Lettere sulla sabbia

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 8 mesi 5 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

In una comunicazione, così insegnano i manuali, è possibile identificare alcune componenti, generalmente l’emittente, il ricevente, il codice, il canale e, infine, il contenuto.
Emittente e ricevente non sono concetti problematici: il primo è la fonte del messaggio, l’autore, lo scrittore mentre il secondo è il destinatario, il lettore, l’ascoltatore. Con codice si intende un insieme di simboli e di regole per la loro manipolazione, ad esempio l’alfabeto latino e la grammatica italiana: anche qui nulla di complicato, almeno apparentemente. Il canale è invece il mezzo fisico grazie al quale ha luogo la comunicazione: l’aria, nel caso due persone si parlino, carta e inchiostro nel caso di scrivano, bit nel caso si spediscano email. Il contenuto è, infine, l’oggetto della comunicazione.

Sembrerebbe che questi elementi siano presenti in ogni atto comunicativo, ossia che ogni comunicazione abbia necessariamente un emittente, un ricevente, un codice, un canale ed un contenuto. Magari vi sono problemi ad identificare uno di questi elementi: non si conosce l’autore di una lettera anonima, ma si sa che qualcuno l’ha scritta; chi ha inserito un messaggio in una bottiglia e l’ha affidata al mare, ha scritto il messaggio senza sapere chi avrà occasione di leggerlo, ma comunque ha scritto un messaggio pensando e sperando ad un lettore; un messaggio può essere incomprensibile perché non ne conosciamo la lingua o non ne comprendiamo il contenuto, e tuttavia il messaggio è stato sicuramente scritto in una qualche lingua ed è sicuramente dotato di un qualche significato.

I resti fossili di creature estinte da tempo non costituiscono certo una comunicazione. Ma le orme sulla sabbia sono un messaggio che qualcuno ci ha lasciato, oppure, come i fossili, sono semplicemente una traccia, un segno che può essere letto ed interpretato, ma comunque non costituiscono un messaggio? Chi è l’emittente, e quale è il codice, in questi casi?
La cosiddetta comunicazione non verbale, i cui segni sono sguardi, movimenti e posture, è vera comunicazione?
Quale è il contenuto di un messaggio pubblicitario? Non le caratteristiche del prodotto, dal momento che quest’ultimo viene sempre meno descritto. E il contenuto non è neppure l’invito all’acquisto: quello è lo scopo del messaggio, non il suo contenuto (sarebbe come affermare che il contenuto di una commedia è: Ridete!).
Quale destinatario ha un diario privato, custodito gelosamente? Un’opera d’arte è una comunicazione? Se sì, con quali codici e canali?
Ecco che la comunicazione si rivela problematica, nebulosa, sfocata. Ed ecco che, a cercare di catturarne l’essenza, ci si sente un po’ ossessionati dalla comunicazione, incapaci di comprendere quanto il fenomeno sia, in realtà, raro.

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