Valori in saldo

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 5 mesi 29 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Giacomo Samek Lodovici, sulle pagine di Avvenire, elenca ben otto valori generati dal cristianesimo.
Eccessivo. L’autore avrebbe fatto meglio a limitarsi a uno o due valori, dedicando lo spazio risparmiato ad una seria analisi sul legame tra cristianesimo e i valori elencati (un legame che potrebbe anche non esserci, osserva qualcuno). Così assomiglia un imbonitore da fiera, di quelli che decantano le lodi del proprio prodotto con iperboli da far impallidire un politico. Amareggia leggere il cristianesimo trattato come fosse una padella antiaderente che cuoce in poco tempo formaggio, carne, verdura, pesce, abbrustolisce il pane e tutto questo senza lasciare odore e senza sporcare.

Lodovici riesce persino a superare gli imbonitori: il cristianesimo non solo ha generato la dignità umana, la libertà individuale, la premura verso tutti i malati, la solidarietà verso tutti i poveri, la sollecitudine verso tutte le vittime, la dignità di ogni lavoro, la sensibilità ecologica e la separazione tra religione e politica, ma «se il cristianesimo scompare, i valori che esso ha generato corrono un pericolo mortale». Un po’ come se il venditore, dopo le lodi del prodotto, ci dicesse: se non comprate questa meravigliosa padella, la carne che avete in frigo marcirà.

Più seriamente: che razza di valori sono, se hanno sempre bisogno del cristianesimo per sopravvivere? Un valore dovrebbe bastare a se stesso. Evidentemente per Lodovici la libertà e la dignità umana sono secondari, dei valori in saldo.

28 pensieri su “Valori in saldo

  1. In effetti quanto dici è coerente: il valore dovrebbe sussistere da solo.
    Certo non ho letto l’articolo cui alludi, e non ho motivo di dubitare della tua simpatica analisi padellara.
    Rimane però indubbio che un Valore che la V maiuscola ha un contesto socio-storico in cui cresce e si sviluppa per poi sovravvivere autonomamente.
    E che certi valori – nonostante Ratzinger faccia di tutto per farcelo dimenticare – sono indissolubilmente legati al cristianesimo.

  2. un Valore ha un contesto socio-storico in cui cresce e si sviluppa

    Concordo

    E che certi valori sono indissolubilmente legati al cristianesimo.

    Qui non concordo. O meglio: vorrei sapere quali sono questi valori e cosa intendi con indissolubilmente.
    Pragmaticamente, la coincidenza temporale non è sufficiente: certi valori potrebbero anche essersi sviluppati in opposizione al cristianesimo. Il cristianesimo potrebbe anche aver contribuito allo sviluppo di certi lavori ma non in maniera determinante.

  3. Sono capitato per caso nel tuo blog cercando notizie dell’autore che citi in questo post(di cui non c’è cenno nella “solita” wikipedia). Per questo leggo soltanto ora questo tuo non più recentissimo post. Purtroppo non si riesce (almeno io non ci sono riuscito) ad entrare con successo nei link che hai messo (“pagina non trovata” è stato il risultato, anche copiando e incollando il link in un altro browser). Non ti ho letto molto da capire se ti definisci o meno cristiano, pero’ ti do ragione sul fatto che i cattolici troppo convinti ( anche se, magari, coerenti ) sono spesso anche un po’ testardi (non mi riferisco al giornalista da te citato, perchè fino all’altro ieri non sapevo neppure chi fosse), e mi dispiace se qualcuno si offende. Il cattolicesimo ne ha generato davvero tante, di cose buone ( ma per la separazione tra politica e religione, ammesso che sempre ci sia stata e che sia sempre cosa buona, non mi pare che ci siano da riconoscere meriti alla Chiesa, che in politica di ingerenze ne ha avute eccome ) anche se , purtroppo ha fatto anche del male, in altre epoche , e le leggende nere sulla Chiesa non sono poi così leggende. A livello di vertici ( ripeto, di vertici ) non mi risulta che abbia fatto e faccia tuttora niente per i poveri e per i bisognosi, cosa che invece fanno sacerdoti comuni non porporati (don Mazzi, don Ciotti, Don Benzi ormai compianto , i missionari , Madre Teresa e chissà quanti altri senza notorietà , italiani e non ). Anche io sono del parere che se non ci fosse il cristianesimo la terra sarebbe cento volte piu barbara di quanto sia adesso nonostante il Cristianesimo. Sarebbe la terra dell'”homo homini lupus”. Un po’ di pulizia anche nella Chiesa va fatta, ma guai a debellare il Cristianesimo dal mondo. Pare , del resto, che non si riesca a distruggere la Chiesa: non c’è riuscito Hitler, non c’è riuscita nemmeno essa medesima a distruggersi.

