Monologo del bosone

closeQuesto articolo è stato pubblicato 6 anni 3 mesi 15 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Alfa: Il borsone di Higgs!

Beta: Guarda che è il bosone, non il borsone: Higgs studiava le particelle elementari, non le sacche.

Alfa: Ma sì, lo so che è il bosone e non il borsone: è colpa del correttore automatico…

Beta: Ma tu quando parli hai un correttore automatico?

Alfa: Ma io non parlo, e nemmeno tu, del resto: siamo interlocutori immaginari di un dialogo scritto da qualcuno; quando l’autore di questo dialogo scrive una battuta, interviene il correttore automatico.

Beta: Hai ragione: non è colpa tua se hai detto borsone. E, trattandosi di errore creato dal correttore automatico, non mi sento di accusare neppure l’autore.

Alfa: E io non incolperei neppure il programmatore, o i programmatori, del correttore automatico: dopotutto, ci sono più borsoni che bosoni, almeno nei testi che di solito uno scrive.

Beta: D’accordo: scagioniamo anche i programmatori, e torniamo al nostro bosone che non è un borsone: che cosa volevi dirmi?

Alfa: Volevo chiederti se anche tu, come me, hai questa sensazione di aver assistito a un evento molto importante, di quelli che finiranno nei libri di storia, senza averci capito granché.

Beta: Ovviamente sì: siamo entrambi emanazioni dell’autore del dialogo, un povero laureato in filosofia che di fisica delle particelle ne sa poco, per non dire nulla.

Alfa: E dire che l’autore di questo dialogo era appassionato di scienza, da bambino… Comunque, visto che condividiamo la stessa sensazione, posso esporti una mia riflessione sulla scoperta?

Beta: Preferirei di no: temo sarà la solita riflessione superficiale del filosofo che si improvvisa scienziato, credendosi saggio e passando invece per stolto.

Alfa: Che giudizio affrettato: potresti almeno ascoltarmi!

Beta: Non è un giudizio affrettato, ma la conclusione di un semplice ragionamento, la cui premessa dovrebbe piacerti perché è molto filosofica: io esisto. E se io, Beta, esisto in questo dialogo è perché il nostro autore non se la sentiva di scrivere direttamente la sua riflessione e ha preferito mettere in scena questo confronto tra diversi punti di vista. Confronto nel quale io rappresento la cautela scientifica e chiedo a te, che rappresenti la faciloneria filosofica, di tacere.

Alfa: Non credo di rappresentare la faciloneria filosofica, ma passiamo oltre.

Beta: Io veramente mi fermerei qui: non puoi prendere esempio da Socrate, riconoscere che sai di non sapere un bel niente del bosone di Higgs e tacere?

Alfa: A parte il fatto che Socrate era un gran rompiscatole, con questo commento hai centrato il problema.

Beta: Quale problema?

Alfa: Quello della conoscenza.

Beta: …

Alfa: Allora, se ho capito bene, le proprietà di questo bosone erano già conosciute prima della scoperta dei giorni scorsi. I fisici teorici le avevano… calcolate? Si dice così? Non si sapeva se la teoria era corretta, cioè se questo bosone esiste davvero oppure no, ma le proprietà del bosone erano già conosciute, a parte forse il livello energetico. Ti chiederei conferma di questa mia ricostruzione, ma tu ne sai esattamente quanto ne so io.

Beta: Se davvero questo dialogo verrà pubblicato sul sito, forse qualcuno lo leggerà e correggerà eventuali errori. Comunque, ammettiamo che sia andata davvero così.

Alfa: Potremmo dire che ne sappiamo quanto ne sapevamo anche prima. La differenza è che prima non sapevamo di sapere, adesso sappiamo di sapere.

Beta: Perché adesso siamo certi – o sufficientemente sicuri – di una teoria che prima era solo probabile…

Alfa: Esatto. La questione è: possiamo davvero dire di aver aumentato la nostra conoscenza? Oppure quello che sappiamo adesso è uguale a quello che sapevamo anche prima, ma adesso, appunto, ne siamo (più) sicuri?

Beta: Mmmmm… Posso farti una domanda?

Alfa: Ovviamente sì.

Beta: Secondo te il bosone di Higgs è stato scoperto dai fisici teorici anni fa o dai ricercatori giorni fa?

Alfa: Se rispondo “da entrambi” mi accusi di aver sviato la domanda?

Beta: In effetti potrei, ma non lo farò, perché credo sia la risposta migliore. Posso farti un’altra domanda?

Alfa: Ovviamente sì.

Beta: Non pensi che il tuo ragionamento sia troppo semplice? Distingui tra contenuto di una conoscenza e il grado di certezza di questa conoscenza: io non credo che sia sempre così facile distinguere tra questi due aspetti.

Alfa: Non lo credo neppure io, ma il tuo non mi sembra un buon argomento: quando guidi nella nebbia non è semplice distinguere tra la strada e il fosso, ma non per questo puoi trascurare la differenza.

