva” che prevede il lancio di un nano, ovviamente consenziente.

Roberto Casati propone invece una serie di racconti filosofici o, invertendo i termini, di filosofia raccontata. È, purtroppo, difficile non pensare a Jorge Luis Borges; purtroppo per Casati perché, per quanto abile egli possa essere, non potrà che deludere se il riferimento è lo scrittore argentino. Paragoni a parte, alcuni racconti di Casati sono, se così si può dire, troppo metafisici: la componente filosofica è troppo pesante e soffoca quella narrativa, trasformando un potenzialmente bel racconto in un saggio incompleto.
Nel complesso, Il caso Wassermann e altri incidenti metafisici merita, secondo me, una lettura.

Sul libro di Massarenti, ha scritto anche Francesca Rigotti, mentre del libro di Casati ne parla Carlo Scognamiglio.

2 pensieri su “Aperitivi filosofici

  1. Oggi è la giornata delle richieste recensionistiche.

    Mi dicono – ma chi lo dice è un babbano, laureando in materia umanistica non meglio precisabile – che pure Savater proceda con aneddoti e narrative simili.
    Ti risulta?
    Non l’ho mai letto.
    ciao! Eno

    Ps: In tema di autori dalla penna felice, hai mica letto la fidanzata automatica di Ferraris?

  2. Di Savater ho letto solo il dizionario filosofico (interessante, ma più sociale e politico che filosofico). Altri suoi libri non ne ho letti (forse qualche articolo, ma non ricordo).

    La fidanzata automatica l’ho iniziato ma non finito: ben scritto e ricco di spunti interessanti (è anche questo una requisitoria contro il relativismo postmoderno, tema portante di tutti i suoi ultimi libri…).

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