La natura non è cattiva

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 2 mesi 8 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

C’è del buono nell’articolo di Claudio Risé per Il mattino di Napoli «La natura è cattiva?».
Lo psicoterapeuta milanese rifiuta infatti ogni dicotomia tra uomo e natura:

Il fatto è che la natura non è altro, diverso da noi; noi stessi siamo, anche, natura.

Il problema è che questa interessante affermazione (dalla quale discende una condanna verso la noncuranza della natura) viene intesa da Risé come la necessità di un ritorno alle origini, una lontana età dell’oro nella quale vigeva l’armonia tra l’uomo e la natura, armonia spezzata dall’illuministo di De Sade (!).
La natura non ci è nemica: non nel senso che la natura non è né buona né cattiva, ma nel senso che ci è amica, è buona con noi se noi siamo buoni con lei.

Ecco un problema interessante: come dovrebbe comportarsi una persona che considera insensate queste affermazioni sull’armonia tra uomo e natura ma apprezza la condanna dello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali?

21 pensieri su “La natura non è cattiva

  1. Mi sembra un quesito semplice: deve condannare lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e spiegare i veri motivi di questa condanna.

  2. Benché non ci sia niente di innaturale in ogni azione umana, perché l’uomo è un pezzo di natura in ogni sua parte, ne condivide la sostanza e le leggi e non fa che ubbidire a questo gioco anche quando produce idee e manufatti apparentemente innaturali. In fondo la cultura umana in ogni sua manifestazione presuppone una materia cerebrale evolutasi fatta di atomi che si è evoluta e adattata nel contesto naturale e poco importa se ha secreto idee e concetti diversissimi e finanche contraddittorii che non hanno una consistenza fisica. Fra le competenze umane c’è la previsione delle possibili conseguenze delle azioni. Spesso si può decidere se una conseguenza è auspicabile o meno in base ad un parametro di convenienza che dovrebbe avere come suo fondamento il benessere dell’umanità (cosa voglia dire non so, bisogna discuterne), benessere che non necessariamente cozza con la preservazione razionale dell’ambiente nelle sue varie manifestazioni, visto che l’uomo ne risulta vincolato e dipendente. Quali debbano essere le strategie da adottare dipende da quanto ne sappiamo del mondo e del suo funzionamento. Perché dobbiamo farlo? Se vogliamo sopravvivere a lungo e bene…

  3. Mi permetto di non rispondere alla domanda (ci devo pensare su), e invece di consigliare a Risé la lettura di “Collasso” di Jared Diamond. L’idea di Risé che lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente naturale abbia origine dalla modernità è quanto di più risibile abbia sentito ultimamente (ma so che sfondo una porta aperta).
    Mia

  4. @Stefano: Ho formulato male la domanda finale. Intendevo dire: come deve comportarsi di fronte a discorsi come quello di Risé? Accettarlo perché la conclusione è condivisibile o rifiutarlo perché basato su una visione della natura inconciliabile con la propria?

    Rispondo, comunque, al tuo interrogativo: il motivo della condanna è consequenzialista. Il mondo è un bel posto, conviene conservarlo!

    @il dizionario dei cazzari: Discorso molto interessante.
    Aggiungo una semplice postilla: considerare, per il bilancio finale, non solo il “benessere” degli esseri umani, ma anche quelli degli altri esseri viventi – compatibilmente alle loro caratteristiche.

    @Mia: Sì, sfondi una porta aperta. Purtroppo la porta non è aperta per Risé. 🙁

  5. Per me alla “condanna dello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali” ci si arriva benissimo dalla presa d’atto che la nostra è una specie la cui sopravvivenza dipende dalla natura e dall’ambiente: l’ambiente è uno solo, e finite le risolrse naturali non siamo in grado di fabbricarne altri.

    Insomma, alla condanna allo sfruttamento delle risorse ci si arriva dalla nostra finitezza.

