Errori di prospettiva

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 10 mesi 19 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

La contrapposizione tra naturale e culturale, tra lo spontaneo e l’acquisito, è, come molte altre contrapposizioni, meno solida di quanto a prima vista possa sembrare.
Le persone non vivono nell’irraggiungibile iperuranio: nascono sempre in un determinato luogo e nella loro vita vanno incontro a determinate esperienze e non ad altre. Chiedersi quali sarebbero le proprie idee politiche se si fosse nati e cresciuti in Unione Sovietica o negli Stati Uniti è una domanda oziosa, utile per mettere alla prova le proprie certezze, ma nulla di più. L’unico modo per distinguere ciò che è naturale da quello che è culturale è lavorare sulle differenze: ad esempio, dal momento che gli uomini parlano ovunque, si suppone che il linguaggio faccia parte della natura umana e non della sua cultura, ma anche qui è difficile distinguere con precisione.

Il determinismo genetico vuole che le caratteristiche di un individuo siano riconducibili al suo codice genetico. È una bella idea, utile per intessere avvincenti racconti sulla clonazione di Hitler, ma poco convincente, almeno per l’identità personale come interessa a noi.
Da un punto di vista etico, quindi, non vi sono sostanziali differenze tra la manipolazione del patrimonio genetico e le scelte educative: entrambe tendono a modellare l’individuo in una certa maniera.
Allo stato attuale delle conoscenze, manipolare l’ambiente è più semplice: un dittatore interessato al condizionamento dei propri cittadini troverà più comodo ed efficace controllare le scuole e i mezzi di comunicazione rispetto al codice genetico. Con l’evolversi delle conoscenze scientifiche la situazione potrebbe cambiare, ma la differenza difficilmente diventerà moralmente rilevante.

Questa lunga premessa per affrontare da un altro punto di vista un tema sul quale si dibatte a lungo: l’eugenetica.
È l’esempio del dittatore a mettere in risalto quello che è il vero nocciolo del problema: a destare orrore non deve essere la possibilità di migliorare il patrimonio genetico di un individuo, ma come questo miglioramento viene attuato, se per imposizione dall’alto, avendo come obiettivo unicamente la purezza della razza e la supremazia del proprio popolo, oppure se liberamente scelto dall’individuo. Chi condanna l’eugenetica di per sé, dovrebbe anche, coerentemente, condannare l’educazione e in generale i mezzi di comunicazione di massa, dal momento che svolgono la stessa funzione.

Paragonare l’aborto terapeutico alle pratiche eugenetiche dei nazisti è quindi un terribile errore di prospettiva.
Ovviamente ci possono essere mille altri motivi per condannare questa pratica, uno dei quali riguarda la condanna di tutti gli aborti: i diritti del concepito. Ma lo spauracchio dell’eugenetica nazista no, non c’entra nulla.
Per rendersene conto, basta dare anche una rapida lettura a questo agghiacciante resoconto.

7 pensieri su “Errori di prospettiva

  1. Sono perfettamente d’accordo che l’uomo è un animale culturale, cosa che spesso viene dimenticata, però…

    Se intendi dire che la cultura come la natura non è libera creazione, ma è retta da leggi precise che possono essere studiate, beh, è vero ma cosa vecchia di parecchi secoli.
    Ricordo che, da manuale, la scolastica spagnola – quella del giusnaturalismo, per intenderci – usava come termine tecnico naturalis per indicare tutto ciò che non è intenzionale creazione dell’uomo, ma è retto da leggi sue proprie. Ciò vale tanto per la natura inerte, quanto per la società.
    Notare: non ciò che esiste senza intervento umano, ma quella porzione di realtà è retta da leggi.
    Ogni azione umana intenzionale- leggi, istituzioni…- ha e presuppone una porzione naturalis, così come la presuppone un artefatto.
    ( La stessa intuizione ce l’ha De Maistre nelle Considerazioni sulla Francia e nel pPrincipio generatore delle costituzioni civili, dove appunto rimprovera gli illuministi di essere ignoranti sulle strutture della società che vorrebbero cambiare. )
    Nulla a che vedere con la suddivisione “naturale” / “artificiale”, magari con attribuzione di valore positivo al primo e negativo al secondo. Tanto meno ha affinità, sia pure oppositive, con una recente, giornalistica e popolarissima invenzione dell’uovo sodo: secondo questa grandiosa scoperta- TA-DAN! -anche ciò che fa l’uomo è naturale! …MA VA? 🙂 E noi che non l’avevamo capito…

    Ora, ne segue che quoad nos natura e cultura ci limitino in modo analogo.
    Ma questo non significa che quoad se le scienze naturali e quelle sociali siano simili epistemologicamente: una studia gli effetti inintenzionali e la struttura di comportamenti intenzionali e coscienti, l’altra tratta oggetti incoscienti; una spiega la realtà con entità minime inosservabili mentre il macro resta visibile e l’altra la spiega con vaste entità sociali inosservabili mentre è osservabile il micro, cioè gli individui; per l’una ogni livello di realtà, osservabile e non osservabile, è conchiuso in sé, per l’altra esiste una inscindibile duplicità( corpo vivente+ intenzioni coscienti= essere cosciente ); etc. etc.

    ciao!

  2. eno: confesso di non conoscere per nulla la scolastica spagnola 🙂
    Se ho capito bene, condivido quello che hai scritto: non intendevo certo sostenere l’equivalenza della fisica con biologia e la letteratura! La mia equivalenza è semplicemente morale: interventi migliorativi educativi e genetici sono moralmente equivalenti (escludendo la diversa invasività di un libro rispetto a una terapia genetica, ovviamente).

  3. No no, neanche io la conosco… :-! ( De Maistre sì, quei due testi che ho citato. )
    Mi sono espresso schifosamente.
    Con “Ricordo da manuale che…”- non so se era chiaro- intendevo letteralmente “Mi ricordo da un manuale…”, manuale di storia delle dottrine politiche. Ma l’ho sentita tante di quelle volte dal docente, che voleva chiarire che di giusnaturalismi ce ne sono diversi, che mi è entrata nei timpani.
    Comunque, c’era una altra cosa che non avevo chiaro: l’espressione “educazione”.
    Mi pare che l’equivalente sul piano sociale di leggi biologiche non sia “educazione”, ma “civiltà” o “cultura”.
    Dunque la domanda diventa: “E’ lecito plasmare a tavolino una cultura? …ma cosa più importante, è fattibile?”.
    I recenti tentativi di nation building non sono stati un gran successo, mi pare.
    Non so se l’equiparazione a distanza tra migliorie genetiche e “politica culturale” funziona, ma se lo fosse non mi parrebbe un gran buon auspicio… 🙁

  4. No no, neanche io la conosco

    Bene, anche tu sei un umano 😉

    Mi pare che l’equivalente sul piano sociale di leggi biologiche non sia “educazione”, ma “civiltà” o “cultura”.

    Uhm… direi di sì:
    leggi biologiche < => cultura
    però:
    modifiche eugenetiche < => educazione

    Dunque la domanda diventa: “E’ lecito plasmare a tavolino una cultura? …ma cosa più importante, è fattibile?”.

    Uhm… temo non sia né lecito né fattibile, ma, appunto, non è necessario pensare così in grande.
    Puoi pensare di educare una persona, di insegnare a una classe la risoluzione delle equazioni di secondo grado o di costringere una nazione a fare un “Grande Balzo in Avanti”.

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