A proposito di una vignetta

closeQuesto articolo è stato pubblicato 6 anni 7 mesi 18 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Lisa Benson
Una infreddolita signora, costretta dalle basse temperature a vestire il suo adorato chihuahua con un delizioso golfino, si difende dal freddo bruciando alcuni libri sul riscaldamento globale, primo fra tutti Una scomoda verità (An Inconvenient Truth) di Al Gore.

L’unico testo scampato è Il vecchio almanacco del contadino (The Old Farmer’s Almanac).

Confondere il clima, fenomeno complesso e globale, con le condizioni meteorologiche di una stagione (o addirittura di una giornata) è un vecchio errore – talmente vecchio che non scommetterei più sulla buona fede di chi vi incappa. Oramai non è più un errore da correggere, ma un trucco retorico da smascherare con altra retorica: neghi l’aumento globale delle temperature perché fa freddo? Bene, sappi che io nego la crisi economica perché poco fa ho trovato una moneta da 2 € per terra. E nego la fame nel mondo perché questa mattina ho fatto una abbondante colazione.

Due parole sull’almanacco del contadino.
Probabilmente vale più questo almanacco di alcuni dei libri che l’infreddolita signora mette nel camino. Al Gore non è uno scienziato, ma un politico: e i politici rischiano di saperne ancora meno di giornalisti e filosofi.
Ma l’idea dietro questa vignetta non è che è bene adottare un approccio saggiamente scettico nei confronti di chi fa divulgazione, ma che è meglio la tradizione popolare della scienza. E questa mi sembra una idea pericolosa. Non perché la tradizione popolare abbia sempre torto e la scienza sempre ragione, ma perché quando ha torto la tradizione popolare persevera nell’errore, mentre la scienza, prima o poi, riesce a correggersi.

11 pensieri su “A proposito di una vignetta

  1. Dici bene: “approccio saggiamente scettico”. La divulgazione (che brutta parola) scientifica quando è in mano ai giornalisti può diventare cattiva (ed incompleta) informazione, quando la fanno gli scienziati è spesso autopromozione. Mi dovranno spiegare prima o poi, ad esempio, come si fa a “divulgare” la teoria delle stringhe spacciandola per dato di fatto quando è ancora mera speculazione. Raccontare le cose di scienza è un lavoro difficilissimo che richiede molte cautele e padronanza della materia.
    La tradizione popolare ha invece sempre meno possibiltà di essere corretta visto che di contadini non ne fabbricano più.

  2. GRANDE GRANDE GRANDE !!!!!
    Applausi a scena aperta!!!!
    E poi dicono male dei filosofi!!!
    Vado ad aggiungerti immediatamente alla lista dei miei filosofi preferiti nella discussione di aNobii!!!!

    Un Sorriso

  3. Il problema è che l’approccio alla questione da parte dei sostenitori del riscaldamento globale non è per nulla diverso da quello della vignetta: come dice lei, “confondono il clima, fenomeno complesso e globale, con le condizioni meteorologiche di un INTERVALLO DI TEMPO” (1700 circa in poi) che a loro dire riesce a dimostrare da solo e senza bisogno di tanti commenti il contributo antropico all’aumento della temperatura del pianeta.

  4. @enrico: A parte che 300 anni mi sembrano un intervallo sufficiente per poter dire qualcosa sul clima – che i divulgatori commettano qualche ingenuità è stato affermato. Ma gli scienziati non mi sembra si siano limitati a raccogliere ed elencare le previsioni del tempo dalla rivoluzione industriale ad oggi.

  5. 300 anni sono pochi Ivo, considerato che l’uomo moderno (lasciamo pure perdere le specie cugine estinte) è presenta sul pianeta da qualche centinaia di migliaia di anni, e che metà del 1700 rappresenta il minimo di una mini glaciazione successiva al periodo caldo medievale.
    L’aumento delle temperature medie globali degli ultimi 200 anni è comparabile a quello registrato (?) tra il 1200 e il 1400 quando infatti si coltivava la vite in inghilterra e la groenlandia era così denominata per le sue estese più verdi che bianche.

  6. Non mi pare che il pezzo aggiunga molto di decisivo all’argomento vitigni britannici (per quanto riconosca che appellarsi al vino di sua maestà sia un mezzuccio per disfarsi dell’AGW).
    Certo che se mi manda a informarmi nella tana del lupo… 🙂

  7. @enrico: Se la tana del lupo in questione è piena di scienziati che hanno la malsana abitudine di portare dati a sostegno delle proprie affermazioni, non vedo pericoli per cappuccetto rosso.

  8. La tana del lupo in questione è di proprietà della Environmental Media Service fondata da Schardt, segretario di Al Gore e suo direttore per le comunicazioni.
    E non è piena di scienzati, è piena di eco-attivisti il cui unico intento finale è raccogliere miliardi di $ di finanziamenti per ridurre di 2 gradi in 100 anni la temperatura del pianeta a costi 4 volte superiori, quando studi dimostrano che il clima è capace di adattarsi da solo a cambiamenti intervenuti nelle fasce della troposfera e della stratosfera: http://www.energytribune.com/articles.cfm?aid=2665

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