  6. @Ivo
    Sono d’accordo che debbano essere rispettati gli altri esseri viventi, ma – forse non l’ho espresso abbastanza chiaramente – il rispetto verso altri organismi è implicito nella ricerca di un benessere equilibrato (scusate il lessico da guaritore), dato che l’interconnessione ecologica fra uomo e specie (e risorse naturali) vincola l’uomo a ponderare le sue scelte affinché questi rapporti fra specie non producano effetti devastanti anche su di lui. E’ pur vero che esistono specie in via d’estinzione la cui scomparsa forse non determinerà nessuno stravolgimento naturale (tipo il panda) ma la cui salvaguardia richiede spese e risorse che possono apparire eccessive se si considera che in Cina ci sono anche bambini che muoiono di fame. In questo caso non credo che ci possa essere un’argomentazione che non sia esclusivamente culturale (e quindi relativamente opinabile).

  7. @ Mia: Ho adorato quel libro.
    Jared Diamond è entrato nella ristretta cerchia di autori da me preferiti.
    Noto che ridere di Risè presenta una sonorità che me lo farebbe definire “musicalmente corretto”.

    @ Ivo ed @Il dizionario dei cazzari:
    Interessante, ma mi sembra che di questo tipo di problemi se ne sia interessato già un certo Richard Dawkins in un best seller noto in italia con il titolo “Il gene egoista”.

    Un sorriso

    P.S. Solo ora mi sono andato a leggere il testo originale.
    Devo sinceramente fare i complimenti al caro
    Ivo per la selezione delle fonti…
    e pensare che una volta mi avevi dato del masochista perchè leggevo dei “blogger/giornalisti di destra”…
    …e pensare che mi potevi dare dell’illuminista sadico 😀 😀
    ….

    😕 😀

    P.S @ Mia: A proposito secondo il suddetto lo sfruttamento della natura sarebbe addirittura illuminista e/o scientista. Evidentemente sarà stato il boscaiolo/illuminsta “De Sade” a desertificare l’Iraq…

  8. Un biologo francese una volta disse: “non dobbiamo salvare i Condor perchè abbiamo bisogno dei Condor, dobbiamo salvarli perchè l’umanità per sopravvivere necessità di quella sensibilità etica per la quale ci preoccupiamo di salvare i Condor”. Cito a memoria. Forse la massima era più incisiva. Non è esattamente quanto dice il @ dizionario dei cazzari, il cui rimando è piuttosto agli “effetti devastanti” di un agire antiecologico e sconsiderato delle risorse naturali, ma siamo sulla buona strada. Perchè ovvio che anche il più spinto ambientalista o animalista non vuole salvare il Panda per completo e disinteressanto “pandismo” (a patto che non si creda ancora nei motivi puramente morali di Kant).
    E inoltre. Comunque l’uomo fa o disfa, la Natura se ne frega. Il mondo continuerà anche dopo che l’uomo lo avrà completamente inquinato, o prosciugato, continuerà anche dopo l’uomo stesso, sotto forma di pianeta completamente deserto o ricoperto interamente d’acqua.
    Non so se possiamo dire che la natura è imperitura, ma certo durerà più dell’uomo quandunque egli cerchi di distruggerla.

  9. @il dizionario dei cazzari: Il panda è diventato un simbolo della protezione della natura – e questo significa, temo, che la sua scomparsa verrà giudicata più grave di quella di un qualche ripugnante rettile (magari indispensabile per il mantenimento di un ecosistema).
    E tutto perché un peluche di Panda è carino, uno di rettile no!

    @il più Cattivo: Mai pensato di essere particolarmente originale 😉

  10. @ Ivo: Non me la bevo…. 😉
    …speravo mi rispondessi sulla “selezione delle fonti”…
    … speravo fosse un assist su un argomento legato alla selezione naturale verso la selezione artificiale. 😕 😀

    Comunque ne approfitto per segnalarti che l’avversione della nostra specie nei confronti dei “serpenti” più che dei rettili è certamente un residuo della nostra origine di raccoglitori e poi di agricoltori.

    @ Zar: Come già segnalato precedentemente, mi trovo in generale in accordo con i tuoi interventi, quello che mi trovo a doverti far notare (in qualità di più Cattivo non me ne posso astenere) è che la frase

    Non so se possiamo dire che la natura è imperitura, ma certo durerà più dell’uomo quandunque egli cerchi di distruggerla.