  4. @gio: risposta standard del filosofo: la differenza non è tra chi sa e chi ignora, ma tra chi ignora di non sapere e chi sa di non sapere, e io almeno so di non sapere (i filosofo più abili inseriscono altri passaggi, trasformando la frase in uno scioglilingua più complicato di quello del vescovo di Costantinopoli).

  5. Sara anche stato esagerato, caro Ivo ma forse perchè quando è in gioco la sopravvivenza di riferimenti fondamentali su cui si è impostata tutta loa propria vita è facile esagerare. A volte è più facile fare il critico “politicamente corretto” senza in realtà prendere nessuna posizione. E poi cje i valori debbano sussistere da soli in modo astratto prescindendo dall’uomo che li incarna chi l’ha detto?

  6. @giovanni: Proprio se è in ballo la sopravvivenza dei tuoi riferimenti fondamentali non devi esagerare ma analizzare con lucidità il problema.
    Sull’autonomia dei valori: cosa intendi con “sussistere”? Io mi riferivo al valore di questi valori, al perché dovremmo accoglierli, e un riferimento alla loro origine mi pare insufficiente.

    PS: Curioso come un articolo del 2007 attiri ancora commenti.

  7. Proverò a iniziare con una “provocazione”…

    Un valore dovrebbe bastare a se stesso. Evidentemente per Lodovici la libertà e la dignità umana sono secondari, dei valori in saldo.

    Ovvio che sono “secondari”.
    Che cos’è la dignità umana per “bastare a se stessa”?

  8. @Ivan: E poi dicono che i relativisti siamo noi atei senza Dio 😉
    La dignità umana, come valore, mi sembra perfettamente autonoma: in un ragionamento morale, posso inserirla come motivo di rifiuto o di accettazione senza doverla giustificare o dedurre da altri fatti o valori.
    Ma forse nella domanda si intendeva altro…

  9. La dignità umana, come valore, mi sembra perfettamente autonoma: in un ragionamento morale, posso inserirla come motivo di rifiuto o di accettazione senza doverla giustificare o dedurre da altri fatti o valori.

    Ti sembra autonoma?
    Non la devi giustificare deducendola da altri fatti?

    Allora ti propongo la “dignità di un sasso”.

    Per te è la stessa cosa della dignità umana?
    Se non lo è, da cosa deriva la differenza?

  10. Secondo me non deriva da nulla, è semplicemente un fatto.

    Senza dubbio, di fronte alla realtà ci si può limitare ad un atteggiamento di semplice osservazione.

    Tuttavia, se una persona osservando due lampadine si limitasse a dire che una è accesa e l’altra spenta (il semplice fatto), non sarebbe un grande scienziato.
    Invece, domandandosi il perché dei fatti, potrebbe accorgersi che l’interruttore del primo circuito è chiuso (l’elettricità passa), mentre quello del secondo è aperto (l’elettricità non passa).
    E’ l’atteggiamento di chi vuole capire la realtà (anche i bambini lo fanno…)

    Ogni cosa/fatto ha una causa.
    Se non l’avesse, dovrebbe essere da sempre.

    Ritornando alla differenza tra un sasso e una persona, in ultima analisi sono costituiti da elementi (silicio, ossigeno, carbonio e metalli il sasso; carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto, fosforo, zolfo, ecc… la persona).

