Intelligenza artificiale

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 2 mesi 26 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Lui: Incredibile!

Lei: Sì, incredibile: con tutto quello che c’è da fare, sei ancora davanti al computer a giocare!

Lui: Non è un gioco. O, meglio, è un gioco ma è molto interessante.

Lei: L’avevo intuito: tutto quello che fai tu è molto interessante, al contrario di quello che faccio io…

Luifacendo finta di non aver sentito: Vedi, è un gioco di intelligenza artificiale. l’ho scoperto praticamente per caso. Tu devi pensare a qualcosa, e questo sito, 20Q, ti pone alcune domande e prova a indovinare che cosa hai pensato.

Lei: E funziona?

Lui: Io ho pensato “dodo” e alle diciassettesima domanda l’ha indovinato. Questo è l’elenco delle sedici domande che mi ha posto:
È classificato come Animale.
È pesante? Sì.
È un erbivoro? Sì.
Ha una coda lunga? No.
Sa saltare? No.
Vive sugli alberi? No.
Vive nell’acqua? No.
Ha le zanne? No.
Viene usato per fare qualcosa? No.
È a macchie? No.
Corre veloce? No.
È liscio? No.
È un roditore? No.
È pericoloso? No.
È molto grande? No.
È marrone? No.

Lei: Impressionante.

Lui: Te l’ho detto. Dubito che un essere umano ci sarebbe arrivato in così poco tempo.

Lei: Prova un altro oggetto.

Lui: D’accordo. Proviamo “anima”.

Lei: “Anima”? Ma l’anima non è un oggetto!

Lui: Beh, qui si intende oggetto in senso molto largo: come suggerimento mi da “gentilezza” e “un cuoco”, che proprio oggetti non sono.

Lei: Va bene, prova “anima”.

20Q: È Animale, Vegetale, Minerale, Altro, o Non so?

Lei: Una bella domanda 

Lui: Minerale no di sicuro.

Lei: E come fai a saperlo?

Lui: Beh, i sassi non hanno l’anima!

Lei: Secondo i materialisti non ce l’ha neppure l’uomo. E comunque la domanda riguarda l’anima, non gli esseri che possiedono l’anima. Per quel che ne sai, l’anima potrebbe essere un minerale.

Lui: Va bene, rispondo Non so.

20Q: È fatto dall’uomo?

Lei: Direi di no.

Lui: Questa volta siamo d’accordo. 

20Q: Ha una coda lunga? 

Lui: …

Lei: Cosa c’è? L’idea che l’anima abbia una cosa ti offende?

Lui: No, direi di no. Certo mi fa strano. Cosa rispondo?

Lei: Cretino.

20Q: Si può acquistare? 

Lui: Ecco una domanda interessante. È possibile acquistare l’anima?

Lei: Io ho sempre sentito di gente che ha venduto l’anima, ad esempio per la fama o la ricchezza. Non mi risultano, però, persone che abbiano acquistato l’anima di qualcun altro.

Lui: In genere, se qualcuno vende qualcosa è perché qualcun altro ha comprato quel qualcosa.

Lei: Per l’anima, evidentemente, non  così. Rispondi no.

Lui: Non sono d’accordo: secondo me si può comprare l’anima.

Lei: Rispondi “Non so”.

Lui: Vabe

20Q: È utile?

Lei: So che mi ripeto, ma secondo i materialisti neppure esiste, e come può essere utile qualcosa che non esiste?

Lui: Ma noi, in questo gioco, supponiamo che l’anima esista, e se esiste è anche utile. Rispondo sì.

20Q: Saresti perso senza di esso? 

Lei: Saresti senz’anima. Le persone senz’anima sono perse?

Lui: Secondo me, sì. Io, ad esempio, non chiederei informazioni a uno che è bello senz’anima

Lei: …

20Q: Si può toccare? 

Lui: Tu cosa risponderesti?

Lei: Secondo me non è possibile toccare l’anima.

Lui: Beh, una poesia è in grado di farlo!

Lei: In senso metaforico.

Lui: Va bene: scelgo no.

20Q: Vive nella giungla? 

Lei: A volte.

Lui: A volte?

Lei:Alcuni uomini vivono nella giungla, e supponendo che gli uomini abbiano l’anima, anch’essa vive nella giungla, no?

Lui: Giusto. Scelgo “a volte”.

