Archivi tag: Immanuel Kant

Kant e la figa

Fondazione della metafisica dei costumi
Metafisica dei costumi

In italiano si potrebbe pensare a un gioco di parole sul termine costume, visto che Grundlegung zur Metaphysik der Sitten è solitamente tradotto con Fondazione della metafisica dei costumi.

Però in inglese non c’è alcun gioco di parole possibile con Fundamental Principles of the Metaphysic of Morals, per cui l’unico motivo della presenza, sulla copertina dell’ebook in questione, di un esemplare femminile non molto coperto di Homo sapiens è convincere le persone a spendere 99 centesimi di dollaro per un’opera fuori diritti d’autore.

via Feminist Philosophers.

Il capo supremo dello Stato non può essere punito

Il diritto di punizione è il diritto che ha il sovrano verso il suddito di infliggergli una pena, quando siasi reso colpevole di un delitto. Il capo supremo dello Stato non può quindi essere punito […].

Così inizia il paragrafo1 dedicato al diritto di punizione e di grazia dei Principi metafisici della dottrina del diritto di Immanuel Kant (in Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto).
Suppongo che Kant non sia stato citato nella discussione del cosiddetto lodo Alfano per questioni scaramantiche: già Buttiglione si appellò al filosofo di Königsberg e non gli andò tanto bene.

  1. Parte seconda: Il diritto pubblico; Sezione prima: Il diritto dello Stato; lettera E []

Moratoria sui valori

Dedicato a formamentis e farfintadiesseresani

Valori non negoziabili

Antonio Da Re, sul terzo numero della rivista Schibboleth, dice alcune cose molto sensate sui valori non negoziabili in un interessante articolo dal titolo Indisponibilità e mediazione (disponibile anche in pdf).

Cosa significa “valore non negoziabile”?

L’espressione “valori (o principi) non negoziabili” è stata coniata, come è noto, da Benedetto XVI per indicare alcuni valori fondamentali, quali la vita umana, la famiglia, la libertà di educazione, che andrebbero sempre riconosciuti e rispettati come tali e che nelle dinamiche sociali e politiche non dovrebbero diventare oggetto di negoziazione e contrattazione.

Da Re si dichiara abbastanza subito convinto della bontà di questa idea:

Sono convinto che tale tesi, la quale mette in guardia rispetto a una pretesa di disponibilità totale da parte del soggetto in ambito morale, sia importante e costituisca una salutare messa in guardia rispetto a relativismi di vario genere.

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Volontè come Kant

Almeno nella satira: Metilparaben ha creato Frasi a Volontè, «un generatore casuale di frasi, grazie al quale sarà possibile avere, ogni volta che se ne sente il bisogno, una dichiarazione del nostro beniamino nuova di zecca, sempre diversa dalle precedenti».

Luca Volontè dovrebbe sentirsi onorato: credo che il primo programma del genere sia stato Kant Generator Pro.
Ogni generazione ha i miti che si merita…

L’altro me stesso

Primo: Notizia curiosa: Capezzone ha dichiarato che il Vangelo è un libro meraviglioso.

Secondo: Capezzone? Ma non era un radicale? Un sostenitore della laicità?

Primo: Appunto per questo è una notizia curiosa: l’avesse detto il Papa non mi sarei mica stupito!

Secondo: Magari intendeva meraviglioso nel senso di pieno di meraviglie, fatti insoliti, prodigi. Un po’ come i romanzi di Harry Potter. Continua la lettura di L’altro me stesso

Per la pace perpetua

Intorno alla fine del diciottesimo secolo, un oste olandese, particolarmente dotato di spirito, fece dipingere un cimitero sull’insegna della propria locanda e vi aggiunse la scritta “La pace perpetua”.
L’eco di questo esercizio di satira politica arrivò, non si sa bene come, fino a Königsberg e Kant ne scrisse un breve saggio intitolato, appunto Per la pace perpetua (Zum ewigen Frieden).

Le idee di Kant sulla pace perpetua sono abbastanza note e ampiamente commentate: affinché possa davvero esistere la pace perpetua, tutti gli stati devono essere repubblicani e devono unirsi in una lega e federazione di nazioni.
Meno note sono le idee che, sullo stesso argomento, aveva il calabrese Luigi Carnovale, autore di un testo intitolato Il nuovo vangelo, pubblicato negli anni ’20 del secolo scorso. Continua la lettura di Per la pace perpetua

L’eterno scandalo

L’uomo esiste nello spazio e nel tempo: non c’è pensiero che non abbia una estensione spaziale e temporale, non c’è esperienza che non si situi in un luogo e in un tempo, per quanto vaghi e indefiniti essi possano essere.

Solitamente, si considera il vincolo spaziale meno rigido di quello temporale: così ad esempio Kant, che concede al tempo un primato sullo spazio. È tuttavia un primato relativo: non è semplice pensare al di fuori dello spazio, avere un concetto completamente indipendente dal pensiero del luogo.
Persino l’anima, per coloro che credono in una sua esistenza separata dal corpo, occupa comunque uno spazio, è in un qualche luogo più o meno preciso e delimitato: si immagina infatti una anima in grado di vedere, parlare o ascoltare, e sono tutte operazioni possibili solo a partire da un punto di vista o di ascolto. Continua la lettura di L’eterno scandalo

L’imperativo categorico di Volontè

È stato facile ironizzare sulle affermazioni di Volontè al Meeting di CL.
Tuttavia il suo argomento (in una società con 40 milioni di omosessuali non nascerebbero più bambini), per quanto surreale possa apparire, non è del tutto infondato e ricorda vagamente l’imperativo categorico di Kant nella sua formulazione generale:

Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che diventi una legge universale.

Non so se Volontè avesse effettivamente in mente Kant quando ha sparato la sua illuminata critica ai PACS. Ad ogni modo, la nobiltà del riferimento serve a poco: l’omosessualità non è una massima morale, e pertanto non è possibile applicare l’imperativo categorico. Continua la lettura di L’imperativo categorico di Volontè

Suoni e ultrasuoni

Immanuel Kant, nell’Antropologia dal punto di vista pragmatico (Anthropologie in pragmatischer Hinsicht abgefasst, 1798), scrisse:

Inoltre alla musica è propria quasi una mancanza di urbanità, specialmente per la proprietà, che hanno i suoi strumenti, di estendere la loro azione al di là di quel che si desidera, (sul vicinato), per cui essa in certo modo s’insinua e va a turbare la libertà di quelli che non fanno parte del trattenimento musicale.

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Pene antiche

Vittorio Mathieu, sul Giornale dimostra la liceità della pena di morte, rifacendosi a Kant.
Condurre dimostrazioni politiche e sociali a partire da un filosofo morto dieci anni prima della Restaurazione (Kant morì nel 1804) è quantomeno curioso. Se non ricordo male, nei suoi testi dedicati alla filosofia del diritto, Kant aveva anche dimostrato che sarti e barbieri non possono godere del diritto di voto.