I diritti degli animali

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 2 mesi 12 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Matthew Hiasl PanUn giudice austriaco ha stabilito che le scimmie non sono persone, facendo così fallire l’iniziativa di un gruppo animalista che voleva tutelare la vita di uno scimpanzé al quali aveva anche dato un nome umano, Matthew Hiasl Pan.
James Garvey ne discute, molto sensatamente, su talkingphilosophy.

Questa volta è andata storta, ma è una battaglia che, prima o poi, verrà vinta dagli animalisti: probabilmente un giorno le scimmie antropomorfe godranno almeno di alcuni dei diritti adesso riservati agli uomini, compresso quello all’autodeterminazione.
Una simile prospettiva potrebbe però rivelarsi controproducente.

I diritti degli animali

Ulrich era stupito: possibile che l’istituto di ricerche sia così ingenuo? Aprire un centro di ricerca sui primati senza neppure un sistema di video-sorveglianza? In Inghilterra i pochi centri di ricerca dove gli scimpanzé vengono barbaramente torturati sono incredibilmente sorvegliati, tanto che molti di questi centri sono stati chiusi per le spese troppo elevate.
E adesso ne aprono uno qui, a Vienna, senza neppure piazzare un guardiano notturno, senza neppure una telecamera di sorveglianza?
Eppure lui e i suoi compagni hanno accuratamente studiato tutta la documentazione disponibile e non vi sono dubbi: in quel centro di ricerca vi sono almeno venti scimmie costrette a passare parte della giornata con degli strani sensori infilati nel cranio.
Lo scopo di queste ricerche non è neppure la cura di qualche terribile malattia: i torturatori vogliono semplicemente studiare il funzionamento del cervello, il che garantisce l’appoggio di almeno una parte dell’opinione pubblica. È l’azione di sabotaggio perfetta: nessuna controindicazione.

Una volta scavalcata la rete di protezione e forzata la serratura di una delle porte di servizio, Ulrich e i suoi compagni si dirigono verso quello che chiamano “centro di detenzione”, le gabbie dove le scimmie trascorrono la notte.
Ulrich è sempre più stupito: la porta del centro di detenzione non è neppure chiusa a chiave! Una volta entrati, alcuni attivisti si dirigono verso una gabbia e iniziano a forzare la serratura. Uno scimpanzé di nome George si sveglia e inizia a urlare. Ulrich, dentro di sé, maledice la stupidità degli animali. Anche le altre scimmie iniziano ad urlare.
Nel frattempo la gabbia viene aperta, George esce, si dirige verso Ulrich e, con uno scatto, lo colpisce alla testa. Mentre Ulrich cade a terra privo di sensi, George salta su una delle scrivanie e immediatamente una sirena inizia a suonare l’allarme.

Il mattino dopo Ulrich si sveglia con un terribile mal di testa. Ad attenderlo una donna in teilleur. Il cartellino sul tailleur recitava “Gertrude Weber – direttrice”.

Ulrich: Dove mi trovo?

Gertrude: In uno degli alloggi del centro di ricerca. George, la scimmia che l’ha colpita, si scusa per l’accaduto.

Ulrich: George… si scusa?

Gertrude: Certo: è dispiaciuto per l’accaduto. Lui voleva solo arrivare alla scrivania per poter attivare l’allarme, e lei era in mezzo.

Ulrich: L’allarme? È stata la scimmia ad azionarlo?

Gertrude: George, non “la scimmia”. È strano che sia io a dirglielo, ma qui preferiamo chiamare le scimmie con il proprio nome. Comunque sì, è stato George ad azionare l’allarme.

Ulrich: Capisco, avete addestrato le scimmie a attivare l’allarme: molto ingegnoso.

Gertrude: Si sbaglia: noi non abbiamo addestrato nessuno ad attivare l’allarme. È stata una sua libera scelta.

Ulrich: Una libera scelta? Ma cosa diavolo sta dicendo?

Gertrude: È molto semplice: gli scimpanzé che vengono ospitati in questo centro di ricerca hanno delle capacità intellettive molto sviluppate. Sono, in poche parole, perfettamente in grado di intendere e di volere. E vogliono restare qui.

Ulrich: Vogliono restare qui?

Gertrude: Esatto. La legge non riconosce loro ancora pieni diritti, ma secondo noi questi scimpanzé sono, a tutti gli effetti, delle persone. Noi abbiamo presentato gli esperimenti che intendiamo effettuare, e loro hanno dato il loro consenso.

Ulrich: Ma…

Gertrude: Prevengo una sua obiezione: non vi è stata alcuna costrizione. Infatti del centinaio di scimpanzé intellettualmente dotati che abbiamo interpellato sono una trentina ha accettato la nostra proposta.

Ulrich: Tutto ciò è assurdo!

Gertrude: Per quale motivo? Se George ha accettato volontariamente di sottoporsi a simili esperimenti, chi è lei per andare contro la sua volontà? Non è lei che si batte per i diritti degli animali?

17 pensieri su “I diritti degli animali

  1. cioè, mi spiego meglio.
    george potrebbe essere un minorato mentale, in quel caso il discorso non starebbe in piedi no?

