Verità omeopatiche

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 7 mesi 9 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Mentre in Europa si discute se inserire il riferimento alle radici cristiane nelle costituzioni e statuti vari, il prossimo 17 maggio in Svizzera si voterà per tutelare a livello costituzionale la medicina complementare (o alternativa).

Medicina complementare

Il quesito referendario riguarda l’aggiunta di un nuovo articolo, il 118a:

Art. 118a (nuovo) Medicina complementare
Nell’ambito delle loro competenze, la Confederazione e i Cantoni provvedono alla considerazione della medicina complementare.

Le raccomandazioni di voto dei vari partiti lasciano intendere una sicura approvazione.
Quali saranno le conseguenze?
Il sito internet del comitato di sostegno elenca 5 rivendicazioni:

1. Promozione della medicina integrativa
Medicina accademica e complementare devono collaborare. Per i pazienti, ciò comporta i migliori risultati delle cure.
2. Integrazione della medicina complementare medica nell’assicurazione di base
La medicina antroposofica, l’omeopatia, la neuralterapia, la fitoterapia e la medicina tradizionale cinese (MTC) devono essere integrate definitivamente nell’assicurazione di base, se sono praticate da medici accademici con formazioni complementari dell’FMH.
3. Creazione di diplomi nazionali per terapeuti non medici
Con diplomi uniformi, ufficialmente riconosciuti, è possibile garantire un’elevata qualità delle cure e quindi la sicurezza per i pazienti. I Cantoni conferiscono ai terapeuti muniti di diploma un’autorizza zione a praticare. Il conteggio avviene come finora tramite le assicurazioni complementari private.
4. Conservazione del patrimonio degli agenti terapeutici
La molteplicità degli agenti terapeutici deve essere conservata, affinché i pazienti possano essere curati individualmente anche in futuro. Le possibilità dell’automedicazione non devono essere limitate.
5. Garanzia di studio e ricerca per la medicina complementare
Durante lo studio della medicina, ogni medico deve apprendere le basi dei metodi terapeutici utilizzati da una maggioranza della popolazione. Occorre investire maggiori fondi per la ricerca nel settore della medicina complementare.

In poche parole, le cure antroposofiche, omeopatiche e così via verranno rimborsate dall’assicurazione di base (obbligatoria) e si dovranno istituire delle apposite cattedre universitarie nelle facoltà di medicina.
Una cosa giusta, dal momento che la medicina complementare funziona. O almeno così affermano i sostenitori del progetto:

Lo studio scientifico di valutazione delle medicine complementari […] ha accertato che questi cinque metodi complementari (medicina antroposofica, omeopatia, fitoterapia (scienza delle piante naturali), neuralterapia, medicina tradizionale cinese MTC) sono sufficientemente efficienti, adeguati ed economici.

Lo studio scientifico citato (il PEK: Programm Evaluation Komplementärmedizin) è disponibile in tedesco, ma con un interessante riassunto in italiano, nel quale si legge (grassetti miei):

Nella prima parte sono stati eseguiti esami empirici che permettono affermazioni relative a) alla diffusione dei cinque metodi in Svizzera, b) ai medici che li offrono, c) ai pazienti che vi fanno ricorso, d) ai risultati dei trattamenti ed e) alla situazione dei costi per questi metodi. I punti b, c, ed e sono stati studiati nel confronto con la medicina convenzionale. Per motivi metodologici e per mancanza di tempo tuttavia non è stato possibile eseguire la valutazione del punto d.

Pare che il rapporto sia stato manipolato, e quindi passiamo oltre.
Nelle Spiegazioni del Consiglio federale sul referendum si legge:

Tuttavia, se per la medicina complementare dovessero essere scelti altri criteri o se la prova di efficacia dovesse essere stabilita secondo una procedura diversa da quella applicata alla medicina classica, la legge dovrà essere modificata di conseguenza.

Quello che il Consiglio Federale mette al condizionale, il comitato di sostegno afferma perentoriamente, rifacendosi a una decisione del tribunale federale che non sono riuscito a trovare:

Secondo una decisione del Tribunale federale [DTF 123 V 65 E. 4a del 20. 2.1997], la valutazione non deve limitarsi a un’ottica ristretta alla medicina accademica.

La medicina complementare o alternativa è tale anche per i metodi di valutazione.
I metodi di valutazione della medicina accademica non sono quindi universali, ma particolari, limitati e inapplicabili ad altre pratiche.
In altre parole: la scienza occidentale non è un sapere assoluto, e se non è assoluto è dunque relativo, e quindi occupiamoci un attimo del relativismo.

Relativismo

La scienza occidentale non è un sapere assoluto.
Questa affermazione mi trova sostanzialmente d’accordo. La scienza occidentale ha una sua storia, si è sviluppata insieme (a volte in collaborazione, a volte in opposizione) agli altri fenomeni sociali, politici, religiosi. Sarebbe impossibile comprendere il metodo scientifico senza prendere in considerazione questa storia (il che, sia chiaro, non significa che sia indissolubilmente legata a un particolare contesto sociale, politico o religioso: il termine “storia” indica la possibilità, se non la necessità, di un mutamento).

Anche la logica è relativa.
Prendiamo il modus ponens e il modus tollens:

[(p ⇒ q) ∧ p] ⇒ q

[(p ⇒ q) ∧ ¬q] ⇒ ¬p

Una simile affermazione ha senso soltanto all’interno della nostra cultura. Anzi: a voler essere più esatti, ha senso soltanto tra persone che abbiano effettuato determinati studi.

