Chi fa il paternalista avvelena anche te, digli di smettere

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 2 mesi 1 giorno fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Grazie a Ethica scopro un interessante articolo di Carlo Lottieri contro il paternalismo: “Lo stato salutista? Fa male alla salute”.
Il titolo è qualcosa di orribile, ma è colpa del quotidiano (Il Giornale, diretto da Vittorio Feltri – e poteva andare molto peggio), non dell’autore.

Buona parte dell’articolo è dedicata alla descrizione dei danni che può provocare un atteggiamento proibizionista, atteggiamento che viene assimilato al paternalismo, e mi sembra una descrizione molto convincente.
Vi sono tuttavia due aspetti che mi lasciano perplesso.

Innanzitutto, Lottieri, molto probabilmente per problemi di lunghezza dell’articolo, dai danni del proibizionismo desume, senza ulteriori argomenti, la pericolosità generale del paternalismo, anche quando questo si limita a consigliare determinati atteggiamenti, invece di imporli (il così detto paternalismo libertario).
Inoltre, la condanna del paternalismo e del proibizionismo sembra stare unicamente nella loro pericolosità. Se il proibizionismo si fosse dimostrato efficace diventerebbe allora un buon sistema politico e sociale? Non credo che Lottieri la pensi così, ma dall’articolo si potrebbe trarre questa conclusione.

10 pensieri su “Chi fa il paternalista avvelena anche te, digli di smettere

  1. Se il proibizionismo si fosse dimostrato efficace diventerebbe allora un buon sistema politico e sociale?

    In questo caso, non equivale a dire “se mia nonna aveva le rotelle, era una carriola”, visto che l’inefficacia del proibizionismo – credo di non sbagliare – non è tale per lo strumento in sé, ma per la natura dell’uomo?
    Se, grazie a un’ipotetica indole remissiva, le imposizioni fossero benevolmente accettate dall’umanità, il dilemma giusto/ingiusto o buono/cattivo del proibizionismo non si porrebbe nemmeno.

  2. @Marcoz: I filosofi, che a parlare di nonne con le rotelle si sentono a disagio, usano il pomposo termine di controfattuale. La sostanza, in ogni caso, non cambia: un esperimento mentale che sembra tanto bellino finché non salta fuori il guastafeste.

  3. Non per fare il gusta-guastafeste, ma non ci ho capito molto: nel post si contrappongono i concetti di pericolosità ed efficacia, come se il proibizionismo efficace non possa essere perciostesso pericoloso, e viceversa, cioè che se fosse pericoloso non potrebbe essere efficace.
    Prima di tutto questo postulerebbe che il proibizionismo possa assumere ad oggetto solo comportamenti oggettivamente dannosi (ecco la discendenza dal paternalismo) e da qui discenderebbe la pericolosità della sua efficacia, perchè – come è nella realtà – finirebbe per accentuare il fenomeno che si prefiggeva di contrastare.
    Forse l’erroneità del ragionamento sta proprio lì: a mio avviso l’errore del proibizionismo sta proprio nella presunzione paternalistica e illiberale di sapere cosa è giusto per l’altro, cosa confermata anche dalla lettura dell’articolo integrale, che vede proprio della sua illiberalità il peggior difetto.

  4. @ugolino: Premesso che non dovremmo arrovellarci troppo le meningi su un articolo di giornale, il proibizionismo non ha necessariamente uno scopo paternalistico, è vero, ma spesso accade così.

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