Che cosa è il metodo scientifico

closeQuesto articolo è stato pubblicato 5 anni 10 mesi 19 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Di solito scrivo il titolo alla fine, e lo faccio un po’ per pigrizia (e il titolo è la parte più difficile), un po’ perché magari non so bene che cosa scriverò.
In questo caso, invece, lo so: scriverò – sto scrivendo – di metodo scientifico. Quindi il titolo non può non essere “che cosa è il metodo scientifico”… chiaro, immediato, sintetico. A dire il vero, il titolo potrebbe anche essere “che cosa è il metodo scientifico?”, con un bel punto interrogativo che, a un filosofo, si addice: in molti pensano che il compito del filosofo sia fare domande, non trovare risposte.
È più umile fare domande che dare risposte. Ora, tralasciando il fatto che dopo Socrate per noi filosofi è da supponenti anche fare domande, io che cosa è il metodo scientifico lo so. E quindi lo scrivo. Immagino che qualche uomo di scienza si metterà le mani nei capelli, pensando al letterato che, sentendosi superiore, si mette a dare lezioni a chi la scienza la conosce sul serio.

Condivido le preoccupazioni di quell’uomo di scienza. Per dire, penso grosso modo una cosa simile quando leggo cose tipo questa:

In generale il metodo scientifico presuppone competenza e richiede il consenso attorno ad un concetto fondamentale: la “verità” circa un determinato oggetto è storicamente determinata, nel senso che è legata a condizioni specifiche e comunque ad un preciso stadio dell’avanzamento della conoscenza come codificata. È perciò sempre e comunque relativa.

Questa premessa è, mi sembra di capire, alla base di una critica a Wikipedia, accusata di minacciare il metodo scientifico. Ma di questo non mi voglio occupare, almeno non oggi (lo fa già qualcun altro).1
Voglio restare sul tema del metodo scientifico.

Che cosa è, dunque, il metodo scientifico?
Semplicemente, la voglia di mettere in discussione la propria tesi.
Questo è vero per i ricercatori del Cern come per chi ritiene di stare meglio con i pantaloni a vita bassa: entrambi hanno una tesi, se questa tesi viene semplicemente affermata e le critiche vengono ignorate, non c’è metodo scientifico. Se le critiche vengono prese in considerazione, c’è metodo scientifico.

Wikipedia, tra l’altro, è sommamente scientifica: dando a tutti la possibilità di correggere quanto riportato, si apre alle critiche.

Forse più che metodo sarebbe corretto chiamarlo atteggiamento scientifico, perché ancora non si dice nulla su come mettere in discussione la propria tesi. La fisica ha in effetti procedure che sono diverse da quelle della biologia e che divergono ancora di più da quelle della storia, per non parlare dei pantaloni a vita bassa. Non riesco a immaginare un controllo a doppio o triplo cieco per la velocità dei neutrini, e un protocollo di ricerca mi sembra un tantino sovradimensione per i pantaloni a vita bassa.
Dovrei cambiare il titolo. Ma se lo faccio poi dovrei riscrivere parte dell’articolo. Facevo bene ad aspettare.

  1. Ne ho sentite tante, di critiche a Wikipedia e di analisi sul perché non è una vera enciclopedia. L’unica che mi sembra sensata è quella che non ha, e non può avere, un progetto redazionale; proprio perché mi sembra sensata, la sento raramente. Quanto siamo snob noi filosofi! []

5 pensieri su “Che cosa è il metodo scientifico

  1. Sì, in effetti, aspettare per il titolo non è una cattiva idea 😉

    L’approccio da te impostato è interessante, ma non lo condivido. Quello che per me conta non è “prendere in considerazione” le critiche, ma il mettere a disposizione i metodi con cui le stesse valutazioni siano state ottenute. Il presupposto è che ogni conoscenza ottenuta consenta a chiunque di replicarne il processo e estrapolarne errori, limiti o conseguenze ulteriori.
    Il metodo scientifico è “incrementale” e continuo. Non serve per consolidare “vecchie certezze” ma per comprendere e correggere le valutazioni utilizzate.

