Che cosa è uno sport?

closeQuesto articolo è stato pubblicato 4 anni 6 mesi 30 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il bridge non può essere considerato uno sport: a questa conclusione, stando a una notizia d’agenzia che ho letto poco fa è giunto un tribunale britannico:

LONDRA, 25 FEB – Anche se comporta un grande impegno e una memoria d’acciaio il bridge non può essere considerato uno sport. A stabilirlo è stato un tribunale britannico che ha così respinto l’appello lanciato dalla Federazione dei giocatori inglesi, la English Bridge Union, che pretendevano dal fisco di Sua Maestà gli sgravi previsti per le attività sportive. Le loro argomentazioni erano solide: il bridge viene riconosciuto dal Comitato olimpico internazionale, anche se non è incluso nel programma delle gare. Non solo, l’agenzia delle entrate britannica già definisce come sport le freccette e il biliardo. Ma questo non ha convinto i giudici, secondo cui il bridge è ‘solo’ un gioco perché non comporta abbastanza attività fisica. (ANSA)

Pare di capire che uno sport sia un’attività che richiede una certa quantità di attività fisica, altrimenti è semplicemente un gioco.
Una quantità anche bassa – sono sport sia le freccette sia il biliardo, e credo anche la Formula 1 dove l’attività fisica la svolge prevalentemente un motore a scoppio – ma comunque superiore a quella necessaria per mescolare un mazzo di carte.

Come differenza tra sport e gioco ci può stare, anche se mi rimetto all’opinione di filosofi più esperti in tema sportivo.
Tuttavia non capisco per quale motivo uno Stato dovrebbe favorire, con agevolazioni fiscali, le attività sportive e non quelle semplicemente ludiche. Non è una forma di paternalismo?

22 pensieri su “Che cosa è uno sport?

  1. @zar: Dichiaro la mia ignoranza in materia ma, se mi passi il gioco di parole, credo che più che attività fisica si tratti di passività fisica, nel senso che indubbiamente subiscono sollecitazioni intense che richiedono molto allenamento. Poi non so neppure se li hanno, gli sgravi fiscali…

  2. Suvvia è prerogativa dello stato incentivare lo sport e l’attività fisica, perché non può permettersi di ospedalizzare orde di poltroni sedentari.

    (Prova un go kart e scoprirai che si fa una fatica bestia)

  3. Diciamo “attività isometrica”, allora, più che passività. Sopportare qualche g di accelerazione non è da tutti. Credo che il tipo di sforzo sia simile a quello dell’arrampicata sportiva (almeno, non quella di velocità), o della lotta.

  4. Credo sia rilevante non solo — non tanto — la quantità di esercizio fisico, quanto la rilevanza di questo ai fini dell’esito del gioco. L’attività fisica richiesta per il lancio delle freccette sarà anche piccola, ma è su quella che si gioca l’esito della partita. Se mescolare un mazzo di carte fosse rilevante per l’esito del bridge, direi che saremmo in presenza di un baro: per la vittoria a bridge è rilevante (immagino, non so giocare a bridge) la strategia, che non ha niente di fisico.

  5. Un partito che avesse nel programma di governo di detassare il bridge non lo voterei, perche’ sono contrario a incentivare il gioco d’azzardo. Ma ha senso che esista. Questa idea che lo stato non deve essere etico o paternalistico e’ una baggianata. C’e’ o dovrebbe esserci un giudizio alla base di ogni atto politico, che si deve basare su un’opinione di come il mondo e’ e come lo si vorrebbe, di chi fa bene e di chi fa male.

  6. Mi sarei concentrato su cos’è una agevolazione fiscale… forse era più appropriata.
    In Italia credo che la questione sia affrontata diversamente. Di certo per le agevolazioni fiscali serve l’assenza di lucro indiretto… ma vi sto già annoiando.
    un Sorriso

  7. Ah, ToMaTe, ToMaTe… è davvero una baggianata pretendere che lo Stato non debba essere paternalistico ed etico? Dove metteresti allora la linea di demarcazione fra una teocrazia, una dittatura, da una parte, e uno stato etico e paternalista dall’altro?

  8. mlejnas, in primo luogo trovo che la forma di governo e il fondamento etico di uno stato siano due cose diverse. d’altra parte si, come la linea di demarcazione tra il feto e il nascituro, e’ molto difficile e del tutto arbitrario tracciare una linea di demarcazione tra una dittatura e una democrazia, tra uno stato etico e qualsiasi altra cosa, ammesso che esista. io poi mi penso anarchico, figurati.

  9. Rieccomi, scusate il ritardo.
    Certo, tomate, sono due cose diverse, ma se uno stato ha un fondamento etico “forte”, preferirà forme di governo “forti”.
    E certo, sì, le cose nel mondo sono sfumate, ma direi che il paternalismo non si situa nella zona grigia, e individua invece una precisa polarità: quella di prevaricare sulla vita del singolo.
    Ma pensa, saresti anarchico: anch’io vado in giro dicendo di esserlo, ma trovo contraddittorio proclamarsi tali (anarchia, ognuno pensa a sé e per sé, chiaramente nei limiti del reciproco rispetto) e contemporaneamente difendere uno stato etico e paternalista (lo stato che pensa con grande attenzione a me e per me).

  10. Vedi, confondi due piani logici. Io non difendo lo stato etico, dico che ogni stato lo è (ed ogni stato nasce da un atto di violenza di un gruppo di individui sugli altri). Dopodiché io personalmente farei a meno dello stato. D’altra parte in uno stato ci vivo, e quindi partecipo al gioco nelle forme che mi sono concesse.

    Ti faccio un esempio di quello che intendevo che ogni stato è paternalistico. Perché l’alcohol è legale e l’eroina no? Basta pensarci un poco e non c’è nessun argomento indipendente da un sistema di valori “paternalistici” per darne giustificazione. Come anarchico, sogno una società in cui non ci sono sostanze proibite, e in cui la cultura in cui si vive rende normale non ammazzarsi di stupefacenti (come è per l’alcohol in Italia, non così altrove). D’altra parte temo che se domani, tutto d’un tratto, l’eroina fosse legalizzata, perché manca il substrato culturale che auto-organizza il suo consumo probabilmente otterremmo “danni” enormi (che poi, magari, una società di gente tutta dipendente da eroina, invece che dal lavoro, potrebbe essere una società interessante, con meno conflitti, meno ansie).

  11. Mah, mi pare tu stia diventando sempre più eristico.
    Ora dici che non difendi lo stato etico, ma nel primo dei tuoi commenti definivi una baggianata pretendere che lo stato non entri paternalisticamente in territorio etico.
    Dici ora che stai solo sostenendo che lo stato non può non essere etico, e mi trovi anche d’accordo e per questo trovo che pretendere laicità dallo stato sia un passo di avvicinamento ad un ideale di società anarchica, appunto senza stato: com’è che tu la definivi una baggianata, questa?
    Per non parlare del finale, in cui sogni una società senza sostanze proibite, ma poi la temi: e dunque? ci sei o ci fai?

  12. boh, forse mi faccio. la risposta alle tue domande e’ nei miei commenti precedenti. posso benissimo essere vegetariano e affermare che e’ una baggianata mangiare una fiorentina ben cotta, cogli la differenza?

  13. @Tomate: non pensi possa esistere uno stato autenticamente liberale e non paternalistico? Uno stato che si limita a legiferare in base al principio del danno agli altri?

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