In bianco e nero

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 10 mesi 1 giorno fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Un lettore del sito AskPhilosophers pone la domanda “Perché gli oggetti bianchi sono sempre opachi?”.
Richard Heck fornisce una risposta decisamente poco filosofica: “Ho qui davanti a me un foglia di carta plastificata usata in rosticceria, è bianco e vedo attraverso di esso”.

Immaginiamo un dialogo tra Richard Heck e un altro incuriosito lettore di AskPhilosophers, Ludovico.

Ludovico. Buongiorno, mi chiamo Ludovico e vorrei farle alcune domande.

Richard Heck. Buongiorno, si accomodi. Ludovico? In onore del compositore, immagino. I suoi genitori devono amare la musica.

L. Ad essere sincero, non conosco le ragioni del mio nome. Ogni volta che chiedevo informazioni in proposito, mia madre accennava alla mia capacità di esasperare le persone fino all’isteria e alla necessità di una Cura Ludovico, roba di un vecchio film.

R. H. Trattamento Ludovico? Vagamente mi ricorda qualcosa, ma nulla di preciso. Comunque, mi dica tutto: ho giusto finito di mangiare e ho un po’ di tempo da dedicarle.

L. Grazie, lei è molto gentile. Non le ruberò molto tempo. Volevo solo che lei mi mostrasse un campione di carta bianca trasparente.

R. H. Carta bianca trasparente? Non capisco… Ah, lei si riferisce alla carta del droghiere di cui ho scritto! – Si china sotto la scrivania e prende, dal cestino, un pezzo di carta biancastra, piena di macchie – Ecco qui la carta. Purtroppo oggi ho mangiato una ciambella al cioccolato e quindi non è utilizzabile.

L. Ma il foglio non è poi così sporco: ci sono delle zone senza macchie!

R. H. Inizia a spazientirsi – Certo che ci sono zone senza macchie, ma per vedere la trasparenza devo appoggiare il foglio, e se lo faccio sporco la mia preziosa scrivania. Sono sicuro che se fa in fretta, riesce a raggiungere un panettiere ancora aperto e a farsi dare un foglio intonso della stessa carta, bianca e trasparente.

L. Ha ragione, vado subito. – Si avvia verso l’uscita, ma percorsi pochi metri torna indietro – Però è curioso, non trova?

R. H. Esattamente, cosa trova di curioso?

L. Che sia necessario appoggiare il foglio per vedere la trasparenza. È insolito, no?

R. H. Insolito? Può essere. Rimane il fatto che il foglio è bianco, vi si può vedere attraverso e quindi è trasparente.

L. È sicuro che il vederci attraverso sia sufficiente per dire che è trasparente?

R. H. Certo che ne sono sicuro. È trasparente tutto ciò che lascia passare la luce, e se vede quello che c’è dietro, vuol dire che la luce passa!
Guardi che tra poco i negozi chiudono, le conviene sbrigarsi, se vuole trovare un pezzo di quella carta e convincersi finalmente che è bianca e trasparente.

L. Non c’è problema: aspetterò che riaprano al pomeriggio, o andrò domani. E poi sono già convinto che quella carta sia bianca e che, appoggiandola ad una superficie, ci si possa vedere attraverso.

R. H. E quindi è anche convinto che sia trasparente!

L. Non del tutto. Ad esempio non posso usare quel foglio per degli occhiali, o per una finestra, ammesso che voglia vedere il panorama.

R. H. Capisco la sua perplessità, ma la mia è una definizione scientifica, la sua no!

L. Che strana scienza la sua, se non è in grado di distinguere un materiale inadatto a finestre e finestrini da uno adatto. Spero che chi progetta automobili non segua il suo criterio: un parabrezza che si comporta come la sua carta plastificata non mi sembra pratico, per quanto trasparente.

R. H. Visibilmente stanco – Diciamo allora che la carta è bianca e trasparente, ma non completamente, essendo anche un po’ torbida. Ma comunque è trasparente. Contento?

