A meno che uno, come una belva…

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 8 mesi 3 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Nessuno, infatti, punisce i colpevoli di ingiustizie in considerazione in considerazione del fatto che commisero ingiustizia e per questo motivo, a meno che uno, come una belva, non cerchi irrazionale vendetta. Ma chi tenta di punire razionalmente, non punisce per l’ingiustizia passata, perché non potrebbe far sì che ciò che è stato fatto non sia accaduto, ma punisce pensando al futuro, perché non torni a compiere ingiustizie né quello stesso individuo né altri che lo veda punito. E chi ha una tale opinione, pensa che la virtù possa essere oggetto di educazione: è per prevenzione, dunque, che punisce.

Socrate, ascoltato il lungo discorso di Protagora di cui ho riportato solo un breve passaggio1, rimane incantato2 a guardarlo, o almeno così ci racconta.
Una volta ripresosi e lodate le capacità oratorie dell’interlocutore, Socrata inizia un lungo discorso sull’unità delle virtù e sulla loro natura. Perché il tema del dialogo è la natura della virtù e la possibilità di conoscerla e insegnarla – la punizione dei colpevoli è un argomento collaterale, e viene presto dimenticato.

Punire una persona perché questa ha commesso una ingiustizia è un atto irrazionale: una faccenda da belve che cercano la vendetta. È irrazionale perché la sofferenza del reo non può certo riparare l’ingiustizia commessa: ciò che è stato è stato e non può essere più, occorre pensare al futuro.
Prevenire ulteriori delitti: educando il colpevole e gli altri. Educando o intimidendo: perché, occorre riconoscerlo, se il tema è la possibilità di insegnare la virtù, non è detto che la pena, anche se comminata a scopo educativo e preventivo, possa insegnare cosa è la virtù. È più probabile che il reo diventi virtuoso suo malgrado e rispetti la legge non perché è giusto fare così, ma per evitare di venire nuovamente punito.
Con il tempo potrebbe acquistare quello che si potrebbe chiamare un abito virtuoso: ma sarebbe sufficiente a renderlo una persona virtuosa?

  1. Protagora, a partire da 324a. []
  2. Giova qui ricordare come Bertrand Russell demolisce l’aurea filosofica di questi incantamenti socratici: epilessia. []

14 pensieri su “A meno che uno, come una belva…

  1. Che sia per tal ragione che Berlusconi non voglia essere giudicato in quanto non vuole essere ri-educato?
    Scherzi a parte, questa è la ragion d’essere della giustizia nelle democrazie liberali. Da notare anche, marginalmente (anche se qui s’aprirebbe un mare di discussioni), che il Dio del Genesi impedì la vendetta contro Caino imponendogli un marchio affinché nessuno lo colpisse.

  2. Da notare anche, marginalmente (anche se qui s’aprirebbe un mare di discussioni), che il Dio del Genesi impedì la vendetta contro Caino imponendogli un marchio affinché nessuno lo colpisse.

    Era lo stesso Dio che prescrisse Occhio per occhio, dente per dente” nel Deuteronomio?

  3. @ Kirbmarc.
    sì, lo stesso. Chiaramente, va da sé, un Dio inventato, come tutti gli dèi. Ciò che mi premeva sottolineare è come, nella tradizione della scrittura giudaica prima e cristiana poi, si cerchi di dare una definizione della divinità che piano piano tenta di liberarsi (faticosamente) dal meccanismo della vendetta. Io sono dell’avviso (del quale non ho nessun merito) che l’invenzione del sacro abbia permesso l’umanità di sopravvivere al bellum omnium contra omnes. Non a caso ogni civiltà della storia umana è fornita di sacro, di sacrificio, di rituali che cercano di contenere l’esplosione della violenza. Infine: non voglio difendere il Dio biblico per forza, ma nel caso di Caino il Dio rappresentato è un’entità che cerca di porre freno alla vendetta; non a caso, infatti, a Caino che teme gli effetti dell’esilio [“io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”] Dio replica: «Chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!» e questo per porre freno alla spirale della violenza.