    Sembrerebbe che non vi sia differenza: entrambi riconducibili alla tavola degli elementi di Mendelev!

    Cosa ne pensi? In questa analisi manca qualcosa?

  11. @Ivan: Non mi dispiace questo procedere per domande e risposte, ma visti i miei tempi lunghi di risposta, forse conviene se esponi subito tutto quello che hai da dire, se no siamo ancora qui quando finirà il mondo (nel 2012, mi dicono alcune fonti) 😉

    Comunque: la riflessione morale può benissimo non interrogarsi sul perché un sasso sia un sasso e un uomo un uomo, e assumere questo fatto come primitivo o fondamentale. L’ingegnere non si chiede perché l’acciaio sia più solido del burro, si limita a costruire i ponti in acciaio lasciando perdere il burro e lasciando le domande su acciaio e burro alla scienza dei materiali.
    Inoltre, direi che un sasso è diverso dall’uomo pur essendo costituiti dagli stessi elementi perchè diversa è l’organizzazione. E se i chiedi perchè è diversa l’organizzazione di questi elementi, ti risponderei: diversi processi che li hanno creati.

  12. …diversi processi che li hanno creati.

    E’ questo il punto: i processi trasformano, non creano…

    Inoltre, nessun livello di organizzazione della materia può dare origine alla coscienza, ai sentimenti.

    E l’uomo li ha.

  13. E allora cosa sono, la coscienza e i sentimenti?

    Forse, con un linguaggio un po’ improprio, la bussola, i moti dell’anima.

    E siamo arrivati all’anima.
    Di natura spirituale, non deriva dalla materia, né è ereditata dai genitori…

    Tuttavia c’è, quindi è creata (e solo Dio può creare, cioè chiamare all’esistenza) ed è diversa dalla materia (anch’essa creata all’inizio), perché dotata di intelletto e volontà.

    Per questo il Cristianesimo fonda e conserva la dignità umana (e il resto…): perché nell’uomo insegna a vedere una creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio, con un corpo e un’anima indissolubilmente legati.

    Se scompare il Cristianesimo, chi ci salva dalle ideologie che riducono l’uomo a uno strumento, una macchina, un oggetto?
    E’ già successo in certi tempi e in certi luoghi.

    In questo senso la dignità umana è “secondaria”, ha bisogno del Cristianesimo per sopravvivere.
    Non perché sia in qualche modo poco “pregevole”, quanto perché è come il tetto di una casa: se togli le fondamenta e i muri, come fa a reggersi?

  14. @Ivan: Come mi dimostri che l’anima è spirituale?
    E se è spirituale, quale è la sua relazione con il corpo, materiale?

    Dell’esistenza di un’anima spirituale ne erano convinti anche gli antichi greci: se la dignità umana si fonda sul concetto di anima spirituale, è indipendente dal cristianesimo.

  15. Inoltre, nessun livello di organizzazione della materia può dare origine alla coscienza, ai sentimenti.

    Questo è un dogma, fra l’altro molto probabilmente falso. Il tuo cervello, dopotutto, altro non è che “organizzazione di materia”.

    Le dottrine che predicano un’anima spirituale sono tutt’altro che dimostrate, anzi stanno perdendo colpi.

  16. Come mi dimostri che l’anima è spirituale?

    Ti risulta che sia misurabile, come ciò che può essere oggetto di indagine scientifica?

    E se è spirituale, quale è la sua relazione con il corpo, materiale?

    Sono uniti fino a quando il corpo vive.

    Dell’esistenza di un’anima spirituale ne erano convinti anche gli antichi greci: se la dignità umana si fonda sul concetto di anima spirituale, è indipendente dal cristianesimo.

    Il concetto di anima spirituale non l’avevano solo i Greci.
    Tuttavia, senza il Cristianesimo, ciò non fondava affatto la dignità umana: i bambini gracili erano comunque gettati dal Taigeto.

    Tra l’altro, pur essendo questa probabilmente una leggenda, nella Storia non mancano esempi di popoli che, pur credendo nell’anima spirituale, hanno fatto anche peggio di quanto si attribuiva falsamente ai Greci.

