Insulti

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 1 mese 22 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Nel linguaggio corrente ci sono alcuni termini che spesso vengono impiegati in maniera denigratoria e che, talvolta, diventano dei veri e propri insulti.

Uno di questi termini è omosessuale – con le note variazioni sul tema: finocchio, culattone, frocio e così via.
Non mi sembra il caso di spiegare perché non è il caso di perpetrare questo (ab)uso linguistico. È con un certo rammarico che noto una sempre maggiore frequenza dell’espressione “fare i froci con il culo degli altri”, espressione che mi sembra di una stupidità inquietante. Come inquietante è il pesce d’aprile di un sito internet dedicato all’informazione: l’omosessualità di un noto attore di film pornografici – cosa c’è di spiazzante o inverosimile in un attore gay?

Un altro termine utilizzato come insulto è ignorante – anche qui con le variazioni sul tema.
Non credo che essere ignoranti sia, di per se, una mancanza talmente grave da meritare di diventare un insulto. La mole di informazioni di cui disponiamo è tale che è impossibili non essere ignoranti. Non ha senso sanzionare socialmente l’ignoranza: mi pare più grave chi possiede determinate conoscenze, ma non è in grado di impiegarle correttamente.

4 pensieri su “Insulti

  1. Mi hai ricordato una famosa battuta di Aldo Giovanni e Giacomo: “Lei è un ignorante”, “e lei un imbecille!”, “ma no, intendevo ignorante nel senso che ignora!”, “e lei è un imbecille nel senso che imbelle!”

    Mi pare deprecabile anche chi pretende di dimostrare una conoscenza che non ha.

  2. Carino come pesce d’aprile!

    In effetti ogni termine potrebbe non essere un “insulto” è nella nostra immaginazione che si svolge l’associazione che svaluta colui cui è diretta l’invettiva con la “minorazione” che gli si dirige.

    Un Sorriso

  3. @knulp:

    Mi pare deprecabile anche chi pretende di dimostrare una conoscenza che non ha.

    Indubbiamente, ma la critica era più banale e poi le persone così è relativamente facile individuarli: prima o poi fanno qualche errore marchiano e si smascherano. Chi invece ha conoscenze ma non le sa gestire non è facile da smascherare. Penso a chi conosce la storia, ma non riesce a inquadrare nel giusto contesto i fenomeni attuali; a chi conosce le percentuali ma non si accorge di grossolani errori di calcolo; eccetera.

    @il più cattivo: Il divertente è quando Tizio insulta Caio con un termine che per Caio è un complimento…

  4. Hai ragione Ivo. Al di là dell’intenzionalità offensiva che si mette in una parola, per cui anche “ciao” può diventare un insulto (per dire…), noto che è vero che alcune parole diventano offensive sempre, indipendentemente dall’intenzione, anzi, proprio grazie a questa loro caratteristica, sono uno stigma facilmente riconoscibile.

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