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Tutta colpa della scienza

Come detto, in Isvizzera si è votato sulla diagnosi preimpianto, e alla fine la nuova legge è stata approvata con un certo scorno dei contrari che, a giudicare dalla vignetta pubblicata il giorno dopo dal Giornale del popolo (cattolico) non l’hanno  presa benissimo:

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Al temma della diagnosi preimpianti è dedicato anche il commento della direttrice del giornale Alessandra Zumthor:

[Con la diagnosi preimpianto] si ritira l’umano ed entra il freddo rigore della scienza, che d’ora in poi anche nel nostro Paese si arrogherà il diritto di decidere, nel caso di bambini concepiti con la fecondazione artificiale, quale avrà il diritto di vivere e quale no.

Dal punto di vista della retorica (o della persuasione, come ultimamente si dice) nulla da eccepire: è una bella immagine, quello dell’umano che si ritira per lasciare spazio alla fredda scienza.
Dal punto di vista del contenuto (che mi illudo conti ancora) è però una fesseria, per non dire di peggio. Al di là dell’opinione sulla diagnosi preimpianto, rimane il fatto che a decidere non sarà un’astratta e ovviamente fredda “scienza”, ma delle concrete e calde persone, quelle che scelgono se fare o meno la diagnosi.
Lo sviluppo scientifico e tecnologico ha reso possibile quella scelta, ma di per sé non ha imposto nulla. Non c’è di mezzo alcuna “fiducia cieca e incrollabile nella scienza, cui sempre più si tendono a delegare decisioni che non le spetterebbero”, semplicemente perché le scelte continuano a spettare alle persone.

Ma dare la colpa alla fredda scienza è così comodo.

Cervello strapagato

Claudio Mésoniat, direttore del Giornale del Popolo, mostra nel suo editoriale odierno l’importanza di studiare matematica.
Nel riassumere i risultati di una ricerca – ricerca sulla cui bontà scientifica non mi pronuncio per mancanza di informazioni –, il direttore di uno dei tre quotidiani ticinesi scrive che “i cervelli strapagati del PNR 58 affermano…”.
I ricercatori che hanno lavorato a questo PNR 58 sono dunque, secondo Mésoniat, strapagati. Quanto? Lo scrive lui stesso all’inizio dell’editoriale:

Vi racconto una barzelletta. Crearla è costato un occhio della testa. Non a me, ma al “Fondo nazionale per la ricerca” che per ben 5 anni ha foraggiato 135 ricercatori, autori di 28 “progetti”, costati al contribuente la tonda cifra di 10 milioni di franchi.

Dieci milioni sono tanti. O no? Beh, facciamo due conti… in cinque anni ci sono sessanta mesi che corrispondono, senza contare le tredicesime, a sessanta stipendi. Dieci milioni diviso sessanta diviso centrotrentacinque (il numero di ricercatori) fa… è un calcolo difficile, di quelli che richiedono la calcolatrice e magari in redazione non ne hanno. Semplifichiamo: facciamo che i ricercatori sono 100 e le mensilità 50. Dieci milioni diviso cinquecento è un calcolo che tutti dovremmo riuscire a fare a mente: fa duemila. Duemila franchi al mese, arrotondati – di molto – per eccesso: in realtà saranno millecinquecento, probabilmente anche meno1 franchi al mese. Questi sono, secondo Mésoniat, i cervelli strapagati.

  1. 1.234,57, per la precisione. []