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Un problema da psicanalisti

[Che] cosa spinga i letterati a inventare mondi fantastici, invece di preoccuparsi di quello reale, è un problema da psicanalisti, che lasciamo alle loro fantastiche interpretazioni.

Così scrive, sul suo blog, Piergiorgio Odifreddi.
Sono d’accordo con lui: chi usa la fantasia e l’immaginazione è meglio che vada da uno psicanalista. Mi chiedo da quale specialista sia andato lui, dopo aver intervistato, tra gli altri, Hitler, Gesù e Newton.

La realtà, la menzogna e Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi se la prende con la narrativa, colpevole di allontanare dalla realtà.
Se le accuse vi suonano familiare, è perché probabilmente vi ricordate la condanna che formulò Platone qualche secolo prima del nostro celebre matematico.
Il filosofo ateniese aveva una imponente metafisica a sorreggere la sua condanna. Non credo che Odifreddi abbia una metafisica: oramai anche i filosofi ne fanno a meno, figuriamoci il nostro prolifico polemista. E allora su cosa si regge la sua condanna?
Sulla scienza, cioè sulla tanto decantata realtà? Non direi: non si citano studi sociologici o psicologici,non si accenna neppure a un qualche esperimento per verificare la tesi portante del discorso. Direi che l’accusa di Odifreddi si basa su un’impressione, ossia su un pregiudizio. Roba da far quasi rimpiangere la metafisica.

Dialoghi tra culture

È difficile il dialogo tra quelle che, riprendendo la fortunata espressione di C. P. Snow, possiamo chiamare le due culture, quella umanistica e quella scientifica.
Le difficoltà spesso nascono dall’ignoranza degli umanisti, convinti che la conoscenza scientifica sia arida, quando va bene, o pericolosa, quando va male — in entrambi i casi meglio tenersene a distanza, tanto non serve conoscere la scienza per scrivere saggi sul pensiero scientifico. Continua la lettura di Dialoghi tra culture

Predicazione preilluministica

Hans KüngPiergiorgio Odifreddi intervista Hans Küng.

Anche io sarei già contento se la Bibbia parlasse di forze spirituali o cause sconosciute, invece di divinità antropomorfe.

Questo evidentemente è vero, ma non è così facile. Perché è molto comprensibile che l’uomo ordinario che vuole pregare, seguendo un desiderio che si è rivelato fondamentale nella storia dell’umanità, non sappia indirizzarsi a un Ens Absolutum

Il fatto che la religione soddisfi un bisogno dell’uomo non significa, però, che essa sia vera!

Infatti io non voglio dare una prova di Dio, ma solamente spiegare l’esistenza di un linguaggio antropomorfo: è perché vogliamo usare concetti concreti, non astratti, che utilizziamo metaforicamente invocazioni come Padre per il Creatore, Fratello per il Salvatore, anche se naturalmente Dio non è né maschile né femminile, e trascende tutte le differenze sessuali. Quando io recito “Padre Nostro, che sei nei cieli” non sono così ingenuo da credere di indirizzarmi a un maschio localizzato fisicamente in cielo, ma questo non mi impedisce di parlare così e di sapere che sto usando espressioni analogiche, per usare il linguaggio di Tommaso d’Aquino.

Non lo impedisce a un teologo come lei, ma ai fedeli?

Bisogna dirlo anche a loro, per evitare le inutili difficoltà che derivano da una predicazione preilluministica del messaggio cristiano.

Due cose mi hanno colpito di questa intervista:

  • Hans Küng ha scritto in ben due occasioni Tommaso d’Aquino, e non San Tommaso d’Aquino;
  • l’espressione “predicazione preilluministica del messaggio cristiano”.

La caricatura, di origine sconosciuta, l’ho trovata qui.

Lo sberleffo sprecato

Mario Iannaccone, che è un collaboratore del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, scrive su Avvenire una feroce critica agli atei sghignazzanti, ad esempio Odifreddi e Giorello.
La tesi è molto semplice:

Chi difende le ragioni di un mondo senza Dio va rispettato, e letto, anche perché è necessario alla fede. Ma gli argomenti dell’ateismo possono arricchire la vita culturale soltanto se sorretti da un’alta tensione intellettuale. La freddura, lo sghignazzo così come l’invettiva che confonde fanatismo con religione sono indegni di intellettuali che hanno responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica che li vede apparire, spesso suo malgrado, su ogni schermo e pagine di giornale.

Per Iannaccone la risata è indegna: gli intellettuali, e in generale chi ha delle “responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica”, non dovrebbero ridere, o almeno non dovrebbe far ridere.
Le risate non sono degne di attenzione. Se una persona fa una battuta, usa l’ironia, non ascoltatelo: quello che dice non è interessante.

