L’autorità è fatta di piccole cose

closeQuesto articolo è stato pubblicato 5 anni 11 mesi 5 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Arrivo alla stazione internazionale di Chiasso. Scendo dal treno elvetico e, visto che il regionale per Milano è lì, davanti a me, con le porte aperte, salgo, mi accomodo su una delle poltroncine e mi immergo nella lettura di un libro.
Neppure un minuto dopo, arriva una guardia di finanza, che con gentilezza mi invita, o forse sarebbe più corretto dire: mi intima, di scendere dal treno e passare i controlli doganali. Manifesto il mio stupore per una prassi che, tutte le volte che ho attraversato la frontiera in treno, non ho quais mai seguito, ma ovviamente scendo. Percorro a piedi i circa cento metri che mi separano dalla dogana, entro, inversione di centottanta gradi, passo dalla sede dei doganieri, esco, ripercorro il centinaio di metri di prima in senso inverso, risalgo sul treno. Senza incontrare neppure un finanziere.

5 pensieri su “L’autorità è fatta di piccole cose

  1. Mio figlio ha dovuto andare a ritirare il nuovo postamat (il vecchio scaduto era stato inghiottito da un ufficio postale davanti alla mia redazione). Al suo ufficio gli hanno chiesto il postamat inghiottito – e inutilizzabile. Che l’ufficio inghiottitore non ha più, perché l’hanno spedito dopo un paio di giorni all'”ufficio postamat inutili” (situato non si sa dove). Un loop infernale. Risolto solo con una denuncia di smarrimento ai carabinieri. Adesso ha il suo nuovo postamat. Mah

  2. Mi sono perso!!!!

    Cioé:
    1) i due treni erano di fronte (tipo binario 2 e binario 3)
    2) la dogana si trova da tutt’altra parte

    Non esistevano barriere o cartelli?

    Un Sorriso

    P.S. il finanziere (italiano o svizzero?) ti ha beccato perché ti ha visto scendere dal treno? Gli altri passeggeri hanno fatto lo stesso viaggetto culturale 😉 ?

  3. Anno 1995. Viaggio di ritorno dalla Croazia, ancora in guerra con la Serbia, la guerra delle reciproche “pulizie etniche” per intenderci. I miliziani croati ci bloccano al confine, ma poi ci lasciano ripartire senza alcun controllo. Arriviamo in Italia; apro il baule dell’auto e scopro che il mio amico aveva lasciato il fucile da sub armato nel portabagagli. Ho i brividi per cinque minuti, ma non a causa del freddo.

  4. @il più cattivo: scendendo dal treno mi son trovato di fronte il regionale fermo al binario 13, che è binario morto (credo si dica così). Dopo la fine del binario c’era il gabbiotto delle GdF (italiana, in Svizzera ci abbiamo le Guardie di Confine).
    Gli altri passeggeri non so; chi si trovava in coda al treno trova naturale passare dalla dogana, chi come me era davanti trova naturale salire direttamente sul treno!

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