Questo non significa che il modus ponens o il principio di inerzia siano falsi per chi non ha studiato logica o fisica: sono insensati, non significano nulla. Infatti per spiegare il modus ponens o il principio di inerzia a chi non sa nulla di logica o di fisica è solitamente necessario fare delle più o meno lunghe premesse metodologiche, illustrare lo sfondo di queste conoscenze.
Le quali, in ogni caso, o sono vere o sono false, o funzionano o non funzionano.

In poche parole: il relativismo del significato non implica necessariamente il relativismo della verità. Affermare che un enunciato non ha senso in un determinato contesto non significa affermare che quell’enunciato possa essere vero o falso a seconda del contesto.

Non faccio pertanto fatica a credere che determinate conoscenze della medicina antroposofica non abbiano alcun senso per la medicina accademica e viceversa. Questo però non ha a che fare con la valutazione, in senso ampio, di queste conoscenze. Quando si afferma che ” la valutazione non deve limitarsi a un’ottica ristretta alla medicina accademica” occorre chiedersi seriamente quale altra ottica si dovrebbe adottare.
Nel già citato rapporto PEK, si afferma che per la medicina complementare «i costi di consultazione hanno un’importanza più elevata, mentre i costi per i medicamenti sono più ridotti». In altre parole: rispetto alla medicina accademica si investe di più nel rapporto medico-paziente. Se allargare la propria ottica significa tenere conto di questa peculiarità della medicina complementare, nessun problema. Se invece significa rinunciare a qualsiasi analisi seria sull’efficacia delle cure proposte, allora non si è allargata un’ottica troppo ristretta: si è commesso un imbroglio.

9 pensieri su “Verità omeopatiche

  1. Premesso che sono “occidentale” e non credo nelle medicine alternative vorrei segnalare alle Autorità Svizzere che ho due zii rabdomanti (e nella famiglia tutta una storia di rabdomanti). Pare che anche uno dei miei fratelli “senta” l’acqua. Naturalmente non sono stati fatti test di verifica rigorosi ma esiste un’aneddotica impressionante, solo orale e principalmente in dialetto piemontese.
    Però se poi fate un referendum non prendetevela con me, io non ci credo (sono la pecora nera della famiglia).

  2. Naturalmente gli omeopati saranno tanto onesti da spiegare ai loro pazienti che l’efficacia della cura proposta non è da giudicare con i criteri della medicina accademica, cioè la guarigione o un miglioramento della qualità della vita, ma con altri interessanti criteri tutti da scoprire.

    Sono senza parole.

  3. Una cosa giusta, dal momento che la medicina complementare funziona:

    Scusa, ma non capisco se è una tua affermazione o se stavi citando qualcuno e non l’hai segnalato come il resto, se è un’affermazione tua su che basi la fai?

    Inoltre.. il riassunto che hai citato si contraddice da solo o è una mia impressione?
    Vi si dice di poter fare affermazioni sui risultati dei trattamenti (punto d) e subito dopo dice che ” Per motivi metodologici e per mancanza di tempo tuttavia non è stato possibile eseguire la valutazione del punto d.”, e dunque che non si possono fare affermazioni su questo punto… no?

    P.S.: Il rapporto del PEK è in tedesco, non in inglese 😉

  4. @juhan: Se riesci a trasformare l’aneddotica in uno studio di valutazione della rabdomanzia, sei a posto.

    @Ferrigno: Ovviamente.

    @FilosofoPortatile: Ho sistemato la parte incriminata, effettivamente poco chiara (una citazione era diventata testo normale)

  5. Mi permetto, da consumatore di paracetamolo e da cultore della materia, di far notare una sottigliezza che in genere sfugge (e che a qualche titolo anche in questo caso sembra essere sfuggita ai promotori quanto ai legislatori). Se le considerazioni fatte sull’alterità epistemologica valgono in pieno per omeopatia e medicina antroposofica, esse non sono in realtà cosi’ valide per altre pratiche, come la fitoterapia. La quale, poveretta, viene in genere messa nel fascio delle MNC in buona parte contro la sua volontà storica. Esiste una fitoterapia clinica per la quale l’approccio scientifico è totalmente “occidentale” ed in accordo con la “convenzione scientifica”; la stessa medicina occidentale fino ai primi del secolo scorso utilizzava quasi solo farmaci di origine vegetale.

    O per farla più breve, la fitoterapia non è epistemologicamente fuori dal seminato stesso della medicina “ufficiale”, ma è in genere culturalmente abbinata a discipline che ne stanno fuori.

    Mi sfugge poi il senso logico dei promotori nel definire la fitoterapia come “scienza delle piante naturali”. A meno che Craig Venter non abbia fatto forti passi avanti a mia insaputa una pianta è naturale per se. O no? Per tacere del fatto che quella definizione si applica a qualunque branca del “sapere vegetale”! ;-P

  6. @meristemi: Ti ringrazio per la precisazione sulla fitoterapia – tra l’altro, l’unica disciplina che, nella ricerca condotta, ha presentato qualche effetto collaterale (dimostrazione, secondo me, che non si basa unicamente su aspetti psicologici).

    Immagino che il riferimento alle piante naturali si riferisca alle colture ogm.

  7. Per diretta esperienza personale posso dire che: se non hai niente di serio, hai molto tempo a disposizione, non hai impegni professionali o di altro tipo, riesci a mantenerti rilassato a livello nervoso, puoi curarti con la medicina alternativa.
    Viceversa: se hai qualcosa di serio e conduci una vita da occidentale medio l’unica soluzione efficace è ricorrere ai metodi drastici ed aggressivi della medicina allopatica. Con l’augurio che di nessuna delle due abbiate mai bisogno.

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