    è implicitamente dualistica o tautologica, se dualistica riporta l’oggetto della discussione alla partenza (della discussione UOMO è NATURA), altrimenti tautologica, in quanto la sopravvivenza di un solo elemento della natura (in particolare l’uomo) implica la sopravvivenza della natura stessa.
    Resta in ogni caso una affermazione antropocentrica.

    Un Sorriso

  11. Bisogna ricordare che Risé fa lo psicanalista: quindi è interessato ad un punto di vista molto particolare, e sempre di quello parla nel suo blog. Si veda ad esempio questo articolo, per avere un’idea.

    Riguardo alla tua domanda, Ivo, ti direi semplicemente: se condividi le conclusioni, combatti insieme a lui!

  12. @ il più Cattivo: Hai ragione, volevo solo dire che ogni affermazione del tipo “di questo passo l’uomo distruggerà la Terra” è Falsa (a meno che l’uomo non possieda la capacità di spegnere il Sole, ma forse nemmeno questo basterebbe). La tautologia che presupponevo è piuttosto quella tra Terra e Natura. Molto arbitraria d’altronde, e assolutamente antropocentrica anch’essa.
    @ Ivo: non ho nulla contro i rettili, ma è ovvio che la scomparsa di un qualunque mammifero è più sentita data la somiglianza con noi.

  13. @Galliolus: Ho capito che fa lo psicanalista, ma non per questo deve psicanalizzare ogni cosa!

    @Zar: D’accordo: i mammiferi sono più carini – e mettendo un Panda nel logo si raccolgono più fondi che mettendoci un serpente. Ma non mi sembra un buon motivo per difendere il Panda invece del serpente!

  14. @ IVO certo che no! Ma la questione non è tanto la tenerezza o meno che un animale può suscitare, è la somiglianza. Il Panda per esempio, oltre ad essere carino, ha degli atteggiamenti davvero umani, alle volte molto più delle scimmie. Non so tu, ma io con un rettile ho poche cose in comune! 🙂 E in ogni caso, se prendi qualsiasi rivista della LAV puoi notare che in prima pagina ci sono sempre animali diversi: una volta un coniglio, un’altra volta un cavallo, un’altra ancora una gallina. Il WWF è solo una delle tante associazioni animaliste. Poi se un panda nel logo serve per ottenere più fondi, e questi fondi poi vengono usati anche per salvaguardare i serpenti – cosa che sicuramente il WWF fa – che male c’è?

  15. @ Ivo: il serpente non è il simbolo delle “farmacie/unità sanitarie o simili” ?
    Vorresti farmi intendere che sono dei masochisti o che non hanno bisogno di “compiacere”?

    🙁 😎 Qualche sorriso in più

  16. @Zar: No, non c’è nulla di male – finché si limita al lato pubblicitario.

    @il più cattivo: Sarà un caso che oltre al serpente c’è anche la croce? 😉

  17. @Ivo non credo sia una croce, dovrebbe essere un bastone, una canna, un simbolo che si richiama sempre alla medicina delle origini… almeno credo.

  18. Ha ragione Zar. Il simbolo delle farmacie è il caduceo, mentre il simbolo delle ambulanze è il bastone di Esculapio dentro una figura a simmetria esagonale. In entrambi i casi si tratta di simboli legati a divinità pagane, che poco per volta soppiantano la tradizionale croce: in effetti la croce è un simbolo troppo di parte per essere accettata in istituzioni non dichiaratamente cristiane. Mi sfugge il motivo per cui gli dei dell’Olimpo siano considerati più laicamente accettabili del Dio dei cristiani, ma questa è un’altra storia.

  19. @Galliolus: Mi basavo su una impressione: ricordo che, da piccolo, le farmacie avevano quasi tutte il bastone con i serpenti, mentre adesso vedo quasi ovunque croci verdi che si illuminano.
    Direi che gli dei dell’olimpo sono più accettabili perché, da quel che mi risulta, non ci sono seguaci di Zeus a minacciare la laicità dello stato – mentre si sa, voi cattolici siete contro la democrazia, la libertà eccetera eccetera 😉

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