Non ho semplicemente voglia di commentare quanto una simile concezione del comico sia meschina e, questa sì, davvero indegna di un intellettuale o presunto tale.

Uno fa uno sgarbo, e subito quello diventa “patrimonio dell’umanità”

Centre Pompidou

Renzo Piano intervistato da Piergiorgio Odifreddi:

E naturalmente quello [il Centre Pompidou] è stato il progetto che l’ha definita.
Sì, ma in un modo sbagliato, perché in realtà non definiva un accidente. Agli inizi tutti l’hanno preso come il trionfo della tecnologia, ma non lo era assolutamente: semmai, era una specia di voluto sberleffo alle istituzioni.

E perché le istituzioni l’hanno permesso?
Perché si lasciano spernacchiare: da sempre, ai giullari è permesso farsi gioco dei potenti. Ma non era soltanto una pernacchia, quanto piuttosto una volontà di ribellione al confinamento della cultura in luoghi specialistici, e un tentativo di farne una fabbrica, un’officina, un opificio. La gente si è subito divisa: da una parte quelli che amavano il Beaubourg, dall’altra quelli che lo odiavano. Ma alla fine Parigi l’ha adottato, e adesso è addirittura diventato monumento nazionale: non hanno permesso neppure più a me di modificarlo! Vede, com’è ridicola la vita? Uno fa uno sgarbo, e subito quello diventa “patrimonio dell’umanità”.

Renzo Piano, Che cos’è l’architettura?, Luca Sossella editore, 2007, p. 10

Recensione consuntiva

Ho letto la recensione di Giancarlo Giardina al “libro” Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) del “matematico” Piergiorgio Odifreddi.

Quella di Giardina non è una vera e propria recensione: l’autore si limita, giustamente, a discutere quegli aspetti del libro di Odifreddi che lo riguardano maggiormente in quanto filologo (è docente di filologia e letteratura latina a Bologna).
Riassumendo: Odifreddi è un cretino e un antisemita.

Odifreddi è un cretino quando interpreta “poveri di spirito” nel senso di idioti o quando, sempre su basi linguistiche, sostiene che gli ebrei fossero pagani e politeisti: Giardina è preciso e convincente nel liquidare le ardite interpretazioni di Odifreddi, e se devo fidarmi di qualcuno sull’origine del teonimo biblico Eloah nessuno si offenderà se preferirò un filologo a un matematico. Continua la lettura di Recensione consuntiva

Recensione preventiva

Giorgio Israel pubblica sul suo blog la dotta recensione del prof. Giancarlo Giardina del “libro” di Odifreddi.

Sono sei dense pagine che non ho ancora letto e mi limito, quindi, a due riflessioni preventive sull’uso delle virgolette.
Per Giorgio Israel Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) di Odifreddi non è un libro o, almeno, lo è solo se racchiudiamo il termine tra virgolette. Io non ho letto neppure questo testo, però l’ho visto in libreria, non dal pescivendolo, e aveva proprio l’aria di un libro: un insieme di fogli stampati delle stesse dimensioni cuciti insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Israel, evidentemente, ne sa più di me.

La recensione di Giardina, professore a Bologna, inizia con «Il ‘matematico’ Piergiorgio Odifreddi firma un libro…». Perché quella virgolette? Odifreddi si è laureato in matematica ed è professore di logica matematica a Torino: se non è un matematico lui, chi lo è?
Il libro (o “libro”) di Odifreddi non parla di matematica, ma di religione e si può tranquillamente affermare che è pieno di cavolate e imprecisioni senza per questo incidere sulle sue conoscenza matematiche.

Matematica divina

Kurt Gödel; La prova matematica dell’esistenza di Dio; Bollati Boringhieri, 2006

Da Anselmo a Gödel

Il primo atto di questa lunga storia si situa intorno al 1077: in quegli anni il monaco benedettino Anselmo di Canterbury scrisse il Proslogion, “colloquio”, nel quale, per la prima volta, viene avanzata una dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio.
Nel precedente Monologion, “soliloquio”, Anselmo aveva proposto alcune argomentazioni a posteriori, ossia condotte a partire dall’esperienza; in quello che invece diventerà noto come argomento ontologico, invece, non vi sono presupposti esterni: tutto si basa sul semplice ragionamento.

Nel 1781, dopo sette secoli di discussioni che coinvolgono, per limitarsi ai principali, Gaunilone, Tommaso, Duns Scoto, Descartes e Leibniz, Kant sembra chiudere definitivamente la questione, scrivendo, con la Critica della ragion pura, l’atto conclusivo della storia dell’argomento ontologico.

Tuttavia già Hegel riapre la questione: le vicende della dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio continuano. Continua la lettura di Matematica divina