    E’ il Cristianesimo che, insegnando a vedere nel prossimo una creatura a immagine e somiglianza di Dio, fonda la sacralità della persona umana.

  17. nella Storia non mancano esempi di popoli che, pur credendo nell’anima spirituale, hanno fatto anche peggio di quanto si attribuiva falsamente ai Greci.

    Cristiani compresi, quindi il tuo argomento non ha molto mordente.

  18. @Ivan: Mi sembra di capire che quindi non sia l’anima spirituale, ma l’essere a immagine e somiglianza di Dio la vera e insostituibile origine della dignità umana.
    Quali sono le motivazioni dell’agire etico di un ateo o di una persona che non crede che l’uomo sia immagine di Dio?
    (oltre all’obiezione di Kirbmarc: anche i cristiani ne hanno combinate…)

  19. Quali sono le motivazioni dell’agire etico di un ateo o di una persona che non crede che l’uomo sia immagine di Dio?

    Segue la sua coscienza, la bussola che gli indica il bene e il male (esempio: non uccidere, uccidere).
    Se uno va contro la sua coscienza, commette una colpa.

    Tuttavia vi sono popoli la cui “bussola” non indica il nord, quindi, pur commettendo delle azioni oggettivamente non buone, non sono incolpabili (la coscienza infatti andrebbe “rettamente informata”; ma alcuni si trovano, senza colpa, in condizione di “ignoranza invincibile”)

    (oltre all’obiezione di Kirbmarc: anche i cristiani ne hanno combinate…)

    I cristiani sanno che Gesù Cristo ha fatto luce definitivamente sulle loro coscienze; il fatto che alcuni non ne tengano conto, non significa che la sacralità della persona umana non abbia quella origine.

    Significa che i cristiani saranno i meno scusabili di tutti per i loro errori.

  20. Per quanto riguarda l’omicidio o il furto, mi sembra difficile che esistano (o siano esistiti) popoli che possano ritenerli leciti (un antropologo potrebbe sciogliere i dubbi); quindi chi commette simili cose sa di andare contro coscienza e agisce malvagiamente.

    Riguardo alla poligamia, costituisce uno svilire la dignità della persona dell’altro sesso (i molti mariti o le molte mogli non sono sullo stesso piano del coniuge singolo).

    Se la pratica chi ha la coscienza informata, sa che non dovrebbe farlo (contro coscienza, di nuovo malizia).

    Ma presso alcuni popoli è vissuta “inconsapevolmente” e pacificamente; quindi, pur restando lo svilimento dei “coniugi multipli”, i “coniugi singoli” non agiscono con malizia: la coscienza di quel popolo dice che è lecita.

  21. @Ivan: La vendetta è stata a lungo considerata non solo lecita, ma una sorta di dovere. Vendetta anche trasversale: se Tizio causa la morte del figlio di Caio, Caio può uccidere il figlio di Tizio (o pretendere che la moglie o figlia di Tizio gli dia un altro figlio).

    Quello che non capisco è la colpevolezza di queste persone: andrebbero puniti chi segue queste pratiche in buona fede?

  22. Per avere senso, la punizione deve aiutare chi ha sbagliato a comprendere il male fatto e, per quanto possibile, rimediarlo.
    Questo si verifica se la coscienza indicava una strada e la persona ne ha seguita un’altra.

    Ma se una persona compie un’azione secondo coscienza, come puoi punirla?
    La prima cosa da fare è “informare” la sua coscienza.

    E qui, mi rendo conto, inizia il discorso “spinoso”.

    Infatti, chi stabilisce qual è il nord delle bussole, ovvero chi indica alle coscienze di tutti gli uomini cosa è bene e cosa è male?
    Chi ha l’autorità? (perché di questo si tratta…)

  23. @Ivan: Ci siamo molto allontanati dal tema iniziale… comunque, le persone che commettono reati in coscienza vengono punite, eccome. Per riparare al torto arrecato, per comprendere l’errore commesso o, più banalmente, per impedire di fare altri danni. E tutte queste punizioni mi sembra lecite.

Lascia un commento