Diritti popolari

closeQuesto articolo è stato pubblicato 5 anni 6 mesi 11 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Giugno è periodo di referendum. Al di qua e al di là della frontiera: in Italia si voterà su quattro quesiti riguardanti energia nucleare, acqua potabile e legittimo impedimento; in Ticino per le pari opportunità nella costituzione cantonale e la partecipazione alla realizzazione di una centrale elettrica a carbone in Germania.

Non mi pronuncio sul contenuto dei quesiti, ma sulla forma.

Gli elettori elvetici si ritrovano a casa un opuscolo informativo nel quale vengono illustrate le proposte e vengono riportati gli argomenti favorevoli e contrari. Le schede di voto si presentano così:


Da notare che, per il secondo quesito, all’iniziativa popolare è stato proposto un controprogetto, e l’elettore potrà decidere se accettare l’iniziativa, se accettare il controprogetto e, in caso entrambe vengano approvate, quale delle due proposte dovrà entrare in vigore.

Gli elettori italiano non si ritrovano nulla a casa. Non esiste nessun opuscolo informativo. E la scheda si presenta così:

Adesso, anche tenendo conto delle differenze tra i due sistemi politici (in Italia i referendum popolari sono pochi, abrogativi e vincolati al raggiungimento del quorum), direi che da una parte si prende sul serio il compito di informare i cittadini, dall’altra non si avverte granché questa necessità.

10 pensieri su “Diritti popolari

  1. Non si può pretendere che un popolo si comporti in maniera corretta, quando la prima fonte di scorrettezza è lo Stato stesso. In Italia, l’imbroglio, è da sempre istituzionalizzato.

  2. @lector: d’accordo, imbrogliare è spesso lecito visto che tutti lo fanno e tutti si aspettano che uno lo faccia. Ma non vedo il nesso tra imbrogli e una maggiore chiarezza informativa (l’invio delle schede a casa è un altro discorso)

  3. Al solito … esco dal sistema, per scardinare in modo zen la domanda.
    Certi tutti che la forma (ovvero la predisposizione ad una corretta informazione sulle decisioni da prendere) sia scorrelata dalla sostanza (IMHO la politicizzazione delle tematiche affinché al solito sia un referendum tra “CSX” vs “CDX”) ?
    A volte, troppe volte, ho dubbi persino sulla sincerità di alcuni partiti che giudico a me vicini riguardo le tematiche affrontate, ché sembrerebbero più interessati ad una visibilità e spendibilità dei risultati sul piano mediatico o istituzionale che al problema in quanto tale.
    Scegliere o delegare… questo è un dilemma cui troppo spesso in Italia è stato il secondo a stravincere.
    Ma proprio perché testardamente sono ottimista, credo che ci siano ancora margini per invertire la rotta, perché ci si possa riprendere la propria consapevolezza. Non so se partecipare ad un referendum possa essere un passo piccolo o significativo in questa direzione, ma voterò, si che voterò e voterò si, sia per ristabilire un concetto per cui ogni voto può contare e va contato che perché le tematiche (anche se in gradazione diversa) le reputo importanti o addirittura importantissime.
    Un Sorriso (un po’ prolisso)

  4. la storia delle due nazioni è molto diversa. E anche quella dei cittadini. I politici sono specchio di questi. Poi, forse, un giorno diventeremo anche noi un po’ più svizzeri, chissà?

  5. @il più cattivo: Rassegnamoci: il referendum, anzi i referendum, non hanno più nulla a che fare con acqua, nucleare e legittimo impedimento: sono un referendum pro o contro Berlusconi.

    @juan: La storia e diversa. E i sistemi politici rispecchiano la storia del paese.
    Sarebbe impensabile introdurre in Italia, o in un altro paese, un sistema simile di referendum anche propositivi con controprogetti e simila. L’invio a casa delle schede si scontra poi con problemi logistici non indifferenti.
    Però incrementare la qualità delle informazioni che arrivano e che sono contenute sulla scheda.
    Curiosamente, in Italia si mettono le caselle Sì e No, quasi che non ci si fidi del fatto che l’elettore sappia scrivere “sì” o “no”, ma si pensa che l’elettore sia in grado di capire il complicato testo burocratico della domanda…

  6. Almeno sulla rete, la sensazione è più AMPIA. E’ una tentazione populista quella di cancellare completamente ogni contesto per giungere ad un finto referendum contro lo psiconano… Lui tra l’altro con i suoi sondaggisti fa un servizio a chi lo sa intendere, il suo essersi smarcato, è per me una indicazione che lascia pochi dubbi

    Un Sorriso

  7. Ai politici italiani il referendum non e’ mai piaciuto; il più delle volte si sono subito affannati a svuotarne il risultato quando si raggiunse il quorum. Inutile farsi delle illusioni anche per il futuro. Grazie dell’ospitalità .

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