Q20: È infiammabile? 

Lei: …

Lui: …

Lei: Secondo me no.

Lui: Ma quando ti arrabbi, la tua anima va a fuoco!

Lei: Vuoi provare?

Lui: Rispondo no.

Lei: Bravo

Q10: È un concetto astratto? 

Lui: …

Lei: …

Lui: Per i materialisti che ti sono tanto cari, sì. Per un credente no: difficile pensare che nei cieli vada un concetto astratto.

Lei: Io penso che intenda “concetto astratto” in senso largo. Rispondi sì.

Q20: È un’emozione? 

Lui: No.

Lei: Anche per me non è un’emozione.

Q20: Si usa a lavoro? 

Lui: Direi di sì.

Lei: Dipende dal lavoro: secondo me i vigili urbani, quando danno le multe, sono senza anima.

Lui: Ipotesi interessante, però rispondo sì, se non ti dispiace.

Lei: Fai pure.

Q20: Può essere addestrato per obbedire a degli ordini? 

Lui: Si può addestrare l’anima?

Lei: Si chiama educazione. Però è quel “per obbedire agli ordini” che non mi convince. Rispondi no.

Lui: D’accordo.

Q20: Comunica?

Lui: Sì

Lei: Anche secondo me.

Q20: Può essere controllato?

Lui: Si può controllare l’anima?

Lei: Direi di sì.

Lui: E come?

Lei: Non fare l’ingenuo: la guardi anche tu la televisione, ogni tanto.

Q20: Vi si può giocare? 

Lui: Giocare?

Lei: Secondo me no.

Q20: Può aiutare a trovare la strada? 

Lui: Tipo navigatore satellitare?

Lei: Non fare l’idiota: se abbiamo detto che senz’anima uno è perso, l’anima serve a trovare la strada.

Lui: Giusto.

Q20: Si può usare in pubblico? 

Lei: Vigili urbani a parte, direi di sì.

Q20: Sto indovinando che è coscienza?

Lui: È arrivato vicino, no?

Lei: Già. Ma l’anima non è la coscienza. Passa alla prossima domanda.

Q20: È fragile? 

Lui: Si può rompere l’anima?

Lei: Quando cadi dal ventesimo piano del tuo corpo rimane molto poco, ma secondo alcuni l’anima rimane intatta: io direi che non è fragile.

Q20: Dà allegria?

Lui: Secondo me sì.

Lei: Secondo me no: può anche renderti triste.

Lui: Rispondo “Non so”.

Q20: Sto indovinando che è intelligenza?

Lei: È sulla buona strada. Vicino.

Q20: Sto indovinando che è conoscenza?

Lei: Sempre vicino, ma ancora non ci siamo.

Q20:  È possibile fare dei giochi con questo? 

Lui: Rispondiamo no? A una domanda simile avevamo risposto così.

Q20: Si muove?

Lei: Secondo me si muove.

Lui: Non ne sarei così sicuro.

Lei: Come no? Quando è dentro il corpo, si muove con esso, e poi se ne vola in cielo.

Lui: Per i credenti.

Lei: Se volevi fare il materialista non sceglievi “anima” per questo gioco.

Q20: Sto indovinando che è uno spirito?

Lui: Gliela diamo buona?

Lei: Uno spirito non è l’anima. Rispondi “vicino”.

Lui: Va bene.

Q20: Implica contatto con altri esseri umani? 

Lei: …

Lui: Cosa rispondiamo?

Lei: Io direi di sì.

Lui: E l’anima solitaria?

Lei: Non era cuore solitario.

Lui: Credo anche l’anima. Però rispondere anch’io sì.

Q20: Può cambiare dimensione? 

Lei: Penso proprio di no.

20Q: Viene usato per fare qualcosa?

Lui: Tu usi l’anima per fare qualcosa?

Lei: Per respirare. 

Lui: …

Q20: Sto indovinando che è una coscienza?

Lei: Ma non l’aveva già detta, questa?

Lui: Senza articolo indeterminativo.

Lei: E cosa cambia?

Lui: Non ne ho idea.

Q20: Può essere letto? 

Lei: Tu sei capace di leggere l’anima?

Lui: Sinceramente no.

Lei: Neppure io.

Q20: Sto indovinando che è coraggio?

Lui: Direi proprio di no.

Q20: Sto indovinando che è vita?