    Un Sorriso

  2. @il più cattivo: Ribatto così: non esiste un metodo scientifico. Ogni scienza ha il suo metodo, ogni disciplina ha il suo metodo, forse ogni ricerca o esperimento ha il suo metodo.
    Quello che descrivi tu, “mettere a disposizione i metodi con cui le stesse valutazioni siano state ottenute”, è un metodo che va bene in molte situazioni, e va bene appunto perché va nella direzione di mettere in discussione la propria tesi.

  3. Infatti non esiste un metodo scientifico, ma come scrivi nel tuo titolo esiste IL metodo scientifico.
    Sinceramente un rompete le righe così rapido non me lo aspettavo. Ok per questa volta mi accontento (un po’ insoddisfatto, come il pubblico della grande boxe che si vede privato della disputa dopo metà deo primo round) di una resa per lancio della spugna.
    Un Sorriso

  4. Io ritengo che la tua definizione sia sbagliata sotto molti punti di vista. E non mi riferisco al merito delle divagazioni: di come Wikipedia intende il metodo o il titolo del post o il fatto che non esiste metodo scientifico ma esistono varie prassi, tutte criticabili, le quali anelano in qualche modo ad un principio per cui certa conoscenza vien ritenuta scienza e sia tramandabile per canali istituzionali alle generazioni successive etc.

    Mi riferisco alla frase

    “la voglia di mettere in discussione la propria tesi”

    1) La volontà è un fatto molto trascurabile; illustri scienziati hanno trasmesso la loro conoscenza che poi si è tramutata in scienza senza una precisa volontà o consapevolezza. Da che io sappia Newton era un alchimista, e tutte le sue intuizione erano per lui coerenti con “la sua” scienza.

    2) “Mettere in discussione” presume che un agente (uno degli scienziati che applica “il metodo”) sia sempre disponibile a criticare le proprie tesi. Questo è storicamente falso, e da questo misunderstanting origina un grave problema attuale: gli scienziati vengono presi o per pazzi oppure per oracoli, anche quando non sono competenti in materia, come se fossero sempre in grado di discernere tra “il vero” e “il falso”. E’ vero che l’abitudine a confrontare tesi altrui rende molto più duttili e diplomatici in questo senso, ma in genere i singoli scienziati sono degli agenti interessati, sostengono le loro tesi ad oltranza, si intestardiscono, si specializzano al punto che hanno solo esperienza delle loro cose e delle cose appena limitrofe, resistono strenuamente agli attacchi (che però riconoscono come leciti e doverosi) del resto della comunità. Questo permette alle teorie solide di fiorire, mentre le altre periscono. Il metodo non è esercitato da un individuo. Si auspica che sia esercitato da una comunità.

  5. @Il più cattivo: Non è che mi sono arreso, sei tu che ti sei fossilizzato sul titolo – impreciso, ne convengo: la prossima volta farò quei noiosi titoli ottocenteschi che spiegano tutto.

    @tomate:

    La volontà è un fatto molto trascurabile; illustri scienziati hanno trasmesso la loro conoscenza che poi si è tramutata in scienza senza una precisa volontà o consapevolezza.

    Come scrivi tu, “si è tramutata in scienza”, quindi prima – prima di essere sottoposta a critica – non lo era 😉
    Tieni presente che parlo di metodo o atteggiamento scientifico, non di scienza.

    ma in genere i singoli scienziati sono degli agenti interessati, sostengono le loro tesi ad oltranza, si intestardiscono, […] resistono strenuamente agli attacchi (che però riconoscono come leciti e doverosi) del resto della comunità.

    Se resistono agli attacchi del resto della comunità, anche con testardaggine, vuol dire che si sottomettono al loro giudizio. Lo faranno nella speranza di avere ragioni, di vincere il Nobel, di diventare famosi eccetera; rimane il fatto che sottopongono agli altri le proprie idee, non si accontentano di averle pensate o scritte sul diario.

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