A proposito di omofobia

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 6 mesi 1 giorno fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Chiara Lalli, durante un convegno sul matrimonio omosessuale organizzato da Politeia e l’Università degli Studi di Milano, si è dichiarata liberale, talmente liberale da essere contraria alle leggi contro l’omofobia.1

Non c’è stato il tempo di approfondire il problema, ma immagino gli argomenti: un liberale è a favore della libertà di opinione e tollera quindi qualsiasi opinione, fino a che questa non diventa azione che danneggia gli altri (principio del danno, harm principle). Il disprezzo per l’omosessualità è una opinione ripugnante ma, da sola, non danneggia le persone e quindi non è sanzionabile dalla legge. Le aggressioni, originate o meno dall’omofobia, sono già punite, quindi una legge contro l’omofobia o non aggiunge niente, e complica inutilmente il quadro normativo, oppure sanziona le opinioni delle persone.

È possibile rispondere a queste critiche restando all’interno del pensiero liberale, senza cioè rinunciare al principio del danno?
A me vengono in mente tre possibili argomenti.

Il messaggio

Le leggi non si limitano a dare forma alla realtà sociale nella quale viviamo: veicolano anche messaggi.
Una legge contro l’omofobia, anche se non cambiasse nulla, avrebbe comunque il pregio di lanciare un messaggio: la nostra società si interessa ai problemi che, purtroppo, si ritrovano ad affrontare gli omosessuali.

Non è un argomento molto forte: le leggi hanno lo scopo principale di stabilire le regole del vivere sociale; la valenza comunicativa è e deve essere accessoria e secondaria: fare una legge con l’unico scopo di inviare un messaggio è sbagliato.
Potrebbe valere la pena fare una eccezione, data l’importanza del messaggio e gli scarsi effetti negativi (una legge in più non è poi così grave).

Questioni di identità

Le opinioni, per danneggiare qualcuno, non necessariamente devono trasformarsi in aggressione diretta (fisica o verbale).
Le persone hanno diritto a sviluppare liberamente la propria identità, identità che include anche le relazioni sociali. In un ambiente caratterizzato da una forte omofobia questa libertà, per gli omosessuali, non c’è: non sono liberi di essere se stessi fino in fondo.
Affermare che gli omosessuali sono bestie immonde e perverse, quindi, può provocare un danno anche se ci si limita alle parole, senza aggredire nessuno e senza praticare alcuna discriminazione.

E l’omofobo? Non è forse il disgusto verso l’omosessualità parte della sua identità? Perché tutelare l’omosessuale e non l’omofobo, finché quest’ultimo si limita alle parole e non passa ai fatti?
Ammesso che l’omofobia possa dirsi parte dell’identità di qualcuno, come tutti i conflitti tra diritti, si cerca un bilanciamento. In questo caso, e soprattutto nella nostra società tendenzialmente omofoba, credo che questo bilanciamento vada cercato a favore dell’omosessuale e non dell’omofobo.

Prevenzioni

Una legge contro l’omofobia potrebbe limitarsi a inasprire le sanzioni per le aggressioni se queste sono determinate da odio nei confronti degli omosessuali.
È compatibile con il principio del danno una simile legge?
Secondo me sì.

Una persona danneggiata ha diritto al risarcimento. L’entità del risarcimento è proporzionale all’entità del danno subito e i giorni di prognosi rimangono gli stessi: un pugno è un pugno, i suoi effetti sono gli stessi quale che sia il motivo del picchiatore. Questo per i danni fisici: per i danni morali, potrei pensare che essere malmenato perché omosessuale sia peggio che essere picchiato per altri motivi. Ma questo va valutato caso per caso.

Oltre al risarcimento, alla riparazione del danno, c’è la prevenzione. E qui le intenzioni hanno un ruolo importante. Un gesto di violenza, magari lo stesso gesto di violenza, può essere legittima difesa o aggressione: a cambiare sono le intenzioni, la pericolosità sociale di quelle intenzioni, il loro potere destabilizzante per la società. È possibile sostenere che l’omofobia sia un motivo socialmente più pericoloso di altri, e chi aggredisce gli altri per omofobia debba essere punito più gravemente.