Lui: Vicino. Tu che dici?

Lei: Sì, vicino.

Q20: Avete vinto!

Lui: Abbiamo vinto?

Lei: Così sembra: non è riuscito a indovinare “anima”.

Lui: Però è tra le possibili soluzioni.

Lei: Vediamo cosa dice.

Q20: Avete detto che è classificato come Non so, Dico Altro.
Si può acquistare? Dico No.
Vive nella giungla? Avete detto A volte, Dico No.
Si usa a lavoro? Avete detto Sì, Dico No.
Può essere controllato? Avete detto Sì, Dico No.
Si può usare in pubblico? Avete detto Sì, Dico No.
Dà allegria? Dico No.
Si muove? Avete detto Sì, Dico No.
Implica contatto con altri esseri umani? Avete detto Sì, Dico No.
Viene usato per fare qualcosa? Avete detto Sì, Dico No.

Lei: Sono affermazioni impegnative, le sue.

Lui: Già: affermare che l’anima non si muove e non si può usare in pubblico…

Lei: Che abbia avuto anche lui a che fare con i vigili urbani?

23 pensieri su “Intelligenza artificiale

  1. Bedda matri, ho provato con “ansia”, gli ho dato per buona “angoscia”!
    Curioso: decisiva è stata la domanda: può mordere? risposta: sì.
    Anche le metafore!

  2. è una droga!

    “I am not allowed to talk about stuff like this, but, I am guessing that it has something to do with sex?”

    Indivinate cosa pensavo… da notare: è passato all’inglese..

  3. l’ho fatto anch’io qualche tempo fa! E’ un gioco fatto per stupire!

    Ma, seriamente, pensate sia intelligenza questa? Una volta nell’AI si discuteva anche di questo…

  4. I computer conquisteranno il mondo! 🙂
    In teoria basterebbe costruire un computer con miliardi di connessioni come il nostro cervello e il gioco è fatto. Già ora un computer può fare calcoli che noi umani non riusciamo a fare. E forse la complessità della creazione potrebbe portare alla creazione della coscienza. Dalla materia al fotone. Già ora i computer possono riprodursi. leggo troppa fantascienza! 🙂 Però in teoria è possibile.

  5. a me stupisce già prima di cominciare: scelgo di “pensare in italiano” e mi chiede se sono maschio o femmina, l’età ma soprattutto se sono in italia, MALAWI, spagna, BAHRAIN o POLONIA. immagino siano posti pieni di italiani. colonie dell’impero? al risiko.

    comunque non ha indovinato nemmeno la palla da basket

  6. @ferrigno: spero tu riesca a disintossicarti!

    @knulp: Qualcuno, non ricordo esattamente chi, disse che la vera intelligenza è quello che un computer non riesce ancora a fare. Questo giochino era vera intelligenza fino a qualche anno fa, adesso non lo è più (il corollario è che l’intelligenza si riduce sempre di più).

    @Emmyfinegold: Sì, leggi troppa fantascienza 😉

    @Alex: Io mi sono chiesto a cosa servano quelle informazioni: solo una questione di statistiche di utilizzo oppure vengono usate dal sistema per elaborare meglio le risposte? Mi è sembrato di capire che tenga conto delle reazioni degli utenti (un po’ come i filtri antispam, che imparano dalla posta che ricevi), e probabilmente calibra il tutto in base all’età, al sesso o alla nazione (ad esempio: per i giovani l’anima non si muove, per gli adulti sì, eccetera).

    @Weissbach: Ma che razza di domande gli fai? 😉

  7. @alex e ivo:

    in realtà è ben più di un giochino. Suppongo ci sia dietro un sistema adattivo, cioè che cerca di imparare dai suoi errori. La base di dati, che il programma cerca di navigare per cercare la soluzione in base alle risposte alle domande, viene aggiornata continuamente a seconda delle risposte stesse, rafforzando positivamente collegamenti “andati a buon fine” e indebolendo collegamenti “andati male”. Ci sono vari modelli matematici (es: reti neurali) su cui il sistema potrebbe essere stato costruito.