  2. Beh, l’idea è che George sia perfettamente in grado di intendere e di volere, e quindi non paragonabile a un minorato.
    La situazione è comunque più complicata, dal momento che, Pianeta delle Scimmie a parte, difficilmente una scimmia può essere considerata a tutti gli effetti una persona.

  3. Grazioso racconto. 🙂
    Non avrei nulla contro l’idea di persone non umane, però…
    Non hai spiegato però- e l’economia del racconto probabilmente non lo permetteva- qual è l’indice della libera volontà dello scimmione. George si è espresso? e con linguaggio paragonabile a quello umano? Ha dimostrato di avere una struttura sociale mobile?
    ( Se accetto una offerta da un medico, penso che sia giusta o buona. Se lo faccio, ho idea di giustizia. Se ho idea di giustizia, dispongo di una secunda natura, culturale e non statica. Una prova di ciò sarebbe la presenza di qualche “riformatore sociale” o viceversa di qualche “reazionario”, come il più noto scimmione letterario zio Vania… 😉 )

    Resta poi il fatto che è piuttosto dubbio che una persona possa alienarsi certi diritti, come invece per la lecitissima alienazione dei beni.
    Questo perché in generale il rapporto con il nostro corpo non è di possesso.
    Piccolo elenco: diritto alla salute, diritto ala libertà, diritto di parola…
    Posso offrimi volontario per una sperimentazione rischiosa, ma non farmi sezionare a mo’ di tortura cinese: forse qui, con quegli elettrodi, il confine è già valicato.

    ciao! Eno

  4. hertz

    una scimmia non può essere considerata una persona per il fatto che non è una persona, è un animale, e se deve godere di alcuni diritti (e deve, per come la vedo io), questi devono essergli assegnati secondo la sua natura di scimmia e non di uomo.

    Cogli uno dei punti del racconto, mutilato in fase di scrittura: gli scimpanzé erano geneticamente modificati per dare loro facoltà intellettive umane.

    Essere uomo o animale e essere persona sono due concetti diversi: finora essere persona coincide con essere uomo, ma la cosa non è necessariamente vera, e questo racconto (senza particolari pretese) cerca appunto di esplorare una di queste possibilità.

  5. eno: in una delle versioni mentali del mio racconto, George firmava un documento, in altre dichiarava (a gesti) in un filmato.

    Ulrich avrebbe effettivamente potuto ribattere, come fai tu, che per quanto consapevole e autodeterminato, ci sono dei limiti e questi esperimenti molto probabilmente li superano… tieni però presente che George si trova in una sorta di limbo giuridico: è una persona per Ulrich e Gertrude, ma non per la legge (è uno degli aspetti che avevo in mente di sviluppare ma che ho lasciato perdere per non annoiare i lettori).

  6. Dubito che sia possibile differenziare la sofferenza di un essere vivente secondo graduatorie oggettive. Probabilmente il dolore soggettivo che può provare una formica non è diverso da quello di una mucca condotta al macello, di uno scimpanzé sottoposto a vivisezione o di un uomo ucciso sulla sedia elettrica. Quello dell’affinità nel dolore è un legame che coinvolge tutto il vivente.
    Ritengo pertanto ipocrita il rapportare i nostri diversi atteggiamenti nei confronti dei vari organismi biologici in ragione di una varianza d’empatia connessa a maggiore o minore affinità morfologica.
    Qualcuno più autorevole di me una volta disse che le scienze esatte individuano i rapporti sulla loro base quantitativa mentre spetta alle filosofiche la ricerca di quella qualitativa. Penso che ai filosofi contemporanei e futuri sia perciò riservato il difficile compito di fornirci argomentazioni razionali che indirizzino in maniera più adeguata anche le nostre scelte di bioetica.

  7. Fra la mucca, lo scimpanzè e l’uomo non saprei bene, ma rispetto alla formica una qualche differenza (in termini di sviluppo del sistema nervoso?) oggettiva ci sarà…

  8. Per Hronir.
    Non lo so: bisognerebbe considerare la cosa dal punto di vista della formica. E’ tuttavia mia convinzione che, se esiste un “diritto alla vita”, questo vale anche per il prione dell’encefalopatia spongiforme trasmissibile. L’argomento mi parrebbe degno di maggiore approfondimento. Ciao 🙂

  9. Il fatto è che la formica, tecnicamente, non ha un punto di vista, o almeno non ha nulla di paragonabile al punto di vista di una mucca o di un delfino.
    Quanto al diritto alla vita… mi sembra che il doverlo attribuire al prione sia un ottimo argomento contro il diritto alla vita! 😉

  10. Per Ivo Silvestro:
    Dammi una sola certezza e ti spiegherò l’universo: nel tuo ragionamento c’è un “almeno” di troppo. Con riguardo al povero prione, sono d’accordo…. se l’indicazione dei legittimi attribuendi di un diritto alla vita viene stabilita dall’uomo.
    🙂

  11. Con riguardo al povero prione, sono d’accordo…. se l’indicazione dei legittimi attribuendi di un diritto alla vita viene stabilita dall’uomo.