  1. La memoria potrebbe ingannarmi e, più che contrarietà, potrebbe trattarsi di semplice perplessità. []

29 pensieri su “A proposito di omofobia

  1. Esiste già la legge Mancino sull’istigazione all’odio razziale e non vedo perché debba limitarsi solo a quest’odio.
    C’è spesso persecuzione contro disabili, omosessuali e anziani.

    Le recenti proposte di legge contro l’omofobia, cadute per la totale incapacità parlamentare del Pd, prevedevano pene più severe se una aggressione era connotata da odio verso quel “genere” di persona.

    Claro. Fare una rissa per il gusto dei pugni è meno grave che non menare a sangue un gay onde chiarirgli che lui non ha diritto ad esistere.

    Le misure da adottare devono partire da un atto di violenza reale.

    Esprimere opinioni non è violenza, ovvio.
    Ma siccome siamo tra filosofia sappiamo bene che non tutti gli atti linguistici sono identici.

    Ma neanche serve Austin, dai.

    Ricordo personale del ginnasio.

    Un bullo neofascista – figlio di un noto politico progressista – passava gli intervalli a passeggiare davanti a una ragazza di colore.
    “I negri puzzano” “I negri rubano.” “Le negre sono t****.”

    I suoi colleghi rasati ebbero l’impudenza di appellarsi al diritto d’espressione.

    Il preside taglio corto e lo sospese perché non era discutibile l’intento persecutorio e l’espressione di “opinioni” era solo il mezzo occasionale per ridurre in lacrime la ragazza.

    Non era un convegno su Julius Evola, su cui invece nulla potrebbe esser obiettato.

  2. E’ nondimento interessante che i più ignorino l’esistenza di reati commessi con il puro dire.

    Apologia del fascismo è un evergreen, ma c’è pure l’istigazione all’odio etnico o religioso e il mio preferito, istigazione all’odio tra le classi sociali.

    Figo, no? 😀

  3. Come omosessuale e liberale con tendenze anarchiche posso dirti che la Lalli ha perfettamente ragione. E questo sia per ragioni teoriche che pratiche. In estrema sintesi:

    1) il “messaggio” fondamentale delle leggi inviato ai membri di una comunità organizzata secondo la concezione liberale moderna dello stato di diritto deve essere che la libertà personale, in tutte le sue declinazioni, è inviolabile. Ma la legge diventa operativa quando si applica agli atti e non alle opinioni: nessuna legge potrà mai impedire agli omofobi di smettere di esserlo. L’impegno del legislatore va indirizzato alla salvaguardia della libertà personale e non alla propaganda di messaggi più o meno bene intenzionati.

    2)sulla “questione di identità”: io non ho alcun problema ad affermare che i fascisti sono “bestie immonde e perverse”, per quello che hanno fatto in passato e per quello che cercano di fare oggi. Allora, secondo il tuo ragionamento, sarebbe giusta anche una legge per proteggere i fascisti da persone che la pensano come me. Ma qualsiasi gruppo sociale o condizione personale troveranno sempre qualcuno a cui non piacciono.
    Per questo, di nuovo, penso che bastino leggi di carattere generale a tutela della libertà personale. Di nuovo, è in questo senso che l’impegno del legislatore si deve indirizzare.

    3) sulla prevenzione sono del tutto scettico: una legge contro l’omofobia produrrebbe soltanto il risultato che, per esempio, in caso di aggressione, l’aggressore attribuirebbe il suo gesto ad un’altro motivo per evitare un inasprimento della sanzione. Quello che è certo è soltanto l’atto di violenza. Ciò che passava nella mente di chi l’ha compiuta non può aver rilevanza perché non è verificabile in modo certo.
    Inoltre questo non ha niente a che vedere con l’importanza dell’intenzione differente nel commettere violenza nel caso di legittima difesa e nel caso di una aggressione, perché la motivazione che ha portato al primo caso è di solito molto più evidente ed accertabile dalle circostanze in cui si è verificata, dell’intenzione nella mente di un omofobo violento. Mi sembra cioè che la discrezionalità del giudizio si accentuerebbe semza portare alcun beneficio all’aggredito, che sarebbe ancora di più in balia, nell’accertamento della motivazione, delle opinioni personali del giudice.
    Ciao

  4. Un applauso a lector!

    La mia proposta, semplificante, è che ogni forma di discriminazione è aberrante e dovrebbe essere lo stato (diamogli un senso a questo carrozzone) a promuovere la rimozione di ogni situazione in cui si vengono a creare discriminazioni.
    Alcune sono già “perseguite”, perché non tutte?