  4. Bel passo, davvero. E decisamente attuale. Fra l’altro, è una riprova che non c’è bisogno di dio o di dei, per parlare di giustizia e per capirne il fondamento: ci si arriva benissimo (anzi, meglio) partendo dalla natura razionale dell’uomo.

  5. @Luca Massaro: La rieducazione può anche avere risvolti poco allegri: pensa se chi criticasse il governo venisse forzatamente rieducato ad amarlo?

    @Kirbmarc: Finché è il Deuteronomio… pensa che ci sono filosofi che l’hanno detto e apprezzato in tempi più recenti.

    @Lorenzo: Sei sicuro che la natura dell’uomo sia razionale?

  6. Mi posso fermare su questo passo:
    “uno, come una belva, non cerchi irrazionale vendetta”?
    Sarebbe a dire che una belva (un animale feroce e dotato di mezzi per far male, e molto, credo si possa definire) è per natura portato alla vendetta? Capisco che Socrate non lo capisse, ma che anche oggi si parli di belve vendicative proprio non mi va giù. Se una specie animale si dedicasse a irrazionali vendette a ogni piè sospinto sarebbe estinta da mò.

  7. @Marco Ferrari: Vuoi dire che nessun animale si vendica? Non è mai capitato che un animale ne attaccasse un altro (o si rifiutasse di aiutarlo) perché, in passato, aveva subito dei torti da lui?

  8. Ho parlato di vendette irrazionali, verso altri animali con cui non hai poi altri contatti. Le vendette in natura (il non aiutare o attaccare parenti o amici se non ti hanno dato una mano o ti hanno fatto del male) sono presenti in molte scimmie, non solo le antropomorfe, ma sono razionali; seguono il principio di tit for tat, una delle basi della teoria dei giochi e del comportamento animale. I gruppi sociali, non solo quelli delle scimmie, sono basati su delicati rapporti di pagare e ripagare. I libri di Frans de Waal sono esemplari a questo riguardo, così come Demonic Males: Apes and the Origins of Human Violence, di Wrangham e Peterson.

  9. Ivo, non sono sicuro che l’uomo sia (solo) razionale. Dico solo che al fatto che vendicarsi sia sbagliato e che sia un modo di fare “ferino”, ci si arriva benissimo partendo da una base *umana* (ecco, forse quest’aggettivo è più calzante): non c’è bisogno di nessuna divinità o tavola della legge che ce lo dica.

  10. @Lorenzo: Sul fatto che la divinità non sia necessaria sono perfettamente d’accordo. Il problema è che, da argomenti squisitamente umani, si arriva anche a giustificare la vendetta.

  11. Il problema è che, da argomenti squisitamente umani, si arriva anche a giustificare la vendetta

    C’è anche chi ha giustificato la vendetta con argomenti religiosi.

    L’unica “soluzione” che mi viene in mente è continuare a discuterne (da filosofo di sicuro apprezzerai).

  12. Ivo. Hai ragione, ti dirò. Da “argomenti esclusivamente umani” si può concludere tutto, in definitiva.

    Hitler, usando argomenti “umani”, giunse alla teorizzazione della superiorità della razza ariana e alla necessità dello sterminio degli Ebrei.

    In fin dei conti, i “princìpi” sono tutti, per definizione arbitari. Per esempio, io pongo tra i miei principi la libertà e l’uguaglianza. Hilter aveva come principi la necessaitù di schivizzare i popoli “inferiori” e la superiorità dei tedeschi.

    Scegliere l’una o l’altra posizione ha, in fondo, carattere postulatorio. Ciò non toglie che si possano analizzare i pro e i contro delle due posizioni, con argomenti umani che mostrino il tipo di conseguenze dei due sistemi.

    In fin dei conti, la scelta tra un sistema e l’altro non è casuale, ma è (o, almeno, dovrebbe essere) frutto di una analisi ragionata.

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