L. Sì, credo di potermi dire soddisfatto. La ringrazio molto: mi ha aiutato a chiarire le idee. Arrivederci.

R. H. Con espressione beata – Arrivederci.

L. Si alza e, per la seconda volta, si avvia verso l’uscita per poi tornare subito indietro – Però c’è ancora qualcosa che non mi torna.

R. H. Capisco. Se vuole pensarci un po’, potrebbe poi tornare domani. O settimana prossima. O il mese prossimo: non c’è fretta. Solo si ricordi di fissare un appuntamento. Con largo anticipo,però, perché ho già un’agenda molto fitta.

L. Allora è meglio se le espongo subito le mie perplessità. Non vorrei perdere una così preziosa occasione di parlarle!

R. H. Esasperato – Temo di non avere alternative: mi dica tutto.

L. È molto semplice. Ho il dubbio che il colore bianco sia dovuto all’essere torbido della carta, non al suo essere trasparente.

R. H. Non la seguo.

L. Dire torbido è come dire sporco, impuro, qualcosa di vicino ad impolverato. Prenda questi due quaderni: la copertina del primo è blu, mentre quella del secondo è marrone. Se li lasciamo tutti e due in un luogo polveroso, ben presto entrambe le copertine appariranno grigie o bianche. Appariranno bianche ma il loro colore sarà comunque il blu o il marrone. Non dirò di certo che hanno lo stesso colore semplicemente perché impolverate!

R. H. Certamente no: il primo quaderno sarà blu anche apparirà bianco.

L. Esattamente. Io temo che la carta plastificata che avvolgeva la sua ciambella non sia trasparente e bianca, ma trasparente e torbida.

R. H. Sì, in effetti è possibile che sia così.

L. La prova definitiva la avremo se si riuscisse a trovare un materiale trasparente, pulito e bianco.

R. H. Sempre più esausto – Esatto. Potremmo iniziare le ricerche e rivederci tra un po’. Cosa ne dice?

L. Ottima idea.

R. H. Espressione soddisfatta – Perfetto. Allora arrivederci!

L. Per la terza volta si dirige verso l’uscita per tornare subito indietro – Ma, esattamente, cosa dobbiamo cercare?

R. H. Depresso – Ma come! L’ha appena detto lei: una superficie trasparente e bianca e pulita!

L. Sì, questo me lo ricordo. Solo mi stavo chiedendo come dovesse apparire. Mi spiego meglio: il nero, visto attraverso una superficie trasparente verde, appare sempre nero, giusto?

R. H. Giusto

L. Il bianco, sempre visto attraverso la superficie verde di prima, apparirà verde, giusto?

R. H. Giusto anche questo.

L. Il giallo, invece, apparirà di un verde leggermente più scuro del verde citato prima, giusto?

R. H. Spazientito – Esattamente. Ha intenzione di andare avanti ancora a lungo?

L. No, direi che possiamo ragionevolmente concludere che tutti i colori, visti attraverso una superficie trasparente verde, appariranno come diverse tonalità di verde, dal verde chiaro al verde scuro al nero.

R. H. La anticipo: una cosa molto simile accadrà con superfici trasparenti colorate di giallo, rosso, arancione, blu, eccetera.

L. E nel caso di una superficie trasparente bianca?

R. H. Beh, il bianco rimarrà bianco, il nero rimarrà nero, e gli altri colori…

L. Esatto, gli altri colori? Se restano invariati, non abbiamo una superficie bianca trasparente, ma semplicemente trasparente. Se diminuiscono in intensità, avremo un vetro sporco, torbido, non bianco.

R. H. Ha ragione. Mi ha proprio convinto. È così. Arrivederci.

L. Incurante delle reazione dell’interlocutore – Forse, una superficie bianca trasparente dovrebbe restituire un’immagine un bianco e nero. Come una vecchia fotografia. Ma non sono sicuro che definirei una simile superficie bianca trasparente.

