Parliamo di sesso

closeQuesto articolo è stato pubblicato 3 anni 8 mesi 16 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Parliamo di sesso.
O, per essere più precisi, parliamo di come parliamo di sesso.

Pare che negli Stati Uniti ci si riferisca al sesso principalmente con metafore relative al baseball. Almeno così dice l’educatore di Philadelphia Al Vernacchio, che in un suo interessante Ted talk elenca alcune di queste metafore.

Non essendo gran conoscitore né di baseball né di sesso, mi limito a riportarle senza tentare particolari interpretazioni: in entrambi i casi ci sono un pitcher e un catcher, si inizia con la first base, poi si passa alla second base e si conclude, credo, con la third base, l’obiettivo è hit a home run e poi ci sono gli switch-hitter e quelli che plays for the other team. Non so quali sono le corrispondenti metafore italiane, ma immagino non siano troppo dissimili.

Al Vernacchio trova queste metafore profondamente inadeguate e responsabili di un approccio errato al sesso. Giusto per riprendere due punti: nel baseball si gioca quando c’è il campionato e una squadra vince e una perde, mentre si dovrebbe fare sesso quando uno ne ha voglia – o non farlo quando non se ne ha voglia – e non ci dovrebbero essere né vincitori né vinti, ma due (o più) persone soddisfatte.
Come nuova metafora Vernacchio propone la pizza. In effetti uno ordina la pizza quando ne ha voglia e, quando si è in due o più, si discute sui condimenti.

Nuove metafore per cambiare il rapporto con la sessualità.
Ma davvero basta cambiare parole per cambiare il mondo? Io credo di sì, perché alla fine è con queste parole che interagiamo con il mondo e con gli altri. Proprio per questo, però, cambiare parole non è affatto semplice.

8 pensieri su “Parliamo di sesso

  1. Mmmahhh… se uno ha un tumore, non è che cambiando nome alle cose cambia il suo mondo…
    Comunque: il baseball è come il calcio, non ha una stagione e basta. Quando non si gioca, se ne parla. Quindi le metafore non sono così inadeguate.
    Pitcher è il lanciatore (direi, “quello che mette le palle nella zona di strike” – che è un’area ristretta all’interno della quale il lancio è valido), catcher il ricevitore (“di palle”), poi prima-seconda-terza base sono sempre più vicine alla casa base quindi al punto, l’home run è il fuoricampo (il colpo più difficile, quello che ti dà punti sicuri, almeno 1 se hai le basi vuote ma fino a 4 se hai le basi piene), lo switch-hitter è l’ambidestro che può cambiare (switch) il lato del piatto sui cui batte (immagino sia metafora per il bisessuale) e plays for the other team credo non abbia bisogno di smetaforizzazione.

  2. @alex: se uno ha un tumore, non è che cambiando nome alle cose cambia il suo mondo
    Verissimo: se hai il cancro vai dal medico che alla fine agirà con bisturi e farmaci, non certo con un nuovo vocabolario. Però parole diverse possono cambiare il tuo atteggiamento verso la situazione, il che non è da sottovalutare.

    Il bello delle metafore è che sono sempre adeguate, solo dipende adeguate per che cosa: mettono in luce alcuni aspetti dei due ambiti (baseball e sesso o pizza e sesso) lasciandone sullo sfondo altri, dipende dalle scelte che uno fa. Sarà che pratico poco sport e mangio tanta pizza, ma preferisco pensare a qualcosa di buono che si mangia insieme piuttosto che a una partita in cui devo sconfiggere l’altro…
    Tra l’altro, gli americani non cucinano mai la pizza in casa?

  3. Pur avendo studiato le filosofie ellenistiche e il buddhismo (+ i derivati), ho poca fiducia sul fatto che nomi e atteggiamenti facciano differenza.
    Ma se proprio è così, allora come mai, chiedo, vedi lo sport come “devo sconfiggere l’altro”? Se non c’è l’avversario, non puoi giocare. Quindi è nel tuo interesse che un avversario voglia giocare con te. La competizione crea una collaborazione (non una distruzione dell’altro) per raggiungere il massimo livello possibile. Ci ho fatto la tesi di dottorato.

  4. @alex: ok, si parla di sport, non di guerra dove, effettivamente, annienti l’anniversario. Rimane il fatto che nel baseball c’è, nel rispetto delle regole, una squadra che vince e una che perde.

  5. @alex: credo che tu stia proponendo una sorta di ridefinizione della metafora del sesso come baseball, legando e sciogliendo aspetti diversi dei due fenomeni rispetto alla metafora iniziata criticata da Vernacchio.

  6. Posso suggerire “gli facciamo un c..o così” ?
    Personalmente immagino che il dizionario serva oltre che ad esprimere un concetto a “presentarsi” il che nel gergo della competizione sportiva può diventare intimorire o sconcertare-
    Agli appassionati di Football americano chiederei ma le strisce nere, sotto gli occhi e sotto il casco, a cosa servono?
    un Sorriso

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