La realtà, la menzogna e Odifreddi

closeQuesto articolo è stato pubblicato 5 anni 9 mesi 28 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Piergiorgio Odifreddi se la prende con la narrativa, colpevole di allontanare dalla realtà.
Se le accuse vi suonano familiare, è perché probabilmente vi ricordate la condanna che formulò Platone qualche secolo prima del nostro celebre matematico.
Il filosofo ateniese aveva una imponente metafisica a sorreggere la sua condanna. Non credo che Odifreddi abbia una metafisica: oramai anche i filosofi ne fanno a meno, figuriamoci il nostro prolifico polemista. E allora su cosa si regge la sua condanna?
Sulla scienza, cioè sulla tanto decantata realtà? Non direi: non si citano studi sociologici o psicologici,non si accenna neppure a un qualche esperimento per verificare la tesi portante del discorso. Direi che l’accusa di Odifreddi si basa su un’impressione, ossia su un pregiudizio. Roba da far quasi rimpiangere la metafisica.

16 pensieri su “La realtà, la menzogna e Odifreddi

  1. Odifreddi sarebbe stato un pensatore perfetto per l’Urss. Purtroppo il Fato gli ha fatto sbagliare era e luogo

  2. Io l’ha capita diversamente (e su questo sono d’accordo). Cioè che la fiction (intesa in senso latissimo) rappresenta hic et nunc il metodo più diffuso in Italia di visione e interpretazione della realtà (qualsiasi cosa essa sia quest’ultima, sarai d’accordo che la scienza è anche solo leggermente più vicina alla realtà di quanto non sia la letteratura). Al buon Oddy dà fastidio l’invasione di scrittori, poeti, cineasti, cuochi, architetti e intellettuali che dicono la loro su ogni argomento. Non sei d’accordo?
    Che poi lo dica a modo suo, sempre un po’ irritante, è vero.

  3. È curioso che a muovere questa critica sia un filosofo.

    I filosofi, da sempre, possono dire quello che vogliono senza paura di essere smentiti dai fatti. Comodo, eh? 😉

    Però a Odifreddi si richiede di sostenere la sua analisi con prove scientifiche.

    Bah.

    Quella di Odifreddi è un’opinione, forse anche banale. Anche a me piace pensare che se avessimo meno babbi natale, gesù bambini e padri pii, e più scienza, staremmo tutti meglio.

    È un’opinione, si capisce. Ne più ne meno.

  4. @Yoshi: se non sbaglio c’è andato, in Urss – ma non ricordo i dettagli.

    @Marco Ferrari: Inizialmente avevo letto anche io così il suo pezzo. E infatti volevo limitarmi a dire che in questo ricorda Platone e fine della storia. Poi però a leggere passaggi tipo: «Proviamo a ripercorrere brevemente le tappe della formazione della psicosi universale, creata dal pervasivo e invasivo mercato dell’illusione.» e «Il primo risultato di questa manovra a tenaglia è una società che non vive della e nella realtà, appunto, ma è immersa nella finzione generalizzata. C’è forse da stupirsi se, ormai assuefatta alle storie dei cantastorie, quella società finisca poi col diventare facile preda dei contastorie, politici o religiosi che siano?» penso che Odifreddi abbia in mente una tesi diversa dal “cheppalle la pagina di scienza sul Corriere è una schifezza mentre quella di cultura è fatta bene”.

    @Lorenzo: A parte il fatto l’opinione di Odifreddi sembra andare oltre, se ad esempio si scoprisse, tramite ricerche scientifiche, che non è eliminando i film di babbo natale nel periodo natalizio che si vive meglio, cosa si fa?
    E poi, che argomento è: “sei un filosofo quindi non puoi chiedere prove scientifiche?”.

  5. Caro Ivo, il mio non è un argomento: è un paradosso. Anzi, ce ne fossero di filosofi che chiedono prove scientifiche…

    Riguardo al merito della questione, che domande! Se la scienza provasse davvero che si vive meglio guardando i film di babbo natale, dovremmo guardarli tutti, i film con babbo natale! 🙂

    In fin dei conti, la scienza ha detto a volte (apparenti) banalità alle quali nessuno lì per lì credeva (tipo lavarsi le mani per evitare infezioni: un’ovvietà oggi, un’eresia allora). Altre volte dice cose del tutto contrarie all’intuizione, ma vere (tipo il movimento della Terra; tipo che discendiamo dalle scimmie; eccetera).

    “È la scienza, bellezza!”

    Ce ne fosse di più, staremmo tutti meglio (a parte cartomanti, chiromanti, stregoni, maghi, sciamani, guaritori… s’intende).

    Opinione mia.

    Che, scommetto, Odifreddi sottoscriverebbe… 😉

  6. Oddifreddi che se la prende con la letteratura, per dirla con una battuta, segna la differenza tra un materialista e un povero di spirito.

