Liberi e Svizzeri: un viaggio nel tempo

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 6 mesi 6 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Liberi e Svizzeri - CopertinaNel 1939 a Zurigo si svolse la quarta Esposizione Nazionale Svizzera. L’imminente conflitto mondiale (“il 1° settembre, giorno della mobilitazione generale, il numero di visitatori precipitò di colpo” osservano quasi stupiti gli organizzatori), le sempre più vicine minacce del comunismo, del fascismo e del nazismo, indussero gli svizzeri a riflettere sulla propria identità: è la Difesa Spirituale o Difesa del Paese.
Gottlieb Duttweiler, fondatore della Migros (la più grande impresa di commercio al dettaglio della Svizzera), racconta nell’interessante testo Liberi e Svizzeri questo evento.

Sfogliare oggi, quasi settant’anni dopo, questo racconto è un piacevole viaggio indietro nel tempo.

Diversità di origini, di lingue e di confessioni, eppure una nazione

La necessità di comprensione mutua per le caratteristiche e l’essenza altrui, creò quella maturità, che fa della Confederazione una cosa unica. La sua espressione che colpisce maggiormente è la pace confessionale, la pace fra razze e idiomi e la pace sociale.

La retorica del testo è come un velo: ricopre il significato, rende difficile la lettura.
Ma dopo alcuni minuti ci si abitua, e si è anche disposti a tollerare il revisionismo autocelebrante (nonostante la pace confessione e sociale, nel 1847 scoppiò una vera e propria guerra civile tra cantoni cattolici e protestanti, mentre nel 1918 vi fu uno sciopero generale, durante il quale il comando dell’esercito dispose in via precauzionale l’occupazione di città quali Zurigo, Berna e Losanna).
Tenendo presente che, poco più a nord, una persona evidentemente immatura urlava “Ein Volk, ein Reich, ein Führer!” (un popolo, una nazione, un capo), non si può non apprezzare una piccola nazione che basa la propria identità sulla diversità.
E non si può non apprezzare, soprattutto se ci si ricorda che a livello federale il diritto di voto venne esteso alle donne solo nel 1971, una pagine intitolata Parità di diritti per la donna, nella quale è possibile leggere:

La donna svizzera, avendo ricevuto una buona istruzione ed essendo preparata in larga misura alla politica dall’insegnamento ideologico degli avvenimenti, sarebbe un pregebole elemento politico.

Purtroppo, è sufficiente avanzare di un paio di pagine per scoprire che il lavoro della donna non ha mai fine: bambinaia, cameriera, infermiera, domestica, stiratrice, lavandaia, cucitrice…

Attualità

Una pagina nera della storia svizzera industriale è la totale assenza dell’interessamento dell’iniziativa privata e dello Stato nell’industria aeronautica.
Un popolo che non vola viene sorvolato.

Nel 1939 Swissair, la compagnia aerea elvetica, aveva meno di dieci anni. Nel 2002, anno della sesta esposizione nazionale, fallì.

Il mondo invecchia

Il regresso delle nascite è impaurente. Il 30% delle giovani coppie nuziali non ha figli, il 20% ne ha uno, il 20% due: ma solo per mantenere le presenti condizione demografiche, ogni coppia dovrebbe avere tre figli. Le sorgenti della vita s’inaridiscono sopra tutto nelle città.

La strada dalla culla alla bara nel 1870 durava 40 anni e per contro nel 1930 sessant’anni in media, grazie alla maggiore igiene, allo sport e ai progressi dell’arte medica. Il numero dei vecchi aumenta, quello della discendenza decresce.
La Svizzera va diventando una nazione di vegliardi?

Invecchiamento della popolazione - Liberi e Svizzeri

Il mondo invecchia, e continua ad invecchiare: attualmente la “strada dalla culla alla bara” si è allungata di altri venti anni, superando i settantasette anni per gli uomini e sfiorando gli ottantatré per le donne. Queste parole di Duttweiler sono state una fin troppo facile profezia?
Se prendiamo l’età media del primo matrimonio come momento del passaggio all’età adulta, si scopre che nel 1930 a diciotto anni si era già adulti, nel 1960 lo si diventava intorno ai venticinque e nel 2000 intorno ai trenta anni. Probabilmente nel 2050, quando la speranza di vita avrà superato i 120 anni, si diventerà adulti intorno ai quarant’anni.
La popolazione invecchia, ma i giovani rimangono grosso modo sempre gli stessi. Il rischio non è sociale, ma medico: l’età fertile, ad esempio, rimane grosso modo sempre la stessa, e questo costituirà un grosso problema, dal momento che non è possibile lasciar crescere i figli a delle giovani coppie che non hanno ancora raggiunto i quarant’anni!

La bandiera rossa

Il colore predominante della bandiera svizzera è il rosso. Un grosso problema, dal momento che la bandiera rossa è da sempre associata al socialismo e al comunismo. Fortunatamente vi è anche una grossa croce bianca:

Dalla Croce di Cristo è nata la croce della libertà – sul fondo di un colore rosso sanguigno, è il colore della libertà pugnace. Senza la croce bianca quella bandiera rossa significa stendardo di rivolta e di odio. Ma quale emblema di dolcezza e di serena potenza appare per contro questa stessa bandiera, quando sopra vi spicca la bianca Croce che la santifica!

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