    Comunque la mia domanda sull’intelligenza era diversa. In fondo un computer è un manipolatore di simboli. E questo programmino manipola simboli, adattivamente, ma sempre simboli sono. Ha senso parlare di intelligenza in questo caso? 🙂
    La mia risposta è “sì, purché con la parola intelligenza non intendiamo quella umana!”
    In altre parole, non ha senso paragonare un programma su PC con un essere umano. Se questa mia osservazione vi sembra scontata, andate a leggervi qualche articolo scientifico in maniera di AI fino a 10 anni fa!

  8. @knulp: In estrema sintesi: l’intelligenza è qualcosa di diverso dal manipolare simboli?
    Se rispondiamo di no, è solo questione di abilità, e il computer prima o poi raggiungerà l’uomo.
    Se rispondiamo di sì, dovremmo anche dire cosa c’è di più (o di diverso). Alcuni (ad esempio Searle) rispondono l’intenzionalità, ma la cosa non mi convince molto (cosa è questa intenzionalità? perché i computer non possono averla?)

  9. Secondo me, la confusione che mi sembra di cogliere nei dibattiti sulla questione dell’IA deriva dalle definizioni dei termini. Se diciamo computer, il nostro cervello si immagina un PC e francamente risulta difficile immaginare che un PC raggiunga l’intelligenza di un essere umano. Per una ragione molto semplice: l’uomo e’ dotato di sensori e interagisce continuamente con un ambiente che e’ completamente diverso dall’ambiente con cui interagisce un PC. Un PC puo’ essere intelligente solo in relazione all’ambiente in cui e’ immerso.

    Se invece di computer diciamo “robot”, gia’ la prospettiva di un IA sembra piu’ realistica, perche’ per lo meno un robot (antropomorfo o meno) potrebbe essere dotato di sensori e interagire con un ambiente simile a quello con cui interagisce un essere umano.

    Parlare di intelligenza umana cosi’ in astratto e paragonarla a quella di un PC e’ sempre molto complicato perche’ e’ difficile isolare quelle componenti dell’intelligenza umana che ci interessano da tutto il contorno di sensazioni, intelligenza emotiva, istinto, intuito ecc. che un PC non potra’ mai avere, dato che gli mancano i sensi e i dati sensoriali collezionati dal nostro cervello in anni in interazione con la fisica dell’ambiente esterno.

    L’intenzionalita’ di Searle sinceramente non so cosa sia, ma non mi sembra che Searle sia mai riuscito a cogliere il punto sull’IA.

  10. “un PC puo’ essere intelligente solo in relazione all’ambiente in cui e’ immerso”

    Dici bene, ma il punto non è che “senza i nostri 5 sensi non può esserci intelligenza”, ma è non pretendere di confrontare l’intellingenza umana (molto dipendente, come dici, dal contesto in cui normalmente interagisce, che include l'”intelligenza matematica” ma in maniera spesso tutt’altro che prioritaria) con quella di un computer. Un computer capace di muoversi e di interagire in maniera autonoma in un mondo molto complesso come quello di internet, non dovrebbe/potrebbe essere considerato intelligente?

    Perchè attenzione: l’altro fraintendimento comune è quello di confondere l’intelligenza con la consapevolezza, o auto-consapevolezza…

  11. @knulp: Mi sembra che siamo d’accordo: su Searle e, più in generale, sull’assurdità di pensare l’intelligenza come una cosa astratta e indipendente da tutto il resto.

    @hronir: ma i computer si muovono in maniera autonoma su internet?

    Domanda per tutti e due: ma voi non vi sentite non dico minacciati, ma un pochino a disaggio all’idea di un computer intelligente nel senso più umano del termine?

  12. Strettamente parlando, esistono computer che si muovono in maniera autonoma su internet, come i robot di google, tanto per fare un esempio. Addirittura ce ne sono che si muovono autonomamente e prendono decisioni “intelligenti” ed agiscono attivamente sul web, come i bot di alcuni utenti avanzati di wikipedia (sempre sia lodata).
    Siamo certamente ancora a livelli di autonomia piuttosto limitata, ma l’esempio di computer autonomi su internet è interessante perchè rappresenta la possibilità più concreta di vedere esempi di intelligenza artificiale all’opera. E’ una possibilità concreta perchè il problema dell’interazione con un mondo (complesso), come sottolineava knulp, è un elemento determinante, e la rete offre la possibilità di un’approccio inverso rispetto a quello “consueto”: invece di costruire un robot capace di muoversi “intelligentemente” nel mondo, costruiamo un modo (sufficientemente complesso) in cui un computer può muoversi in maniera naturale…

    Quanto al disagio, io provo un sentimento esattamente opposto! Sono entusiasta dell’idea che, per la prima volta nella storia dell’uomo, sia davvero a portata di mano la possibilità di entrare in contatto con un’intelligenza “aliena” (e, visto che la produrremmo noi, sarebbe anche un modo per capire meglio cosa essa sia…!)

