I valori della pandemia

Immagino sia capitato a molti: incontrare una persona e salutarla senza stringerle la mano.
E mi sono messo a pensare a molte cose che – almeno in alcuni contesti, almeno da alcuni – erano considerate “valori”, insomma cose giuste da fare, meritevoli di approvazione sociale, ma che adesso, con la pandemia, siamo invitati a non fare più, almeno temporaneamente.

Nell’elenco c’è un po’ di tutto: cose che sono forse positive di per sé, cose che lo sono solo in quanto mezzi per un fine positivo, cose che a ben pensarci non sono positive ma solo usuali.

  • Stringere la mano. Rifiutarsi di stringere la mano a qualcuno era il massimo segno di disprezzo ammissibile in situazioni formali. Ricordo la dichiarazione del presidente di un festival di fronte a un ospite imprevisto e non gradito: “Lo incontrerò, ma non gli stringerò la mano”. Oggi sarebbe la norma.
    Il problema è non solo l’abitudine, ma anche la mancanza di alternative, almeno condivise.
  • Andare al lavoro anche se malati. Un po’ di raffreddore, qualche linea di febbre: vuoi non prendere una pillola e andare ugualmente al lavoro, per senso del dovere o per non pesare sui colleghi? E del resto con due starnuti il dottore mica firma il certificato.
    Si smettesse di fare così – o si ricorresse al telelavoro – sarebbe una cosa buona portata dal nuovo coronavirus.
  • Viaggiare con i mezzi pubblici. Per limitare i contatti, meglio il mezzo privato. Ma qui interviene quello che si accennava: non è che il bus o il treno siano valori di per sé, ma in quanto mezzi per ridurre inquinamento e traffico. Chissà la bicicletta (o lavorare più spesso da casa) saranno la soluzione?
  • Viaggiare in generale. Niente di meglio che girare il mondo, avere non dico vissuto ma almeno essere stati in vacanza in un’altra nazione o in un altro continente – e di converso lo sfottò verso chi non ha mai lasciato il proprio Paese o addirittura la regione dove è nato.
  • La vita sociale. A meno che non vi stiate candidando per il posto di sorvegliante dell’Overlook Hotel, “socievole” è una bella cosa da mettere in un curriculum, “asociale” l’ultima che metterebbe anche chi odia ritrovarsi con più di cinque persone in meno di cento metri quadri.
  • Rapporti intergenerazionali, insomma frequentare non solo i propri coetanei ma anche con quelli che potremmo definire “anziani”. Trascorrere tempo con i genitori, nonni e zii… quelli che adesso sono “categorie fragili” da proteggere isolandole.
  • Evitare i prodotti confezionati, comprando quelli sfusi magari presi al mercato direttamente dalle mani del commerciante. Sospetto non faccia molta differenza, per quanto riguarda le possibilità di contagio, ma vuoi mettere quanto sono rassicuranti gli strati di plastica intorno al cibo?
  • Lavarsi (continuamente) le mani. È quella cosa che fai, un po’ di fretta, dopo essere andati a gabinetto o prima di mangiare – per quale motivo farlo in altre occasioni? Anzi, magari come Lady Macbeth chi lo fa ha la coscienza sporca…
  • Schiarirsi la voce, o anche il “colpo di tosse retorico”, quello con cui facciamo presente la nostra presenza o copriamo qualche momento imbarazzante. Giusto l’altro giorno ho visto una presentazione in cui la diapositiva con alcuni errori era titolata “coff coff”.

Vi viene in mente altro?

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