    Un Sorriso

    P.S. @ Ivo:In un mondo perfettamente liberale le leggi non dovrebbero mandare messaggi, ma noi non vi viviamo e dovessi dire non ne conosco alcuno che lo sia.

  5. “Le opinioni, per danneggiare qualcuno, non necessariamente devono trasformarsi in aggressione diretta”

    Questo è vero. Ma dato che qualunque opinione, proprio perché e tale, in qualche modo “discrimina” (cioè discerne, separa) la propria posizione dalle altre, allora faremmo prima ad abolirle del tutto, le opinioni.
    La mia è ovviamente una provocazione, ma quando si comincia a non tollerare le opinioni altrui, chi ha il diritto di stabilire dove ci si deve fermare?
    Ciao

  6. Come ben fa notare Filopaolo, il problema è determinare un confine o, addirittura, una zona grigia che sia, come dire?, off limits.
    Quando Bertrand Russell definiva le religioni “false e dannose”, manifestava un intento discriminatorio e violento? Potremmo dire di sì se, sulla base del suo “insegnamento”, un giorno uno Stato occidentale divenisse un regime ateo che vieta e reprime la pratica religiosa.
    Tuttavia, in questo caso, è evidente che l’opinione da sola non è sufficiente a decretare un’effettivo carattere persecutorio.

  7. Credevo di aver già commentato, dunque ripeto.

    L’opinione non può essere perseguita in sè, se non configura una ulteriore fattispecie, quale l’ingiuria, l’istigazione, la minaccia, cioè tutti atti penalmente sanzionabili.
    L’opinione che non sorpassa questi limiti, per quanto socialmente indesiderabile, non va perseguita e quindi la risposta alla domanda è no, non si può farlo senza vilare i pricipi liberali.

    I blogger sono persone socialmente disturbate e pericolose.
    Ugolino sei un delinquente.
    Cancelliamo tutti i blog e pestiamo a sangue gli autori.

    Solo la prima è un’opinione, e come tale non può essere sanzinata.
    Le altre sono un’ingiuria ed un’istigazione, penalmente perseguibili.

  8. Convengo sulla necessità d’un limite chiaro tra semplice opinione e discriminazione.
    Non vorrei mai essere querelato per “molestie” solo per aver dato una sbirciatina a un seno prorompente che fuoriesce da una camicetta sbottonata.

  9. Se è vero quanto dice ugolino allora perché l’espressione “I blogger sono persone socialmente disturbate e pericolose” deve essere tollerata ed invece “Gli omosessuali sono persone socialmente disturbate e pericolose” sarebbe da considerare discriminazione? I blogger non hanno diritto alla stessa tutela degli omosessuali?
    Filopaolo

  10. @—>Filopaolo
    In realtà, se faranno la legge, non sarà per tutelare gli omosessuali o le minoranze in genere, ma per impedire a te, a me, a Malvino, a Deicida, a Kefos, e a tutti gli altri, di esprimere le nostre opinioni sul papa, la chiesa, i preti, i vangeli, ecc. ecc.
    Arance per tutti, ragazzi!

  11. @eno: Un liberale, riguardo agli esempi fatti nei primi due commenti, potrebbe ribattere che sono leggi ingiuste che non passano il test dell’harm principle.

