Ricette naturali

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 10 mesi 9 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Una premessa doverosa: non ho letto l’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI. Ho anche ignorato tutti i commenti che sono apparsi un po’ ovunque.1

Insomma, non so praticamente nulla di questo testo, se non che parla diffusamente di natura.

Rispettare la natura

Natura anche (soprattutto?) nel senso di legge naturale:

In tutte le culture ci sono singolari e molteplici convergenze etiche, espressione della medesima natura umana, voluta dal Creatore, e che la sapienza etica dell’umanità chiama legge naturale. Una tale legge morale universale è saldo fondamento di ogni dialogo culturale, religioso e politico e consente al multiforme pluralismo delle varie culture di non staccarsi dalla comune ricerca del vero, del bene e di Dio.

Tralasciamo, per il momento, il riferimento alle convergenze etiche e al pluralismo delle culture. Per Benedetto XVI la legge morale naturale coincide con la natura umana, ovviamente voluta dal Creatore. Coincide, ovviamente, solo se l’uomo non si lascia corrompere e riconosce ciò che il Signore ha inscritto nel suo cuore.
Non rispettare la legge morale naturale significa non rispettare la propria natura e, in definitiva, non rispettare tout court la natura:

Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri.

Notevole il parallelismo tra natura nel senso di ambiente e natura nel senso di legge morale naturale. Il vero ecologista è contrario all’aborto, al sesso a fini non riproduttivi eccetera, perché così vuole la natura, e il vero ecologista rispetta sempre la natura.
Sempre? Un ecologista, per essere un vero ecologista, si deve rifiutare di spegnere un incendio se questo è provocato da un naturalissimo fulmine? Deve viceversa spegnere gli incendi controllati che periodicamente vengono appiccati dall’uomo?

Più seriamente: il ragionamento regge unicamente se teniamo per buono che il Creatore in questione esista e sia buono. Senza un simile Creatore che faccia da garante per la moralità dell’esistente, tutto crolla come un castello di carte in una giornata ventosa.

Gastronomia naturale

C’è un altro punto debole nel ragionamento di Benedetto XVI: la straordinaria precisione della legge naturale che egli trae dalla natura umana. Non ci sono incertezze sul contenuto di questa legge: da una breve scorsa all’enciclica risultano non in accordo con la natura umana la fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la clonazione e l’ibridazione umana, l’aborto, la pianificazione delle nascite, l’eutanasia e alcune attività finanziarie.

Se vi è qualcosa di naturale2 nelle leggi morali degli uomini, si tratta di un qualcosa di vago e di aperto. Una campo di possibilità.
Le convergenze etiche che si riscontrano nelle varie culture appartengono a questo campo di possibilità e non permettono di costruire una morale chiusa e definita come invece sembra aspettarsi Benedetto XVI.

Un po’ come la cucina: la commestibilità dei vari alimenti, la loro capacità di conservarsi inalterati eccetera costituiscono un campo di possibilità dal quale non si può uscire (per capirci: niente ricette a base di funghi velenosi e il latte non si può conservare inalterato a lungo) ma che lascia ampi margini di libertà, e infatti ogni regione ha le proprie tradizioni culinarie e ogni persona le proprie abitudini. Non esiste una gastronomia naturale che prescriva quanto burro spalmare sulle fette biscottate.

  1. Quasi tutti: Weissbach è riuscito a farsi leggere grazie a un esergo che a tutto faceva pensare, tranne che a una riflessione sull’enciclica papale. []
  2. Naturale nel senso di non culturale. []

25 pensieri su “Ricette naturali

  1. Qualche considerazione a ruota libera.

    1. Non credo che, in questo contesto, si possa parlare delle “leggi della natura” in senso assoluto. La natura la si guarda sempre dall’interno di un determinato paradigma culturale. Per esempio, i padri della chiesa hanno visto nella natura il regno dell’uguaglianza e della dignità umana (limitata ai soli cristiani, però). Aristotele considerava la schiavitù conforme alla natura, che “vuole padroni e servi”. I nazisti portavano avanti le loro misure “eugenetiche” in nome della Natura (“è naturale eliminare i soggetti più deboli”), e se queste misure ci fanno orrore non è per la *natura* violata, ma per la nostra *cultura*, in nome del nostro senso di umanità, della civiltà, della religione anche. Tutte cose che non hanno niente a che fare con la natura.