  7. Il Sempiterno diceva che “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca”.
    Ora, quest’altra frase:“Oggi qualunque scrittore o attore da quattro soldi, per non parlare di uno da milioni, riceve più attenzione ed esposizione di qualunque premio Nobel” mi fa proprio pensar male, ossia che, in fondo in fondo, si tratti solo d’una questione di cachet, ma non quello contro il mal di testa, per indenterci.

  8. Diciamo allora che la sua tesi è: La nostra visione del mondo è plasmata più dall’irrealtà che dalla realtà, e questo è male. Può andare bene così?

  9. @Lorenzo:

    ce ne fossero di filosofi che chiedono prove scientifiche

    Accusarli di incoerenza quando lo fanno non è un buon sistema per incrementarne il numero… 😉

    Se la scienza provasse davvero che si vive meglio guardando i film di babbo natale

    Non ho detto che si vive meglio guardando film di babbo natale, ma che forse non è eliminandoli che si vive meglio: due cose ben diverse!

    @Marco Ferrari: Penso che la sua tesi sia questa – ed è una tesi che definirei “forte”, per la quale forse qualche pezza d’appoggio è necessaria.

  10. @Marco Ferrari: Penso che la sua tesi sia questa – ed è una tesi che definirei “forte”, per la quale forse qualche pezza d’appoggio è necessaria.

    Non ti basta il livello della politica italiana (fatta da avvocati e letterati) di questi tempi? Che altre prove vuoi? 8-)))

  11. Invece io penso che il grido di allarme lanciato da Odifreddi andrebbe preso proprio sul serio.
    Il tipo di cultura che una società tende a privilegiare si riflette direttamente nella qualità dei rapporti civili sui quali si deve basare la convivenza dei suoi membri.
    Vi sembra normale che noi viviamo in un paese dove non esistono fatti ma solo interpretazioni? Che anche avvenimenti dei quali si hanno già prove evidenti vengano comunque considerati passibili di letture alternative, e senza che questo desti alcuno scandalo (un esempio per tutti, e ormai classico: telefonata alla questura di Berlusconi)?
    In Italia questo è possibile e ritenuto del tutto normale ANCHE perché nel nostro paese la cultura umanistica è sempre stata considerata più importante di quella scientifica.
    Senza voler entrare nella disputa fra i due tipi di culture (tra l’altro un problema già datato ed in parte superato) è indubbio che la cultura umanistica tende a fare largo uso delle capacità retoriche e persuasive, a differenza della scienza che tende ad ottenere un sapere generale e logicamente inoppugnabile.
    Se la nostra nazione, a distanza di centocinquanta anni dalla sua fondazione, non è riuscita a stabilire alcun principio o valore comune sui quali basare la propria esistenza, se tutto, in qualsiasi momento, può essere rimesso in discussione, se la nostra società è continuamente attraversata da faziosità e partigianerie assolutamente inconciliabili, ebbene tutto questo si deve anche al fatto che le persone non sono mai state incoraggiate ed educate a ragionare sulla realtà in cui vive in modo astratto e generale, ma quasi escusivamente a coltivare le proprie opinioni e a difendere ad ogni costo i propri punti di vista personali.
    Vorrà pur dire qualcosa in proposito il fatto che il nostro parlamento è occupato per la maggior parte da avvocati o funzionari politici e sindacali ed in minimissima parte da scienziati (fonte: http://www.ilpolitico.it/2009/01/08/1217/ ). O no?
    Platone poneva esattamente lo stesso problema quando attaccava i sofisti e sosteneva un sapere fondato sui concetti astratti e non sulle opinioni personali. Oggi, anche senza il sostegno di alcuna costruzione metafisica, credo che il problema si possa comunque porre con la stessa urgenza e necessità.
    Saluti
    Filopaolo

  12. @Marco Ferrari e @Filopaolo: Quanti scienziati ci sono nel parlamento inglese? E in quello americano? Credo che avvocati, medici e notai siano maggioranza un po’ ovunque.
    Onestamente, non credo che il fatto che di aver studiato Dante, Proust o Hegel rispetto a fisica o chimica abbia poi così importanza, per avere politici bravi e con un minimo di onestà.
    Diverso il discorso per il mondo del lavoro: una società in cui tutti vogliono fare i letterati e nessuno l’ingegnere avrà degli squilibri più o meno gravi.

  13. Io ponevo un problema più generale e non solo limitato alla classe politica.
    Ho posto l’attenzione sul parlamento italiano solo perché lo ritengo la punta dell’iceberg di una situazione generalizzata e diffusa a livello di senso comune e di coscienza civile.
    Comunque, dai un’occhiata alla situazione inglese e dimmi se non ci sono delle sensibili differenze con la nostra:

    http://www.parliament.uk/documents/commons/lib/research/notes/snsg-01528.pdf

    Saluti
    Filopaolo

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