    @Filopaolo: Nel post non ho distinto tre casi molto diversi: una legge che colpisce le opinioni, una legge che colpisce certe manifestazioni di opinioni e una legge che colpisce maggiormente certi reati perché dovuti a certe opinioni.
    Il primo caso sicuramente non passa l’harm principle; gli altri due potrebbero farlo, come ho cercato di argomentare.
    Sulla tua obiezione al punto 3: le leggi sono piene di intenzioni (vedi proprio la legittima difesa), e funzionano. Trovo difficile che un pestaggio iniziato con “Froci di merda dovete morire” sia attribuibile a altri motivi.

    @lector: Sì, serve un criterio (per le leggi che sanzionano alcune manifestazioni di opinioni, non le opinioni in sé). Ho cercato di fornire: se l’espressione di una opinione lede qualcuno impedendogli uno sviluppo completo, allora è da sanzionare.
    Il criterio è vago, ne convengo, ma penso ci si possa costruire qualcosa di definito ed evitare che la mia spilla Darwin venga proibita perché impedisce lo sviluppo dei credenti.

  12. @ ivo

    “Sulla tua obiezione al punto 3: le leggi sono piene di intenzioni (vedi proprio la legittima difesa), e funzionano. Trovo difficile che un pestaggio iniziato con “Froci di merda dovete morire” sia attribuibile a altri motivi.”

    Forse non mi sono spiegato bene: dopo l’eventuale entrata in vigore della norma “antiomofobia”, basta astenersi dal pronunciare una frase di quel genere e limitarsi a pestare. Si rimane comunque colpevoli di violenza ma l’aggravante dell’omofobia non può essere provata. L’aggressone può sempre dichiarare che non lo sapeva neanche che la prsona che ha picchiato era omosessuale ma che ha compiuto questo gesto per un altro motivo.

  13. Un liberale, cioè il sottoscritto, può rispondere che avanzare dubbi sull’onestà commerciale dei panificatori è lecito, gridare ad una folla inferocita che i forni borghesi tolgono cibo al popolo oppresso no.

    E se uno lo fa, non può pretendere di tirar su la rivoluzione col favore dei gendarmi.

    Esempio di Stuart Mill.

    La legge contro l’istigazione all’odio tra classi sociali ha limiti aggiunti dalla corte costituzione: l’espressione di odio deve essere attuata in modo pericoloso per la pubblica tranquillità.
    Il danno è alla sicurezza e alla pace pubblica, due beni molto concreti quando tira aria di guerrilla.

    Ragionare in modo consequenziario a partire da “principi”, ignorandone però l’origine, il senso, l’eventuale obsolescenza e l’aderenza effetiva alla realtà, porta a storture.

    I principi politici servono a rendere migliore il mondo, non ad ignorarne i dettagli per amore della propria pet philosophy.

  14. leggo:

    I blogger sono persone socialmente disturbate e pericolose

    qualunque affermazione del genere, ovvero sostituendo a blogger qualsiasi categoria, non ritengo che sia semplicemente una OPINIONE!

    Ciò che è lesivo di una categoria (a meno di non considerare la qualifica appunto lesiva) può generare almeno il diritto ad una querela e alla giustificazione delle affermzioni fatte.
    Questo non significa che siano tollerabili, ma che non per qualsiasi affermazione debba già essere stata prevista una “sanzione” o un obbligo di procedere d’ ufficio.

    Diverso è appunto il caso in cui per acclamate ragioni già precedentemente valutate si procede in modo opposto.

    Un Sorriso

  15. @Filopaolo: Perdonami, ma non ce lo vedo un picchiatore ragionare così “Stasera picchio un culatone, ma non lo insulto, così se mi beccano rischio 5 anni e non 6.”

    @eno: Non sono pochi a criticare Mill per queste sue cautele, considerate teoricamente deboli e non coerenti. Io non sono tra quelli, e sulla faccenda dei panificatori la penso come te.

  16. Qualche anno fa sono stato ad una assemblea di svariate migliaia di persone.

    Poliziotti in borghese ovunque, per chi li sapeva riconoscere. Elementi “provocatori” che si facevano cenni inquietanti. Possibilità di scontri con parte avversa. Vie d’uscita strette.

    Poteva finire malissimo: molti sono impalliditi quando uno degli esagitati ha cominciato a concionare al microfono sul sistema capitalista oppressore e peggio.
    Soprattutto perché chiunque osava esprimere dissenso era accolto da fischi e insulti, con aria da linciaggio.

