Analfabetismo di ritorno

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 4 mesi 14 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Maurizio Ferraris ha ragione: stiamo assistendo a una esplosione della scrittura.
Il telefono, strumento di comunicazione orale, è diventato telefonino, ossia una macchina da scrivere. I giornali tradizionali, se spariranno, non sarà a causa della televisione, ma di internet e della cosiddetta Free Press, i giornali leggeri e gratuiti da leggere in metropolitana, cioè da altra scrittura. Internet è piena di scrittura, di testi scritti, di archivi; persino i filmati e le musiche sono circondati da testi.
Tutti scrivono. Tutti sono scrittori

Il problema è trovare i lettori.
Maurizio Ferraris, Sans Papier Quanti sono i lettori? Quante persone leggono per intero quanto un altro ha scritto? Tutti i testi pubblicati sui blog hanno i loro lettori? Anche i testi più lunghi e noiosi hanno almeno un lettore che, con pazienza, si legge tutto dall’inizio alla fine? Gli articoli su quotidiani e riviste? Gli articoli scientifici vengono letti per intero, o ci si accontenta dell’abstract e si segnano (cioè si scrivono) da qualche parte gli argomenti?
Secondo Ferraris il lettore non è un problema: i testi sono essenzialmente registrazioni, non comunicazioni, e se una comunicazione richiede un destinatario più o meno specifico ma comunque attuale, una registrazione funziona benissimo anche con un lettore virtuale e indefinito: la registrazione è lì, prima o poi qualcuno la leggerà.
Virtuale e indefinito, ma pur sempre un lettore: se nessuno legge anche gli archivi non funzionano (e su questo ha ragione Platone, da Ferraris tanto bistrattato).

Un piccolo esempio che riguarda proprio una registrazione tanto cara a Ferraris. Sui moduli per scegliere la destinazione del proprio TFR è scritto, proprio sotto lo spazio per la firma:

Una copia del presente modulo è controfirmata dal datore di lavoro e rilasciata al lavoratore per ricevuta.

Nessuno aveva notato questa scritta. Nessuno dei miei colleghi (almeno della decina che ha già consegnato il modulo) e, soprattutto, non l’aveva notata neppure la persona che si occupa della gestione del personale.

5 pensieri su “Analfabetismo di ritorno

  1. “Anche i testi più lunghi e noiosi hanno almeno un lettore che, con pazienza, si legge tutto dall’inizio alla fine? “… ebbene si tua moglie 🙂 … che poi la interroghi… 😉

  2. ( Vedo ora il post, ero assente il spiritu per alcuni giorni )
    Graziosa ed efficace punzecchiatura quella col Tfr, mi pare proprio che ci vuole! 🙂
    Non ho capito da dove Ferraris- che ho sentito briosissimo l’anno scorso dal vivo- piglia l’idea che la scrittura non ha bisogno di un destinatario: da Derrida o da Searle?
    Forse da entrambi, visto che i due litigano per il monopolio delle spoglie di Austin e Austin aveva la bizzarra idea di trattare la promessa ignorando il promissario.
    ( Meglio: non lo menziona come importante, ma non dice espressamente che non conta )
    Fatto sta che anche a me suona strana.
    Siamo poi davvero sicuri che l’esplosione della scrittura sia anche una tendenza a esautorare l’importanza del non scritto? E’ a questo che la tesi di Ferraris implicitamente mira.
    Ferraris si chiedeva durante quella conferenza: quando smette di esistere uno stato? e si rispondeva citando -male- Heidegger: quando cessano i suoi archivi.
    E’ una risposta che mi puzza.
    Se io dissolvo la Polonia e distruggo l’anagrafe, o sciolgo un partito al vertice, resteranno pur sempre le comunità/i comuni e le sedi locali.
    Queste non hanno bisogno di documenti per riconoscersi come tali! Una piccola comunità è basata su relazioni dirette a persone concrete, attuali e non virtuali.
    Magari non potevo dire nel 1998 che esisteva ancora il PSI, ma esistevano i socialisti e le loro sedi…
    Il punto cruciale è: ma viceversa senza socialisti esisterebbe un PSI? e senza comunità attuali potrebbe sussistere uno Stato?
    ciao Ivo!

  3. Le analisi di Ferraris hanno il difetto di essere troppo schematiche: considera gli oggetti sociali come se fossero netti e univoci. Non pensa che una nazione (quello che noi chiamiamo comunemente “Polonia” o “Svizzera”) possa essere un insieme di più oggetti sociali solitamente solidali ma occasionalmente distinti, segnatamente durante la guerra. Dov’era la Francia durante l’occupazione nazista, a Londra con De Gaulle o a Vichy con Petain? (a Londra, diciamo oggi, ma non fu una questione di archivi, bensì pallottole).

  4. Dimenticavo: non so da dove Ferraris prenda l’idea di una scrittura senza destinatario. Non sono neppure sicuro che la prenda. Certo è una conseguenza del passaggio da comunicazione a registrazione.
    Un pizzino, splendido esempio di testo che vuole essere comunicazione ma non registrazione, ha un destinatario ben definito e una serie di sanzioni in caso di mancata o errata consegna che non oso immaginare.
    Viceversa, quando i carabinieri trovano i pizzini e li trascrivono, non c’è più un destinatario preciso. I carabinieri sapranno, al massimo, chi sarà il primo a leggere quei testi (il questore, immagino) ma non hanno idea di tutti i possibili lettori, e neanche gli interessa.
    È anche una questione di stile: una lettera personale rispecchia lo scrittore e il destinatario (“come ben sai”, “al solito posto”, “verso casa”, eccetera), una registrazione è invece impersonale, rispecchia un modello (le denunce sono esemplari: “il giorno 15 c.m. in via taldeitali un individuo di età indefinita…”), una cura verso quello che ho chiamato lettore indefinito.
    Tutte queste cose, però, in Ferraris sono appena accennate (in quello che ho letto, in altri scritti, chissà)

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