L’ambiguità del teologo

closeQuesto articolo è stato pubblicato 6 mesi 27 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Ho letto con interesse e un fondo di ammirazione l’intervista al teologo Ernesto Borghi su omosessualità e Pride apparsa ieri sul Corriere del Ticino.1

Innanzitutto trovo molto interessante il fatto che il teologo non dica praticamente nulla di religioso: il suo è un discorso Etsi deus non daretur, come se Dio non esistesse. Quando l’intervistatore gli chiede della Bibbia, la sua risposta non è sulla parola di Dio, ma su un testo storico: «nellacultura mediterranea e mediorientale antica c’erano dei percorsi che vedevano nell’omosessualità non soltanto una prospettiva lecita, ma addirittura nel rapporto omosessuale una possibilità di educazione assolutamente normale» e «la tradizione ebraico-cristiana è del tutto alternativa a questa prospettiva».

Detta in altre parole: Dio non è più un argomento spendibile in un dibattito pubblico. E infatti dai moniti divini si passa alla natura, ai dati di fatto.
“Fallacia naturalistica!” esclameranno alcuni. Ma in realtà non c’è bisogno di far presente la differenza tra descrizioni e prescrizioni e il difficile salto dall’è al deve essere. Perché le osservazioni del teologo sono deboli anche ammettendo che esista un ordine naturale delle cose. «Io sono di orientamento eterosessuale e sono convinto che questo orientamento, senza criminalizzare o svilire gli altri, sia maggioritario» dichiara a un certo punto, e francamente non capisco la pertinenza dell’osservazione visto, come del resto affermato da lui stesso, si parla di tutelare una minoranza, e se si tratta di una minoranza è abbastanza scontato che la maggioranza sia un’altra.

Anche quando affronta il trito tema della “famiglia naturale” — cioè che alla fine, per la nascita di un figlio, servono un maschio e una femmina (in età fertile e in buona salute) —, lo fa senza particolare convinzione. Perché certo l’orientamento eterosessuale è quello «grazie al quale, dentro le coppie, in modo naturale nasce la vita» ma «nessuno vieta di pensare che due uomini o due donne possano adottare un figlio».
La battaglia del teologo sembra limitarsi a far presente che «non possiamo dire che ogni tipo di schema familiare o orientamento sessuale sia eguale agli altri». Certo si intuisce abbastanza chiaramente che alcuni schemi familiari siano migliori degli altri — il che può portare a politiche discriminatorie del tipo “prima gli etero” —, ma non viene affermato esplicitamente e si preferisce puntare a un equilibrio tra quelli che sarebbero due eccessi: chi crede che ogni rapporto sia uguale agli altri — senza ovviamente specificare se si tratti di uguaglianza di fatto o di valore — e chi propone preghiere riparatrici.

La mia impressione è di una persona che vede avanzare la barbarie e si scopre non solo impotente, ma persino priva di argomenti per contrastarla e si arrocca su posizioni difensive. Il che, visto che per me non si tratta di barbarie ma di civiltà, è una buona notizia.

  1. Purtroppo non c’è online. []

4 pensieri su “L’ambiguità del teologo

  1. Non riesco a capire perché un teologo dovrebbe usare Dio come argomento in un dibattito pubblico nel quale sa che gli interlocutori non lo assumono come ipotesi. Non avrebbe semplicemente senso.

  2. Potrebbe comunque partire da Dio sottolineando che sia un approccio lecito per la maggioranza (mi pare intorno al 70%) della popolazione che si riconosca nella religione cattolica, oppure limitarsi a “parlare per i suoi”. Un discorso tipo: “per noi credenti è un disordine morale che va contro l’ordine divino e anche un non credente dev’essere ammettere che è contro natura”.
    Invece ha presentato la tradizione biblica da storico delle idee (come rifiuto della tradizione greco-romana) e pure l’appello alla natura era sotto tono: nessuna prescrizione, solo un bollino “prodotto naturale” da apporre ai matrimoni eterosessuali tipo i “non contiene OGM” al supermercato.

  3. sono così tanti i sedicenti (in senso etimologico) cattolici ticinesi?
    Per il resto, posso immaginare che il discorso sia stato fiacco (l’unico discorso che potrebbe funzionare richiede comunque la monogamia, che non è mica più semplice da assumere come assioma) ma parlare “per i tuoi” quando sei fuori casa non cambia molto il risultao.

  4. Non conosco a fondo i cattolici ticinesi ma immagino che ce ne siano di duri e puri. L’intervista stessa (parte di un approfondimento più ampio) riguarda la proposta da una parte di una associazione di una “preghiera riparatrice” del Pride da fare in piazza.

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