    Andata bene che ci sia stata la valvola di sfogo di un corteo non autorizzato.

    Descrizione concreta d’una pace pubblica messa in pericolo.

    Sulla coerenza con la “linea” teorica amo spesso ricordare un certo aristotelico, don Ferrante, che morì di peste perché il morbo non potendo essere né sostanza né accidente, nemmeno poteva esistere.

  17. E se qualcuno proponesse un reato come “Apologia dell’ateismo” sull’esempio di “Apologia del fascismo”?
    Considerate che per un certo modo di pensare l’ateismo è molto più pericoloso socialmente del fascismo.

  18. La responsabilità di un atto violento è di chi lo compie, al limite di chi lo ordina.

    Attribuire responsabilità a chi “ispira” atti violenti non è razionale. Come si stabilisce l’ispirazione?

    Se scrivo “Il politico X meriterebbe la forca” e un pazzo lo uccide, ho “ispirato” quel pazzo, sono responsabile delle sue azioni? Mi risulta difficile crederlo: non ho nè costretto nè pagato quella persona per l’assassinio.

    Ed è ancora più difficile crederlo se avevo scritto “Tutti i politici meritano la forca”.

    I reati di apologia del fascismo o di “incitazione alla violenza” sono illiberali.

    Don Ferrante c’entra poco, dato che si occupava di scienza oggettiva, non di sistemi prescrittivi.

  19. Nell’esempio citato da eno la responsabilità sarebbe stata di chi oggettivamente avrebbe commesso atti violenti, non di chi parlava sul palco, per quanto violento o stupido fosse il suo discorso.

    Nessuno puntava fucili alla testa degli esagitati ordinando loro di attaccare. Se erano stupid e suggestionabili, la colpa è solo loro.

    Altrimenti chiunque potrebbe essere accusato di incitazione alla violenza: chi di noi non ha mai espresso opinioni violente o augurato disgrazie ad altri? Se qualcuno dovesse metterle in atto, secondo questo modo di vedere le cose moi ne saremmo legalmente responsabili, il che è assurdo.

  20. In fondo le tre soluzioni proposte consentono di mantenersi ampiamente entro il perimetro del… “liberalismo alle vongole”. Ideologia con molti seguaci in Italia e nei paesi in cui, diversamente che in Francia, per esempio, la parola “liberalismo” manca dell’ accezione negativa che meriterebbe per poterne discutere.

    Se dico che la faccia di Maurizio Costanzo mi disturba procurandomi un danno quando la vedo, che si fa? Bè, semplice, su butta il principio del danno in pattumiera.

    Oppure si stabilisce democraticamente cos’ è danno e cosa non lo è. Ma questo sarebbe “democraticismo”, non “liberalismo”.

    Proibire significa proibire con la violenza fisica (o la sua minaccia). E la violenza fisica è lecita solo a fronte di violenza fisica.

    Se disprezzo un omosessuale o un ebreo posso essere punito solo con il disprezzo e l’ ostracismo. Il resto è liberalismo alle vongole. Che magari funziona anche meglio del liberalismo.

  21. @broncobilly:

    Proibire significa proibire con la violenza fisica (o la sua minaccia)

    Perché? Se vado a 80 all’ora dove c’è il limite di 60 non mi picchiano, mi danno una nonviolenta multa.
    Se non la pago? Pagherò, dopo, di più. Se continuo a non pagare? D’accordo, a quel potrebbe esserci un po’ di violenza. Ma sarebbe in risposta al non pagare la multa, non al limite di velocità.
    La proibizione, in ogni caso, potrebbe essere una esclusione, pratica decisamente non violenta. Il giocatore falloso viene espulso, non picchiato.

  22. No, scusa, forse dobbiamo intenderci su cosa sia lo Stato, in genere lo si definisce come il monopolista della violenza fisica. E’ solo l’ esercizio della violenza fisica a caratterizzare l’ intero suo operato.

    Lo Stato non fa “prediche” (si spera), da’ ordini che hanno un senso perchè fatti eseguire con la violenza fisica o la sua minaccia.