    2. Come osserva Ivo, il discorso del Papa non sta in piedi se si prescinde da un Creatore buono.

    3. Per i cattolici non c’è problema. Tutti i principi della loro fede (esiste Dio, Dio è onnipotente e buono, la Chiesa può interpretare la sua parola in modo infallibile, …) sono necessari gli uni agli altri, per non far crollare tutto come un castello di carte, appunto.

    4. Per noi atei, che non crediamo in *nessuno* dei principi di cui sopra, questi discorsi del Papa non hanno nessun valore: valgono per i cattolici (e solo per loro). Noi “non credenti”, che non ne condividiamo le premesse, non possiamo, naturalmente, condividerne neppure le conclusioni.

    5. Non credo che il dialogo tra cattolici e atei possa portare davvero a delle conclusioni “concludenti”. Si tratta, come dicevo, di modi di vedere le cose incompatibili.

    6. Forse il massimo risultato a cui è possibile mirare è una serena convivenza civile. Ma è un obiettivo che non è facile da raggiungere: la religione (sopratutto quella cattolica, ma non solo), proprio per la sua pretesa di essere portatrice di una Verità indiscussa e infallibile, ha dentro di sé i germi dell’integralismo.

    Ciao,
    L.

  2. Vedo che ci sei tornato sopra!!!
    http://www.lestinto.it/articoli/il-gelato-ogm/#comments
    Il tema è essenziale:
    Se sei all’interno di un sistema chiuso l’unica cosa che può succedere è l’aumento dell’entropia (va bene, sto divagando).
    In realtà il problema è stabilire perchè e cosa possa essere innaturale ma sopratutto come e chi possa generare questo mostro

    Per tornare al tuo esempio ecologico (su cui magari tornerei a parte):
    Un piromane ed un pompiere sono esseri naturali?
    Le azioni di un essere naturale possono essere innaturali?

    Questo è ciò che mi ha trasformato in un ateo dichiarato e felice l’abbandono del trascendente applicato a qualsiasi campo…

    Un sorriso
    lode a D.C. Dennett

    P.S. ma il link non funziona?

  3. Ecco la frase originale:
    In tutte le culture ci sono singolari e molteplici convergenze etiche, espressione della medesima natura umana, voluta dal Creatore, e che la sapienza etica dell’umanità chiama legge naturale.
    Ed ecco la mia elaborazione:
    In tutte le culture ci sono singolari e molteplici convergenze etiche, espressione della medesima natura umana, e che la sapienza etica dell’umanità chiama legge naturale.
    Il senso della frase non cambia, ergo l’ipotesi del creatore non è necessaria. Anzi, in questo modo si aprono innumerevoli progetti di ricerca sulle basi biologiche del comportamento sociale umano (è un libro di Robert Hinde degli anni Settanta del secolo scorso – lo stesso Hinde che si è rifiutato di parlare a un evento sponsorizzato dalla Templeton Foundation:
    http://scienceblogs.com/pharyngula/2009/07/robert_hinde_has_the_courage_o.php
    Marco

    P. S. Io non ho parlato di ecologia, ma di evoluzione… 😎

  4. La versione di Marco mi trova d’accordo.

    Sopratutto -alla Laplace- concordo sulla non necessità del Creatore (Dio come ipotesi non necessaria).

  5. “il ragionamento regge unicamente se teniamo per buono che il Creatore in questione esista e sia buono”
    …e che ogni evento sia determinato dal Creatore in questione e il fine immediato sia il Bene!

  6. Ciao Ivo,

    secondo me la tua analisi mostra più che altro una cosa a cui non è stata prestata attenzione. Cioè che la chiesa è anche lei preda di un ecologismo quasi druidico, e che è abbastanza in contrasto con la sua storia.