R. H. In effetti, neppure io la definirei così.

L. Un vetro attraverso il quale si vede il mondo come in una vecchia fotografia. Interessante. Lei vede un ragazzo biondo, poi si infila un paio di lenti di questo materiale, e vede…

R. H. E vedo un ragazzo con i capelli grigi! Geniale. Cosa ne direbbe di andare, adesso?

L. Sì, ha ragione, non c’è altro da dire. Solo, stavo pensando che non vedrei un ragazzo con i capelli grigi, ma li vedrei sempre biondi. O almeno descriverei così l’immagine che vedo.

R. H. Questo è un problema suo.

L. Però è curioso. Una persona bionda non perde il colore dei capelli in una fotografia in bianco e nero, ma una pietanza invece perde di appetibilità: un pollo in bianco e nero non è per nulla invitante.

R. H. Perde la pazienza – Ma questo cosa c’entra! Mi lasci perdere. Se ne vada. Se ne vada immediatamente. Non ne posso più. Se ne vada. – Si avventa contro Ludovico, ma viene immediatamente fermato da due robusti infermieri. Viene caricato su un’ambulanza e portato in un cinema abbandonato, dove viene legato ad uno strano macchinario che gli impedisce di tenere chiusi gli occhi.

Le osservazioni di Ludovico sono liberamente tratte dalle Osservazioni sui Colori di Ludwig Wittgenstein.

2 pensieri su “In bianco e nero

  1. Bello, piacevole da leggere.
    Osservazione: oltre l’opaco e il trasparente esiste il traslucido.
    Cosa direbbe Wittgenstein?

  2. Dopo la cura, i medici decidono di verificare la sua efficacia con un altro incontro tra R. H. e L. Accompagnano quindi R. H. al Circolo dei Filosofi Estinti.

    R. H. Buonasera. Si ricorda di me, Ludovico?

    L. Certamente che mi ricordo! Una delle conversazioni più interessanti degli ultimi tempi, purtroppo bruscamente interrotta.

    R. H. Già. Sui colori trasparenti. Mi è venuto un dubbio: quello che lei chiama trasparente torbido, altro non è che il traslucido. Leggo da un dizionario (Devoto – Oli): “sostanza parzialmente trasparente che permette di percepire l’immagine di un oggetto senza peraltro distinguerne nettamente i contorni”. Esiste quindi il bianco traslucido

    L. Bianco traslucido? In cosa si distinguerebbe da un traslucido incolore?

    R. H. Dal fatto di essere bianco. Il traslucido normale semplicemente offusca, mentre il bianco traslucido sbianca, ovatta i colori degli oggetti.

    L. Sbianca?

    R. H. Un rosso intendo diventa un rosso tenue, quasi rosato. E così via.

    L. E un traslucido verde?

    R. H. Un traslucido verde… Che domande! Offusca e colora di verde tutto.

    L. Però avere un bianco che diventa verde chiaro e un giallo che diventa un verde più scuro e così via non è la stessa cosa che avere un bianco che rimane bianco e un giallo che diventa giallo pallido. Nel primo caso i colori spariscono, diventano tonalità di un solo colore, nel secondo no, rimangono anche se cambiano di tonalità. Può essere che a lei questa differenza non interessi, ma a me sì!

    R. H. Cosa c’entrano i miei interessi?

    L. Beh, è semplice, lei può tranquillamente parlare tranquillamente di bianco trasparente e bianco traslucido. Volendo, anche di luce grigia. Il mondo è pieno di espressioni prive di senso, che una in più o in meno non farà male. Alla fine ci si capisce lo stesso.

    R. H. Se posso dire quello che mi pare, allora perché tutta questa conversazione?

    L. Perché comunque le espressioni prive di senso sono pericolose. Ed è meglio conoscerle, almeno le si può maneggiare con cautela. Il filosofo serve appunto a questo: a trovare le espressioni prive di senso. Ecco il motivo della nostra conversazione.

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