  13. @ivo: sì, sono un po intimorito all’idea di un’intelligenza artificiale “umana”, per così dire. Ma in realtà considero la prospettiva piuttosto lontana nel tempo, tanto che non credo di poter vivere abbastanza a lungo per vederla. E credo fermamente che sia comunque necessario continuare a ricercare una AI di tipo umano, sia perché la ricerca deve essere libera, sia perché i vantaggi in termini di una maggiore comprensione della mente umana siano immensamente maggiori di un fumoso “timore”.

    @hronir: in realtà siamo d’accordo: considero i programmi che “vanno in giro su internet” (in gergo autonomous agents) come una forma limitata di AI, e con me molti ricercatori. Naturalmente, va confrontato con programmi simili che “vivono” nello stesso ambiente e hanno gli stessi scopi/obiettivi.

    Per rendere più chiaro il mio punto, considerate il programma 20Q del post, e supponiamo di metterlo in “gara” con un essere umano. Però la competizione deve essere “alla pari”! Per renderla fair, supponiamo di mettere l’essere umano in una stanza e che questo essere umano sia in grado di comunicare con l’utente del programma solo attraverso uno schermo e una tastiera (per non essere influenzato dal tono di voce, etc.). Inoltre, supponiamo che si possano chiedere all’utente del programma soltanto domande che sono presenti in una lista predeterminata (la stessa lista di domande che ha a disposizione 20Q). A questo punto le condizioni di partenza dovrebbero essere abbastanza pari (non completamente in realtà, ma semplifichiamo).

    Secondo voi chi vincerebbe tra 20Q e l’essere umano?

    PS: a proposito, qualcuno sa se sono stati condotti esperimenti simili magari su altri programmi di AI? mi interesserebbe molto avere riferimenti in proposito

  14. @hronir: Anche io avevo pensato a spider e bot, ma li avevo esclusi in quanto non realmente autonomi. Non conosco bene il loro funzionamento, e in ogni caso il concetto di autonomia è vago.
    Quanto al disagio: sono d’accordo con te.

    @knulp: Ma ha senso cercare una intelligenza artificiale di tipo umano? Voglio dire, non rischiamo di avere qualcosa tipo Marvin, il robot depresso di Douglas Adams che convince i computer a suicidarsi? 😉

    Quanto al test: a quelle condizioni, secondo me vince 20Q. Non ho idea se simili test siano mai stati eseguiti.
    Mi ricordo vagamene che un sistema intelligente era mediamente più bravo degli studenti in medicina quanto a diagnosi clinica, ma non ho idea delle condizioni nelle quali è stato eseguito il test.

  15. Perchè non pensare ai computer come estensione dell’intelligenza umana o del loro sistema nervoso? C’era un filosofo e naturalista russo che parlava di noosfera. Perchè non inserirli nell’evoluzione culturale? Anche se effettivamente (checchè ne dica Searle con l’argoemento della scatola cinese) una delle prime realizzazioni teoriche degli attuali computer veniva ideata da Turing attraverso una “macchina” elaboratrice di simboli, potremmo pensare agli elaboratori in maniera un po’ più contestuale, ovvero come a delle macchine capaci di organizzare i simboli (codificazioni di pratiche e teorie) generati nelle culture umane e capaci di far interagire, in maniera vincolante o di conserva, i contesti in cui sono utilizzati.

    @hronir: sono molto attratto dalla tua idea di avvicinarci, per conoscerla meglio, alla nostra intelligenza “aliena” attraverso i computer. Mi sembra un ottimo approccio antropologico. O forse è solo suggestione dovuta alle mie ultime letture di Bruno Latorur.

  16. @Flax: Indubbiamente i computer sono estensioni dell’intelligenza umana (tutti gli strumenti lo sono). Per pensarli nei termini di evoluzione culturale occorre però liberarsi della dicotomia naturale / artificiale: operazione che secondo me si può (e si deve) fare, ma secondo altri è… contro natura!
    Ciao!

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