Contesti musicali

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 10 mesi 19 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Un mio piccolo sfogo è stato ottimamente commentato e ripreso da Weissbach, che solleva il problema del contesto:

Ci sarebbe anche da discutere sul fatto che noi ci permettiamo di ascoltare il Messia di Haendel o l’ottava di Mahler mentre siamo in tangenziale o in coda all’USL.
Quest’uso è assolutamente astruso da quanto previsto dall’autore e dai fruitori originali.

Händel, morto nel 1759, non conosceva certo le automobili e le tangenziali, figuriamoci l’autoradio e l’iPod! D’altra parte, non conosceva neppure la radio e i dischi: per lui era imprevisto e imprevedibile non tanto la tangenziale, ma qualsiasi luogo che non fosse una sala da concerto!
Il discorso si può estendere: una sala da concerto moderna, pensiamo alla Philharmonie di Berlino progettata da Hans Scharoun, è qualcosa di inimmaginabile per Händel.

È ovvio che un iPod sia comunque più distante dal pensiero di Händel della Philharmonie di Berlino, eppure occorre tenere presente che in entrambi i casi non è possibile tornare indietro nel tempo: siamo oramai nel XXI secolo, possiamo ascoltare e apprezzare la musica di Händel (e le poesia di Dante o i dialoghi di Platone), senza dimenticare che in ogni caso tradiremo l’autore.

3 pensieri su “Contesti musicali

  1. viene più che altro in mente cosa si può capire da un ascolto del genere. In teoria possiamo ascoltare queste cose anche quando facciamo un incontro di boxe. In pratica la mia esperienza mi suggerisce che si riduce la musica a mero “sottofondo” (cosa leggittimissima comunque), a scapito della comprensione (per quel che, comunque, se ne comprende).

  2. Visto che parliamo di contesti: ricordo un problema simile in un contesto differente.

    Ho citato tempo fa (http://weissbach.splinder.com/post/13266505/) la History of Science, 1700–1900 di Frederick Gregory.

    Gregory parla del problema che si incontra nella storia della scienza – in realtà nella storia di qualunque cosa – quando si impiegano termini moderni per cose che non avevano quel nome (o per le quali quel nome non portava gli stessi significati).

    Nella fattispecie lui insiste sul concetto di scienziato.

    Certo, tu leggi spesso Israel et similia, quindi parva non licet 😉

    Al fine di tutto questo papiro, ricordo che anche il suddetto audiolibro l’ho ascoltato in macchina.

    E tutto Guns, germs and steel mentre facevo ferrate…

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