    A presto
    Stefano

  7. @Lorenzo: L’enciclica è un documento “interno” alla chiesa cattolica, ed è quindi normale che non dica nulla ai non credenti.
    Non condivido il tuo scetticismo nei confront di una convivenza civile. Spero che il mio non sia un eccesso di ottimismo

    @il più cattivo: Certo che ci sono tornato sopra. E ci tornerò ancora. Naturalmente. 😉

    PS Link sistemato

    @Marco Ferrari: A me le due frasi appaiono completamente diverse.
    Perché nel primo caso – versione con creatore – posso avere una qualche garanzia sulla correttezza di questa legge naturale, mentre nel secondo caso devo comunque decidere caso per caso.
    A livello di studio di questa legge naturale, comunque, non dovrebbe cambiare nulla.

    PS Sai che non mi ricordavo che avevi parlato dell’enciclica? Mi che credevo che in quel tuo post (che ho anche messo tra i condivisi) ti riferissi a qualche altro discorso del Papa…

    @Renzo: In effetti a volte il Creatore ha strani disegni – Vedi Giobbe (no, non il comico)

    @Stefano: Uhm… perché scrivi “in contrasto con la sua storia”?
    Comunque: wow, sono una specie di vaticanista serendipico: senza leggere l’enciclica ne ho messo in luce un aspetto importante! 😉

  8. Ciao Stefano,

    secondo me la tua analisi mostra più che altro una cosa a cui non è stata prestata attenzione. Cioè che se anche la chiesa si sta preoccupando vuol dire che ormai il pianeta è messo davvero male.

  9. @Ivo Perché nel primo caso – versione con creatore – posso avere una qualche garanzia sulla correttezza di questa legge naturale, mentre nel secondo caso devo comunque decidere caso per caso.

    Per me è il contrario. Se c’è un creatore, non sono mai sicuro che la morale sia salda e corretta, perché non so quale sia il creatore giusto (Dio o il Grande Chaparque Verde?). Se la morale ha una base naturale, per minima che sia, almeno so che è comune alla specie uomo. Lo so che sono un po’ troppo breve, ma è tardissimo. Domani articolo (magari sul blog).

    Per la citazione su Leucophaea, stavo scherzando, ovviamente.

  10. Mi tiro a lasciare commenti.
    Intanto, complimenti per la risposta a Ferrari.
    Poi sì, che il Creatore esista e sia buono. E se non c’è? Allora l’uomo può tutto sulla natura, su se stesso sugli altri? Sì…tutto crolla.

    Non credo che Benedetto si aspetti una morale chiusa; basterebbe andare a vedere certe sue affermazioni sull’uso della politica (e questo sistema anche il “vero ecologista”). D’altra parte, per stare al notevole esempio delle ricette, tutto sta a vedere quali funghi sono velenosi.

    Per finire, una chiosa a Lorenzo: ma sì, massacriamoli tutti questi bastardi con il seme dell’integralismo dentro!
    Il cattolicesimo, proprio perchè porta la Verità, sa anche che questa Verità può venire rifiutata. Si chiama realismo. Non è che si può smettere di dire il vero perchè si potrebbe urtare qualcuno, no? Se no solo i bugiardi parlerebbero.

  11. @berlicche
    Questa è una domanda seria, non retorica.
    Io, tutti, compreso te, applichiamo un modo empirico di cercare piccole verità, risposte a domande come “come si attaccano i fili della luce ad un portalampade” o “come è possibile approcciarsi ad una persona dal carattere difficile evitando lo scontro”. Spesso procediamo col trial and error.
    La domanda è:

    Perché per alcune questioni (difficile anche dire quali) dovremmo rinunciare a questo modo di procedere?

  12. Per Berlicche: “se dio non esiste, allora l’uomo può tutto sulla natura, su se stesso sugli altri, e tutto crolla”. Questo è il classico argomento dostojevskiano: “se dio non esiste, tutto è permesso”.

    In realtà, penso che sia vero il contrario: la convinzione di avere dio dalla propria parte è (potenzialmente) pericolosa, perché può portare a mettersi “al di là del bene e del male”, imponendo la Verità (o, meglio, la *propria verità*) agli altri, anche a chi la pensa diversamente.