    Anche se a stabilire tutto ciò fosse il prione, poco cambierebbe: c’è comunque un essere vivente che per vivere deve uccidere altri esseri viventi. Il diritto alla vita di X non può pertanto implicare il dovere di rispettare la vita di Y, il che è assurdo, per come sono intesi i diritti e i doveri.

  12. Per Ivo Silvestro.
    Il cardine della quaestione risiede nell’improbabile esistenza d’un diritto che sia tale “in sé” e non originato “a contrariis” da prevaricazione, mera o comunque motivata. Nel tuo precedente commento, a mio avviso, di tale presunto diritto poni correttamente in evidenza il carattere relativo con l’inferenza “se X allora Y”. Qualora per ipotesi mi trovassi su di un’isola deserta assieme a un compagno di naufragio alto due metri, assassino e pure antropofago, dubito che a mio vantaggio potrei invocare i principi enunciati nella carta dei diritti dell’uomo o nella convenzione di Ginevra. Parimenti, di fronte a un immaginario invasore alieno, esponenzialmente più progredito dell’uomo, potremmo nostro malgrado occupare la medesima speculare posizione in cui si collocano rispetto a noi le forme biologiche terrestri. Il processo per un eventuale futuro riconoscimento ad animali dello “status” di persone non può, di conseguenza, derivare da mere sensazioni di carattere empatico volte a riscontrare un diritto che “in sé” non esiste, poiché questa strada ci porterebbe inevitabilmente al “paradosso del prione”, se solo pensiamo alla prossimità oggettiva di future tecniche per l’implementazione (e successivo espianto) d’organi in involucri viventi, quali scimmie e maiali. Per ora ho solo il problema ma nessuna soluzione che mi convinca. Ciao 

  13. @lector in fabula: la differenza fra un prione, una formica e un mammifero sono differenze oggettive, non sono il risultato di una “sensazione di carattere empatico”.

  14. per Hronir:
    Convengo quasi senza remore sull’oggettività (nell’accezione assunta da questo termine in un uso comune) delle differenze, non su quella del diritto; è l’atteggiarsi di quest’ultimo nella sua diversa gradazione a seconda dell’oggetto cui si riferisce a ritrovare la sua fonte in “sensazioni di carattere empatico”.
    Ciao 🙂

  15. Insisto, lector in fabula: nessuno, credo, ha mai voluto sostenere che il diritto dovrebbe basarsi su sensazioni di carattere empatico.
    La difficolta’, ovviamente, e’ che le differenze sono evidenti fra una formica e un mammifero, ma molto piu’ difficili da individuare fra un uomo, una scimmia e una mucca. Ma non riuscire a tracciare linee nette fra mammiferi, non significa essere costretti a non poter distinguere fra un mammifero e un prione.
    L’antropomorfismo delle scimmie non tragga in inganno: se un giorno decideremo di considerare “persone” anche le scimmie, sara’ quasi sicuramente su base neuronale…

  16. Per Hronin.
    Non mi pare di aver mai contestato a taluno di “volere” e dunque di perorare scientemente un diritto degli animali (alla vita, al riconoscimento dello status di “persona”, a non subire crudeltà, forse all’autodeterminazione … non so) basato su sensazioni di carattere empatico. Di fatto, tuttavia, reputo che chi lo “vuole” e lo perora – la ritengo una causa nobile, sia chiaro: non ho nulla in contrario – lo faccia basandosi in maniera inconscia proprio su tali sentimenti. Desumo ciò dal diverso grado di riprovazione che suscitano in noi gli atteggiamenti prevaricanti a seconda del soggetto su cui vengono esercitati: ci scandalizziamo per gli esperimenti sulle scimmie e sui simpatici beagles; un po’ meno per i conigli, visto che della loro carne ci nutriamo e la stessa si vende normalmente al supermarket; direi quasi nulla per le “pantegane” e così via. La casuale circostanza che una “pantegana” sia per l’abusato immaginario collettivo un animale immondo e mediatore inconsapevole di morbi quali la yersinia pestis, nulla toglie al fatto che si tratti di un essere vivente. Pertanto, quello che mi premeva e mi preme sottolineare, è la debolezza sostanziale d’una impostazione che poggi su presupposti di questo tipo. Medicina, biologia e genetica ci riservano enormi cambiamenti in un futuro che è già domani. Detti cambiamenti possono implicare risultati che sconvolgeranno l’attuale visione del mondo e, forse, le stesse relazioni tra i viventi. Rinunciare all’elaborazione con modalità di pensiero rigorose di parametri “laici” che identifichino in maniera pragmatica (pertanto non dogmatica), quale possa essere il rapporto “giuridico” tra le specie – e, pertanto, gli effettivi fattori fondanti delle differenze, se sono queste ad essere discriminanti o, di converso, delle affinità – significa lasciare campo libero per fievolezza d’argomenti ai “signori dell’occulto”, quali cardinali, vescovi e prelati di qualsiasi tipo e genere. Si tratta, infatti – quest’ultima – d’una genia capace d’occupare con la propria presenza dominante qualsiasi ecosistema lasciato imprudentemente libero dalla ragione.
    Ciao 🙂

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