Beata incoscienza

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 4 mesi 15 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

E Licenzio disse: «Non ti rincresca, per favore, di rievocare e di espormi sinteticamente prima di pranzo l’intera dottrina degli Accademici, perché non mi sfugga qualche punto di essa che torni a favore della mia tesi». «Lo farò», risposi, «e tanto più volentieri perché spero che, meditando su questa cosa, a pranzo tu mangi poco». «Non esserne sicuro», replicò, «ho spesso osservato molti, e specialmente mio padre, esser tanto più voraci quanto più erano pieni di pensieri. E poi anche tu hai potuto constatare che, quando meditavo sulla metrica di quei versi, il fato che io me ne dessi cura non ha reso sicura la mesa. E di questo, a dir il vero, sono solito meravigliarmi io stesso tra me e me; che significa, infatti, il fatto che abbiamo più forte appetito anzitutto quand rivolgiamo lo spirito ad altro? O chi è che diventa straordinariamente dominatore sulle nostre mani e i nostri denti, mentre noi siamo occupati in altri pensieri?».

Aurelio Agostino, Contro gli Accademici, II, 10 (trad. it. di Giovanni Catapano, Bompiani 2005)


L’esperienza di Licenzio è abbastanza comune: mangiare sovrappensiero, guidare sovrappensiero, ascoltare musica sovrappensiero, fumare sovrappensiero. È persino possibile leggere sovrappensiero: si trova una frase suggestiva, l’attenzione si sposta altrove e ci si ritrova alla fine della pagina senza sapere cosa si è letto.

Licenzio si chiede: chi mangia, guida, ascolta, fuma o legge in quel momento? Siamo noi a compiere queste azioni? O è qualcun altro che si impadronisce dei nostri arti?
Se siamo noi a compiere queste azioni, allora la coscienza non ci identifica, è un qualcosa di più, che può anche non esserci, e noi siamo lo stesso. Se invece è qualcun altro, allora noi siamo solo per un tempo limitato, e per il resto del tempo siamo una specie di zombi.

Immaginiamo che, in autostrada, si manchi l’uscita giusta, allungando notevolmente la strada da percorrere. Il passeggero rimprovera severamente il guidatore per l’accaduto. Questi risponde: “Scusa, ero sovrappensiero!”. Ovviamente il passeggero risponde: “E allora? Non dovevi distrarti!”.
Da confrontare con: “Scusa, ho ceduto il volante all’altro passeggero: ero stanco e volevo distrarmi un attimo!” “E allora? Lo sai che l’altro passeggero non è affidabile e non conosce la strada: non dovevi cedergli il volante!”.

Un pensiero su “Beata incoscienza

  1. Incredibile! Guardavo quella pagine di articoli di Chalmers esattamente ieri pomeriggio…
    Forse che non ci siano solo zombie, cioè esseri senza coscienza, ma anche coscienze condivise?
    O coscienze autonome, senza esseri, che si impossessano come ultracorpi di noi poveri ammassi et di carne et di coscienza?
    😉

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