L’altro me stesso

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 29 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Primo: Notizia curiosa: Capezzone ha dichiarato che il Vangelo è un libro meraviglioso.

Secondo: Capezzone? Ma non era un radicale? Un sostenitore della laicità?

Primo: Appunto per questo è una notizia curiosa: l’avesse detto il Papa non mi sarei mica stupito!

Secondo: Magari intendeva meraviglioso nel senso di pieno di meraviglie, fatti insoliti, prodigi. Un po’ come i romanzi di Harry Potter.

Primo: Da come prosegue, non sembra essere questo il senso.

Secondo: Sono curioso: cosa altro ha detto Capezzone?

Primo: «Non sono credente, ma la mia regola di vita è contenuta in quel meraviglioso libro che è il Vangelo: fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te»

Secondo: Ma non era in negativo, la massima: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te?

Primo: Sì, solitamente viene citata così. Ma la differenza non mi sembra fondamentale: il principio di equivalenza con l’altro vi è in entrambe le formulazioni. Inoltre, moralmente parlando, non vi è grande differenza tra fare qualcosa e astenersi dal fare qualcos’altro. Tra l’uccidere una persona e lasciarla morire pur potendo salvarla, non vedo una grande differenza.

Secondo: In effetti hai ragione. Volendo, Capezzone poteva citare l’imperativo categorico di Kant: «Agisci come se la tua azione dovesse essere elevata in ogni momento a norma universale»

Primo: Già, avrebbe potuto citare Kant. E invece ha citato il Vangelo. Probabilmente è una questione di priorità storica…

Secondo: Penso sia anche una questione di eleganza. Kant, da buon prussiano, è rigoroso ma poco immediato. Inoltre, avremmo avuto una lunga serie di professori di filosofia a discettare sulla corretta interpretazione dell’imperativo categorico.

Primo: Già: molto meglio il Vangelo.

Secondo: Però la versione kantiana mi fa venire un dubbio…

Primo: Sarebbe?

Secondo: È quell’aggettivo: universale. Mi lascia perplesso.

Primo: Perché mai? Comunque, penso che tu possa sostituirlo tranquillamente con “per tutti gli uomini”: «Agisci come se la tua azione dovesse essere elevata in ogni momento a norma per tutti gli uomini».

Secondo: È appunto questo il problema: cosa ne so io degli altri uomini?

Primo: Non fare il sofista: sai molte cose degli altri uomini.

Secondo: Già, so molte cose, ma come le so?

Primo: Così, su due piedi, direi: per analogia e, soprattutto, tramite il confronto.

Secondo: Cioè? Puoi farmi degli esempi?

Primo: Va bene. Per analogia sulla tua esperienza: se tu trovi gradevole il profumo dell’acqua di Colonia e sgradevole quello della plastica bruciata, tendi ad immaginare che lo stesso valga per gli altri.
Per confronto: discuti con gli altri, e scopri che alcuni la pensavo come te, ma altri no, e magari c’è qualcuno che non sopporta il profumo dell’acqua di Colonia ma sopporta (o addirittura adora) quello della plastica bruciata.

Secondo: E quale dei due metodi è il migliore, secondo te?

Primo: Difficile dirlo. Il primo è più immediato e veloce, il secondo è probabilmente più affidabile ma lento.

Secondo: Però la massima di Kant sembra implicare il primo metodo, non il secondo. Giudico le mia azioni a partire da me, supponendo che gli altri siano come me. Eppure, l’hai ammesso tu stesso poco fa, non è necessariamente così.

Primo: Mi sembra una critica sensata ma inutile: ti concentri sulla lettera e non sullo spirito. È ovvio che se a me piace il gelato al cioccolato e non quello al limone non devo imporre a tutti il gelato al cioccolato (o rinunciare al mio gusto preferito perché ad altre persone piace il limone).

Secondo: Peraltro, io adoro sia il cioccolato che il limone.

Primo: Anche io, ma non li prenderei mai insieme. Comunque sentiamo, come riformuleresti il principio di Kant, e di conseguenza quello evangelico che tanto piace a Capezzone?

Secondo: Sicuramente non avrò l’eleganza prussiana di Kant, però direi: «Ascolta gli altri, confrontati con loro, e rispettali.»

Primo: Orribile. Molto meglio il Vangelo.

Dialogo surreale ispirato ai commenti di Malvino (al quale sono debitore del gioco di parole su meraviglioso) e di formamentis alle dichiarazioni di Capezzone.

2 pensieri su “L’altro me stesso

  1. Degno del più grande dialogo platonico…

    p.s. in genere Platone mi da il voltastomaco ma in questo caso il commento è positivo…

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