La questione etica

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 10 mesi 20 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Luca Zaia a proposito della pillola RU 486:1

Ma non si va contro la 194?
No. Stiamo talmente banalizzando la questione che la RU 486 rischia di diventare l’aspirina delle minorenni. Interpreto appieno le parole del Papa, al di là della legge c’è anche una questione etica. L’ho fatto con l’Ogm, lo faccio anche con questa pillola.

Al di là della legge c’è una questione etica: e così Luca Zaia, presidente (governatore?) del Veneto, si sente in dovere di non rispettare la legge.
Una scelta che va rispettata; e va presa per quella che è: una violazione della legge.2 Sono sicuro che Zaia non rifuggirà le responsabilità di una simile scelta – dovesse anche dimettersi da presidente.

Quello che mi incuriosisce molto è: perché citare gli OGM? La questione etica che impedisce a Zaia di tollerare la RU 486 è forse la stessa che gli impedisce di tollerare gli OGM?
Se è la stessa, la questione etica non può certo essere il rispetto della vita: le verdure – geneticamente modificate o no – vengono mangiate. L’unica possibilità che vedo è la sacralità della natura: la RU 486 e gli OGM costituiscono una violazione dell’ordine naturale delle cose.
E qui abbiamo un serio problema, perché questo ordine naturale delle cose non esiste, è un concetto privo di senso. Si può ancora rispettare una scelta che si basa su un concetto assurdo?

  1. Che non è la pillola del giorno dopo. []
  2. A meno che la legge non conceda al governatore la possibilità di decidere in materia di farmaci disponibili – ma ne dubito. []

8 pensieri su “La questione etica

  1. «È ovvio che rispetterò la legge, non posso fare diversamente», diceva Cota. Quel “Non posso fare diversamente” suona molto sinistro.

    c’è la volontà di non rispettare la legge.

    in base appunto a una concezione etica, non condivisa da tutti, e nemmeno giustificabile perché ultra-positiva (nel senso di strapiena di contenuti).

  2. La salute è competenza delle regioni.

    Costituzione italiana, titolo V, art 117:

    Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: … tutela della salute; ….

    Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

    La possibilità di non somministrare un farmaco, qualunque sia il suo uso, non è certo un “principio fondamentale”.

    In aggiunta le regioni sono liberissime di mettere vincoli aggiuntivi all’uso della RU 486, rendendola de facto (ma anche de iure) inutilizzabile.

  3. @Alex: Già, rispetterà la legge. Peccato: se ci tenesse davvero, non la rispetterebbe.

    @Pla: A me la disponibilità dei farmaci sembra fondamentale. Del resto, il richiamo all’ordine da parte del governo che ho letto oggi sul giornale sembra confermare che Cota non può decidere di non rendere disponibile il farmaco; può decidere le modalità di distribuzione.

  4. Dovrebbe essere competenza statale.

    Art. 117 Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: […] m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale

    Siccome non è chiaro, si può sempre sollevare un conflitto di attribuzioni.
    Arrivare a un conflitto d’attribuzioni non è violare la legge.

    Mi pare una lettura falsata dei fatti.
    Cota e Zaia pensano che l’introduzione della RU 486 sia un errore nella forma fissata a livello nazionale e rivendicano attribuzioni locali.

    Il fattore morale è indifferente.
    Anche a livello nazionale si invocarono concetti morali – la donna, l’autodeterminazione, la laicità… -, ma formalmente è stato un atto amministrativo e legislativo tecnico.

    Questo intento leghista è abbastanza chiaro: dai tempi di Miglio sostengono queste prerogative decentrate.

    Leggendo questo post mi chiedo perché un fatto politico debba essere letto secondo schema prefissato: legge morale/legge positiva, laicità/pluralismo, concezione etica/concezione positiva, stato etico etc.

    Pare un’ansia da valigia.
    Tutti i vestiti devono per forza stare nella mia samsonite 40×80.
    DEVONO. DEVONO. DEVONO.
    E se, come è la norma, non ci stanno?

  5. @eno: Se Zaia in una intervista parla di questione etica al di là della legge, io come devo interpretare queste parole, se non come presentazione del contrasto morale / legge? Non mi sembra difficile far entrare questo abito nella samsonite di cui sopra (per quanto riguarda queste dichiarazioni di Zaia, per quanto riguarda il resto, sono abiti che difficilmente entrano nella samsonite, hai ragione).
    In ogni caso, mi incuriosiva di più il tipo di questione etica in ballo, se è la stessa per ru486 e ogm…

  6. Già, ma così ammetti che in gioco non è la posizione di Zaia-Cota, rinvenibile solo nei loro atti e nelle dichiarazioni nelle sedi ufficiali, ma l’intervista, quindi l’aspetto giornalistico.

    I giornali sono ghiotti di sciocchezze sulla minaccia vatikana e sull’ombra etica che copre l’italia.

    In concreto Zaia non esorta affatto a una disobbedienza all’autorità, ma rivendica una autonomia dell’autorità locale.

    Lo fa appellandosi a concetti “morali” (io direi: politici e biopolitici), vero.

    Ma ripeto che la deliberazione o la normazione da parte dell’autorità precede il deliberato e la norma.
    Non si rifanno (quasi) mai a riferimenti legali, ma cercano di dare forma giuridica a principi e considerazioni generali: principi “morali”, “sociali”, “d’utilità” e “politici” su cui decidiamo secondo ragione e non secondo legge.

    Se leggo i discorsi di Pannella, ne trovo a bizzeffe di questi principi.

    Ad alcuni dispiace l’appello ai principi di indisponibilità della vita. Ad altri urta la retorica del principio di laicità (parola priva di qualsiasi definizione).
    Non possono essere veri entrambi i principi, ma l’appello a questi valori extralegali o controlegali è assolutamente legittimo: sono entrambi sullo stesso piano.

    Non vedo la strettissima pertinenza della contrapposizione morale/legge.

    Non c’è da capire se Polinice vada sepolto in base all’etica divina o vada lasciato in pasto ai corvi in base ai voleri del sovrano.
    C’è da capire se sulla sepoltura di principi tebani in disgrazia decide la Provincia, il Comune o la circoscrizione.

    La Provincia sarà anche gonfia di bigottismo anticlericale, il Comune sarà pur democristiano e la circoscrizione in mano agli atei devoti.
    Questo però è secondario.

  7. @eno: Per sommi capi.
    Non leggo i discorsi di Pannella, ma penso che se li avessi letti e mi fossi imbattuto in una espressione simile, per struttura, a quella di Zaia, ne avrei scritto qui.
    La tua ricostruzione dell’Antigone è stupenda.

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