Beta: Quello che voglio dire è che la giustificazione è parte integrante della conoscenza.

Alfa: Conoscenza è un sapere vero e giustificato.

Beta: Esatto.

Alfa: Ma non credi che fossero giustificati anche i calcoli, o come erano poi, dei fisici teorici?

Beta: …

Alfa: …

Beta: Ci sono più cose in cielo e in terra, caro Alfa…

Alfa: Siamo passati da Platone a Shakespeare?

Beta: Per una buona ragione: perché “giustificato” può significare molte cose. Giustificare indica un insieme, temo anche molto eterogeneo, di pratiche diverse.

Alfa: Lo stesso, allora, si può dire per conoscere,

Beta: Direi di sì, anche se questa affermazione mi suona troppo filosofica per i miei gusti.

Alfa: Perché? In fondo abbiamo solo affermato che la scienza è complicata, più delle immagini che a volte uno può farsene.

2 pensieri su “Monologo del bosone

  1. Hai colto proprio un bel problema. Provo a risponderti da fisico delle particelle – ho una tesi sul bosone di Higgs della quale per anni non ho saputo con chi vantarmi, quindi mi scuserai se colgo l’occasione – e da cultore della storia della scienza; ignoro la filosofia, quindi dirò forse qualche castroneria.

    Ai tempi della mia tesi – parlo del millennio passato –, non mai ho sentito nessuno mettere in dubbio l’esistenza del bosone di Higgs. Ricordo una discussione sul fatto se il nostro fosse un lavoro da hunters o da searchers, ma nulla più di questo. Dopo la tesi mi sono dedicato ad altro, ma ho sempre considerato questi anni come un periodo di attesa: sarebbe stato interessante vedere chi/come/quando lo avrebbero scoperto, non se lo avrebbero scoperto. Poi la mentalità dominante impone ai fisici di andare in TV e parlare di livelli di confidenza, del dubbio che muove il progresso scientifico, etc., ma non ho mai conosciuto un fisico dubbioso. Non sulla fisica, intendo.

    L’esempio che faccio a scuola è quello del tenente Colombo – sì, sembra incredibile, ma gli adolescenti odierni conoscono il tenente Colombo. Lui sa benissimo fin dall’inizio chi è il colpevole – come fa a saperlo? Lui è il tenente Colombo, che diamine! –, ma passa tutta la puntata a cercare le prove, tendendo varie trappole. Non è per se stesso che cerca le prove, ma per il giudice. Anche lo spettatore conosce il colpevole dall’inizio, ma la puntata fila via benissimo, proprio perché la cosa interessante è scoprire come questa colpevolezza verrà dimostrata.

    Certo, a volte ci si sbaglia: una volta ha sbagliato anche il tenente Colombo. Sui libri di fisica, ad esempio, si narra la storia di Le Verrier, che ipotizzò l’esistenza del pianeta Nettuno in base alle perturbazioni sulle orbite degli altri pianeti. Nettuno fu effettivamente scoperto nel punto in cui doveva trovarsi, ma si narra che Le Verrier si sia sempre rifiutato di guardare in un telescopio: la sua fede nelle equazioni di Newton era tale da non avere bisogno di quelle volgari conferme. Circolano diverse altre storie simili, e non sono sicuro che siano vere: potrebbero essere state inventate a scopo didattico, per mostrare l’infallibile potere predittivo della fisica. Allo stesso modo, si dice anche che un certo cardinale, ai tempi di Galileo, si fosse sempre rifiutato di guardare nel cannocchiale, perché nessuna osservazione avrebbe potuto modificare la sua incrollabile fede aristotelica. Ovviamente il povero cardinale fa la figura dell’idiota, anche se a ben vedere la sua posizione non è così diversa da quella del “mitico” Le Verrier.

    Riassumendo: secondo me è giusto dire che sia stato Higgs a scoprire il bosone, ma è stato altrettanto giusto cercare una conferma sperimentale. Beati quelli che pur non avendo visto hanno creduto è un motto che funziona anche nella fisica delle particelle: ecco perché le lacrime del vecchio zio Peter sono così umane.

    Poi domani ci diranno che si sono sbagliati, e io avrò fatto la figura dell’idiota. Ma intanto mi godo il momento.

  2. @Galliolus: Mi fa piacere sapere che, nonostante non sia un fisico o in generale uno scienziato, non abbia scritto troppe cazzate.
    Mi ricordo la storia di Le Verrier, ed è una bella sfida trovare la differenza tra lui e il cardinale del Seicento… il primo aveva ragione e il secondo no, ma basta? Potremmo azzardare che il sistema aristotelico nel Seicento aveva delle crepe tali da non giustificare una cieca fiducia, mentre il sistema newtoniano nell’Ottocento era sufficientemente solido per farlo.
    In una battuta: il dubbio va amministrato bene

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