    Che la religione (cattolica, ma non solo) abbia dentro di sé i germi dell’integralismo, mi pare, più che un dato di fatto, una banalità: la storia mi sembra offrire più di un esempio in proposito…

    Quanto alla mia (presunta!) intolleranza nei confronti delle religioni, la mia posizione è semplicemente questa:
    1. chiunque ha il diritto di professare la religione che vuole (o di non professarne alcuna);
    2. chiunque ha il diritto cercare di far proseliti, ma con le sole armi della persuasione;
    3. nessuno ha il diritto di imporre agli altri la sua religione;
    4. nessuno deve avanzare la pretesa che le leggi dello stato in cui vive siano automaticamente informate ai principi della propria religione.

    Sei d’accordo su questo?

  13. @Marco Ferrari: Se Dio esiste ed è buono eccetera eccetera. Dalla semplice esistenza di un creatore, hai ragione tu, non si costruisce niente.

    @Berlicche: Senza Dio crolla l’idea di ricavare ciò che è buono da ciò che esiste naturalmente: che crolli tutto e non sia più possibile parlare di buono e di cattivo lo dici tu, non certo io.

  14. Io porto dentro di me i germi dell’influenza, dell’herpes e di tante altre brutte malattie. Tutti ci portiamo dentro i germi di tutto, ma questi germi saltano fuori solo in particoalri circostanze. Quindi è giusto eliminare chi si porta dentro questi germi? Su – diciamo – il sospetto di una predisposizione? Non sarà un pochetto, diciamo, integralistica questa posizione?

    Ora, per Renzo: perchè rinunciare a certe questioni? Non lo so, anche perchè se non le specifichi difficilmente io posso essere più specifico. D’altra parte, ti segnalo che attaccare i fili al portalampade intrecciandoli insieme, o manipolandoli con la luce collegata può portare a spiacevoli conseguenze. Sono integralista o sto limitando la tua libertà se te lo dico?

    xLorenzo: proprio il vecchio russo – francamente stupito che non sia stato evocato prima. Sono comunque perfettamente d’accordo: è estremamente pericoloso pensare di avere Dio dalla propria parte. Ed sono assolutamente d’accordo con i punti che proponi. Ti dirò di più: lo è anche la Chiesa.
    Per quanto riguarda la storia, mi limiterò ad osservare che la sola Rivoluzione Francese, nata per fare piazza pulita dell’integralismo, ha fatto più morti in due anni che la Chiesa in due millenni. Di un paio di ordini di grandezza.

    xIvoSilvestro: quindi bene e male sono categorie a prescindere?

  15. Vorrei tenermi fuori da dispute confessionali , guardando il cuore dei problemi.

    Ivo: mi sembra di comprendere che tu abbia aderito al dualismo nature versus nurture. Quindi l’innaturale sarebbe il culturale.
    Ovvio che ciascun essere maggiorenne sia libero di farsi del male da solo, ma ormai lo ripeto da millenni ;-), ogni forma di dualismo non mi convince in generale e a maggior ragione quando viene scelto a priori per compensare le carenze culturali e cognitive che lo riguardano.

    Tu stesso nel rispondere alla mia sollecitazione sul ritornare sugli argomenti hai usato (suppongo intenzionalmente) il termine Naturalmente!
    Ma sono io a chiederti se questo significa che lo fai in modo contrapposto alla tua cultura e scisso dalle tue convizioni senzienti.

    @Weissbach: che brutto termometro che hai scelto per valutare la situazione del pianeta… tieni presente che con i loro voltafaccia potrebbero domani contringerti a dire chissa che altro.

    @Marco Ferrari: Era un po’ che non ti esprimevo la mia soddisfazione nel leggere i tuoi articoli e quanto spesso condivida appieno le tue tesi… lo faccio qui ripromettendomi di trovare anche altre sedi.

  16. @Berlicche:

    Per quanto riguarda la storia, mi limiterò ad osservare che la sola Rivoluzione Francese, nata per fare piazza pulita dell’integralismo, ha fatto più morti in due anni che la Chiesa in due millenni. Di un paio di ordini di grandezza.

    Addirittura di un paio di ordini di grandezza?

    quindi bene e male sono categorie a prescindere?

    A prescindere da cosa?

