Il mondo in una mano

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 2 mesi 14 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il bello di Google Earth è che permette l’impossibile.

Questo geniale software realizza almeno un paio di assurdi filosofici.
Innanzitutto permette di visualizzare il mondo come un oggetto. E non è poco: tutti a parlare del mondo come orizzonte di senso, come sfondo che mai diventa proscenio eccetera, arriva google e ti permette di vedere il mondo davanti a te, due click del mouse e passi, senza soluzioni di continuità, dal mondo a casa tua.
Google Earth è inoltre la famosa mappa dell’impero in scala 1:1, l’impossibile mappa grande quando ciò che rappresenta.

Vedo il mondo, dunque. E vedo anche quello che accade nel mondo. Apprendo da Passi nel deserto che da oggi nel cuore del mondo si vede una ferita aperta. Si vede, non semplicemente si sa, si conosce, si legge, si sente. Ed è uno strano vedere.

Lo sguardo può spingersi fino al singolo villaggio. E cercando maggiori informazioni, ci si imbatte in un curioso No Name Available. L’occhio può giustamente vedere anche quello che non ha un nome, che non ha ancora o più un nome.

La ferita nel mondo

Darfur

Villaggio senza nome

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