Paternalismo di Ulisse

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 9 mesi 4 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Cercando risorse sul paternalismo libertario mi sono imbattuto in questo interessante testo di Luca Beltrametti: “Paternalismo e politica economica” (in La politica tra mercati e regole. Scritti in ricordo di Luciano Stella, Rubettino 2005).

Nel testo viene descritto il cosiddetto paternalismo di Ulisse:

Con “paternalismo di Ulisse” si intende una situazione nella quale un soggetto chiede nel proprio interesse che venga ridotta la propria libertà di scelta: il riferimento è ovviamente all’episodio dell’Odissea [canto XII] in cui Ulisse incontra le sirene. Come è noto, Ulisse ha due obiettivi che – in assenza di un aiuto esterno – sono incompatibili tra loro: nel breve periodo vuole ascoltare il canto delle sirene, nel medio periodo vuole tornare a Itaca. Il problema è che Ulisse medesimo si rende conto (egli crede alle parole di Circe che lo ha messo in guardia) che, una volta raggiunto il primo obiettivo, le sue proprie preferenze subiranno un cambiamento tale che gli sarà impossibile raggiungere l’obiettivo di tornare ad Itaca. Siamo quindi nella tipica situazione di incoerenza temporale.
La soluzione adottata da Ulisse è ben nota: egli comanda ai compagni di legarlo all’albero della nave, ordina loro di non obbedirgli anche qualora egli successivamente ordinasse di scioglierlo prima di essersi allontanati dall’isola delle sirene e tappa loro le orecchie con la cera. Si tratta quindi di una rinuncia irreversibile (per un certo tempo) alla propria capacità di autodeterminazione.

Non so quanto l’esempio sia pertinente (i compagni di Ulisse stanno semplicemente ubbidendo ai suoi ordini: non decidono al suo posto), ma l’idea è molto interessante.

La situazione descritta ricorda, per certi versi, il testamento biologico.
I vari critici delle disposizioni di fine vita, evidentemente, slegherebbero Ulisse, accorciando non poco l’Odissea.

2 pensieri su “Paternalismo di Ulisse

  1. mi fa grossi problemi il testo che hai citato. partendo dal fondo, quando beltrametti parla di “rinuncia irreversibile (per un certo tempo)”: se è per un certo tempo, non è irreversibile. semmai è indiscutibile, o qualche altro aggettivo, ma irreversibile, in italiano, vuol dire una cosa chiara che non è quella che si intende con quanto riportato tra parentesi. ma forse questa è solo pignoleria.

    andiamo allora gli obiettivi incompatibili “senza aiuto esterno”: chiaramente l’autore intende che ulisse imponga ai compagni una direttiva che li aiuti a decidere cosa fare quando si troveranno nella situazione in cui ulisse stesso chiederà loro di slegarlo dall’albero della nave. in primo luogo, però, questo non è un aiuto nella decisione: loro sono sottoposti e devono obbedire, non sta a loro decidere cosa fare.

    se invece è ulisse che ha bisogno di aiuti esterni per sbrogliare la difficoltà dei suoi due obiettivi incompatibili, ascoltare le sirene (e quindi non tornare mai a itaca) e tornare a itaca, mi sembra che sia ulisse stesso a darsi un aiuto: si fa legare. ascolta le sirene e dopo torna a itaca. non mi sembrano obiettivi incompatibili. di fatto, non lo sono perché riesce a realizzarli entrambi. l’aiuto gli viene dalla ciurma che non lo slega, ma come visto la ciurma non ha potere di decidere, non sta aiutando, sta obbedendo agli ordini (so che detta così potrebbe giustificare i gerarchi, che non stavano aiutando hitler ma stavano solo obbedendo agli ordini. ma i gerarchi erano correi perché convinti di quanto facevano, e non avrebbero avuto bisogno di ordini specifici per – mandare avanti un campo, organizzare una rappresaglia, e così via. la situazione è diversa).

    quanto alla conclusione, invece, sono perfettamente d’accordo con te: chi di fronte a una volontà esplicita, che dovrebbe valere come l’ordine di un ufficiale alla ciurma e quindi essere indiscutibile, cambia le carte in tavola commette il peccato di paternalismo in quanto convinto di saperne di più di chi ha preso la decisione,e in quanto si prende la responsabilità di non rispettare la decisione. ma non è un aiuto.

  2. @Alex: L’esempio è scelto male, o forse hanno letto una diversa versione dell’Odissea 😉
    Il problema è che i compagni di Ulisse sono dei subalterni, tra loro e Ulisse non c’è un rapporto paritetico.

    PS Ma quanto hai scritto sul nuovo blog? Non ti avevo ancora aggiunto al feed reader convinto che ad agosto ti riposassi! 😉

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