    @il più Cattivo: Nessun dualismo natura / cultura. Solo la semplice constatazione che alcuni aspetti sono più che altro culturali e altri lo sono pochissimo.

  17. Inquisizione: circa 1000 morti in cinque secoli, secondo le stime più aggiornate.
    Rivoluzione Francese: 600.000
    Sì, due ordini di grandezza.

    Bene e male, riformulo: “Cosa sono per te il bene e il male?”

  18. Per Berlicche (17): noto con piacere che concordi sui punti “di libertà religiosa” che ho abbozzato nell’intervento 14. Dici che su questi punti è d’accordo anche la chiesa. Forse (e dico forse) oggi sarà anche così (magari con non poche riserve, da parte della chiesa). Di sicuro non lo è stato in passato. In particolare, la chiesa non ha usato le armi della *sola persuasione*, per propugnare il suo punto di vista. Se l’avessa fatto, ci saremmo risparmiati i roghi dell’Inquisizione, l’abiura di Galileo, il massacro degli albigesi, le crociate, …

    Quanto a rivoluzione francese vs inquisizione, credo che gli integralismi siano da condannare tutti: non solo quelli della chiesa cattolica (la cui storia bimillenaria offre purtroppo innumerevoli, sanguinosi esempi), ma anche di quella musulmana, del comunismo, del nazismo, di quello che vuoi.

    Certo, la chiesa cattolica dice (oggi!) di sé di essere portratrice di Verità assolute e di essere assistita dallo spirito santo, quindi i suoi errori sono (se possobile) ancora più significativi: la pretesa della chiesa di far da guida a *tutto* l’umanità è assurda e non può, a mio avviso, essere acolta, anche per tutti gli errori che la chiesa ha fatto, e per i quali si è anche scusata (ciò non significa che non ne farà altri in futuro, anzi!).

    Aggiungerei ai punti un altro:
    5. nessuno può essere obbligato (anche indirettamente) contro la sua volontà a cedere denaro a una istituzione religiosa.

    Concordi anche su quest’ultimo?

  19. xIvoSilvestro: non vorrei monopolizzare. Dì una parola e chiudo

    xLorenzo: su ciascuna delle realtà storiche di cui parli ho discusso a lungo nel mio blog. Magari demolendo, argomenti alla mano, un po’ di leggenda nera. Però credo che tu stia fraintendendo.
    La Chiesa è quella realtà che è nata ed esiste per rendere presente Cristo nel tempo. Questo è il suo compito. Il fatto che si sia trovata in mezzo a vicende storiche e che, essendo composta di uomini e di uomini meno che perfetti, abbia talvolta preso delle decisioni errate relativamente a queste vicende non inficia questo compito. Non stiamo quindi parlando di una entità politica, anche se ti sfido a trovarne una sola (“integralista”, qualunque significato tu attribuisca a questo aggettivo, o no) che abbia avuto performance migliori. Ma di un popolo sui generis, il cui scopo ultimo, mille volte tradito ma sempre ultimamente perseguito, di fare conoscere Cristo agli uomini.
    Detto questo, se non vuoi dare l’8×1000 alla Chiesa fà la tua firmetta in un’altra casellina, e magicamente farai parte di quella percentuale che i soldi neanche indirettamente li dà.

  20. @Berlicche: Ma in 2000 anni di storia la Chiesa ha causato morti unicamente con l’inquisizione?
    E la rivoluzione francese: quando finisce? Conti anche le guerre napoleoniche?

    Cosa sono per te il bene e il male?

    Il bene e il male non esistono. Esistono azioni che in determinati contesti giudichiamo giuste e buone e azioni che, sempre in determinati contesti, giudichiamo sbagliate e cattive.
    In base a cosa valutiamo questa azioni? In base a vari principi o valori, che cambiano nel tempo ma che, bene o male, ruotano intorno ad alcuni centri che sembrano abbastanza fissi.

  21. @Berlicche: La mia frase sui “centri fissi” voleva essere una osservazione empirica: accade così.
    A voler cercare delle cause, direi che sono come le ovvietà di H. L. Hart: la violenza deve essere controllata, perché non siamo immortali, eccetera.

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