    Lo Stato nasce storicamente come “cosca vincente” e le sue leggi si configurano sempre come “proposta di Corleone”: o fai così o… lo fai ugualmente.

    Del resto penso che la cosa sia ben comprensibile dall’ esempio che tu stesso formuli: che senso avrebbe per uno Stato stabilire un limite di velocità se alla fine non ricorresse alla violenza fisica contro i “trasgressori” (in mezzo puoi metterci tutti i formalismi e le scartoffie che vuoi)? Se bastasse una predica in TV non occorrerebbe certo uno Stato.

    Per quanto riguarda l’ altro esempio: se “il giocatore espulso” (criminale) se ne andasse dal campo con le sue gambe (se ne andasse in prigione volontariamente) non occorrerebbe uno Stato con le sue leggi! Lo Stato esiste solo perchè taluni giocatori “se ne vanno” solo per effetto della violenza fisica esercitata o minacciata nei loro confronti. ciao.

  23. @broncobilly: Sì, conosco quella definizione di stato. Confesso che non mi ha mai convinto del tutto, ma questo discorso ci porterebbe lontano.
    Anche perché il problema non riguarda lo stato: immaginiamo di vivere in una società nella quale le strade sono private, e i limiti di velocità li stabiliscono i proprietari delle strade. C’è anche qui una “proposta di Corleone”: o vai o questa velocità o lo fai ugualmente. (“Puoi fare un’altra strada” o “Puoi andare a casa” non sono risposte valide, perché valgono anche nel caso dello stato, per il limite di velocità).
    Il giocatore espulso se ne andrà negli spogliatoi perché sa che, anche se restasse in campo a giocare e partecipasse ad una azione, questa non sarebbe valida. Non c’è violenza da parte dell’ordine supremo – probabilmente ci sarà da parte dei suoi compagni di squadra, che vogliono giocare e vincere e lui, con il suo comportamento, lo impedisce.
    Altra variante: il giocatore se ne va negli spogliatoi perché ha riconosciuto la validità delle decisioni arbitrali, anche se queste vanno contro di lui. Del resto l’arbitro non mi risulta essere un pubblico ufficiale.

  24. La mamma che toglie al suo pargolo una pietra che si è messo in bocca,gli fà violenza,ma per il suo bene.
    Anche la vaccinazione dei bambini è violenza,ma per il loro bene.
    Anche mandare i figli a scuola è violenza,ma per il loro bene.
    Le leggi statali,spesso sono violenza,ma per il bene comune.Naturalmente qualche legge può essere sbagliata e si deve cercare di cambiarla.
    Ma perchè gli omosessuali si vogliono sposare,se non possono fare figli? vero scopo del matrimonio,anche quello laico.Non basta un buon contratto che preveda buoni accordi reciproci?

  25. @–>Michaelangelus
    Ma perché vi da tanto fastidio? A voi (credenti) che ve ne cala? Mica siete obbligati ad andare alla cerimonia.

  26. @ lector
    non c’entra essere o no credenti,ritengo che ogni cosa debba seguire il suo schema. Niente di male essere omosessuali, lo sono anche dei miei amici.
    Se visito il vostro sito è perchè vi ritengo come me e forse meglio per certi aspetti,perchè potete osservare il mondo da angolazioni diverse dalle mie.

  27. @–>Michaelangelus
    Sul fatto di cercare d’osservare il mondo anche da altri punti di vista, mi trovi perfettamente d’accordo. Ciò di cui non sono certo, lo dico – si badi – senza alcun intento polemico, è che il fattore “fede” sia del tutto ininfluente rispetto alla posizione contraria professata. Cerco di spiegarmi meglio: se non vi fosse “a monte” una proibizione della chiesa, o, addirittura, se la chiesa desse il proprio “placet” al matrimonio tra persone dello stesso sesso, tu personalmente rimarresti ugualmente contrario? E, in tale ipotesi, come ti comporteresti nei confronti della chiesa? La contesteresti apertamente per la sua nuova posizione o ti adegueresti per spirito d’obbedienza?

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