Provaci ancora, Christoph

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn, durante una conferenza (segnalata e analizzata in dettaglio da Marco Ferrari), ha proposto una interessante confutazione del materialismo:

Soltanto gli esseri umani esercitano responsabilità e sono chiamati a render conto del loro operato (al più tardi nel giudizio universale). La quotidianità è una confutazione costante del materialismo. In economia ad esempio sono chiamato a rispondere del mio operato. Le api e le formiche fanno delle cose inverosimili, ma il loro comportamento è guidato dall’istinto, per cui non sono responsabili dei loro errori. Soltanto gli esseri liberi sono responsabili dei loro errori. Benché la vita quotidiana confuti continuamente la visione materialistica, anche persone molto intelligenti incappano in quest’errore.

Così come viene descritta da Schönborn, la vita quotidiana, più che il materialismo, confuta il determinismo, che può certamente essere determinismo materialista, ma anche divino: se Dio è onnisciente e onnipotente, che ne è della libertà e della responsabilità degli uomini?
La vita quotidiana confuta, oltre al materialismo, anche l’esistenza di Dio?

È da notare, inoltre, che la vita quotidiana confuta, insieme al determinismo e all’onniscienza di Dio, anche l’eliocentrismo: tutti noi diciamo che al mattino il sole sorge, non che la terra gira su se stessa.

Schönborn prosegue la sua confutazione del materialismo citando L’etica della responsabilità di Hans Jonas:

[T]re giovani scienziati, destinati in futuro a divenire celebri studiosi, si incontrarono a Berlino nel 1845 e «si ripromisero (…) di far valere la verità secondo cui nell’organismo non agiscono altre forze se non quelle volgarmente fisico-chimiche». I tre restarono fedeli per tutta la vita al loro «giuramento». Hans Jonas afferma a tal riguardo: «Nella promessa solenne essi confidarono in un che di assolutamente non fisico, nel loro rapporto con la verità, per l’appunto in quella forza che governa il comportamento dei loro cervelli, cosa che poi però essi negavano in termini generali nel contenuto della solenne promessa» (ibid., pp. 13 sg.).

Questo aneddoto merita una analisi approfondita.
Schönborn (attribuisco a lui, e non a Jonas, il senso generale di questo aneddoto) presenta due fatti che sono (sarebbero) uno in contrasto con l’altra:

  • Sull’organismo non agiscono forze che non siano fisico-chimiche (materialismo).
  • La promessa ha una sua forza che non è fisico-chimica.

O la promessa è in realtà riducibile a forze fisico-chimiche, oppure sull’organismo agiscono forze che non sono fisico-chimiche. Per Schönborn la prima ipotesi è palesemente falsa, quindi non resta che la seconda: ecco falsificato il materialismo.

C’è una cosa curiosa, in questo aneddoto: le uniche forze che agiscono sull’organismo non sono semplicemente fisiche, bensì fisico-chimiche. La psicologia, insieme alla sociologia e alla biologia, è riducibile, la chimica, chissà perché, no, è una scienza fondamentale.
Un’altra cosa curiosa, è che non ho mai sentito parlare di promesse tra organismi: di solito promittente e promissario sono persone, non organismi. Certo, di solito le persone sono organismi (il contrario, ovviamente, non vale: non tutti gli organismi sono persone) ma, appunto di solito: esistono infatti le persone giuridiche, ad esempio le società, che fanno promesse (i contratti, in fondo, non sono altro che promesse).

C’è qualcosa di strano, nella affermazioni di Schönborn, e questo qualcosa è il concetto di riduzionismo che, implicitamente, viene utilizzato in questa confutazione.

Tutte le scienze (almeno quelle non storiche) sono riduzioniste: cercano di ricondurre dei fenomeni complessi a fenomeni più semplici. Persino la teologia si comporta così, collegando fenomeni complessi, come i vizi e le virtù, a fenomeni più semplici, ad esempio il peccato originale.
Può accadere che quelli che, per una scienza, sono fenomeni semplici, per un’altra scienza siano fenomeni complessi da ridurre ad altri fenomeni ancora più semplici. Ci si costruisce così un “ordine delle scienze”, qualcosa tipo sociologia – psicologia – biologia – chimica – fisica.

La fisica ha forse confutato la chimica? La biologia è forse una falsa scienza in quanto assume come primitivi i fenomeni chimici?
Difficile sostenerlo. Certo, se la chimica dimostrasse che le reazioni chimiche presupposte dalla biologia non esistono… ma, per quanto ne so, non è questo il caso.
Schönborn, ma è una mia ricostruzione, sembra pensare che ridurre qualcosa equivale a dimostrarne la non esistenza. In questo caso, lo invito a donarmi tutti gli euro in suo possesso: essi infatti non esistono, in quanto ogni euro è in realtà composto da 100 centesimi.

Tornando alla promessa: è possibile che la sua forza sia di natura psicologica e sociale, che per studiare questa forza non sia affatto necessario ricorrere a forze chimico-fisiche anche se, in ultima istanza, si possa ricondurre tutto a queste forze chimico-fisiche.

Il senso comune non ha confutato il materialismo. Provaci ancora, Christoph.

6 pensieri su “Provaci ancora, Christoph

  1. “Questo aneddoto merita una analisi approfondita.”

    Non sono d’accordo: questo aneddoto NON merita un’analisi approfondita.

  2. Il ragionamento di Schönborn mi pare in realtà impeccabile, oppure io ho perso qualcosa.

    Perché il determinismo dovrebbe eliminare la responsabilità e viceversa?
    Il determinismo toglierebbe responsabilità solo se fosse una manipolazione ineluttabile d’una forza esterna, come un burattinaio.
    Il determinismo però parla solo di prevedibilità, non di manipolazione.
    Potrei usare metafore di androidi e zombie, come d’abitudine in queste discussioni.
    Mi appello invece all’aneddotica storica. 😉
    Francesco II re di Napoli in fuga avrebbe detto: “Reciterò il mio ruolo fino in fondo.”
    Si sentiva responsabile, ma sapeva di non poter modificare il corso degli eventi senza alcuna contraddizione.

    Nella maggiorparte dei casi la responsabilità comporta la possibilità di modificare la realtà, ma non sempre.
    Questo “non sempre” è il busillis.
    Responsabilità non significa: “Noi siamo o siamo convinti di essere la causa che può modificare la catena degli eventi”.
    Se le cose stessero così, la responsabilità potrebbe essere ricondotta ad una scienza naturale.
    Ma non è così e nulla autorizza la riduzione.

  3. @eno: Mi sembra di capire che ti riferisci alla prima citazione, quella sulla responsabilità, e non alla seconda.
    Il primo ragionamento è impeccabile, però non capisco cosa abbia a che fare tutto questo con il materialismo: la tesi del materialismo e i discorsi etici mi sembra che si muovano su due livelli diversi…

  4. Se la responsabilità sfugge alla descrizione causale descrittiva( i cosiddetti “fatti” ) e rimanda alla sfera del dover-essere, allora la sfera del dover essere esiste tanto quanto quella dell’essere.
    Ma secondo l’idea di materialismo che Schönborn contesta- chissà quanti la adottano, poi- non c’è nulla al di là dei bruti fatti.
    Mi pare difficile contestare che la responsabilità non è allo stesso livello del tasso di adrenalina o di uno stato emotivo di un uomo, no?
    Certamente i discorsi etici e quelli del materialismo sono a livelli diversi, ma l’esistenza di entità morali E’ una confutazione del materialismo.

    ciao!

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