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Quello che i soldi non possono comprare

Una veloce e doverosa segnalazione: il saggio di Michael J. Sandel What Money Can’t Buy: The Moral Limits of Markets di cui ho scritto un paio di volte un annetto fa (Assicurazioni e What Money Can’t Buy) è stato tradotto in italiano da Corrado Del Bò.

Quello che i soldi non possono comprare. I limiti morali del mercato, in versione cartacea o ebook per Kindle.1

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Venticinque centesimi per Wilt Chamberlain

Corrado Del Bò, I diritti sulle cose

Supponiamo che all’interno di una società le risorse siano distribuite in un certo modo e che questa distribuzione, che chiameremo D1, sia considerata giusta, per esempio perché tutti possiedono la stessa quota di risorse oppure perché tutti ne possiedono in proporzione a una certa variabile ritenuta moralmente rilevante.
Supponiamo anche che le persone amino il basket e siano disposte a spendere parte della propria quota di risorse pur di vedere giocare un campione come Wilt Chamberlain. Supponiamo poi che Chamberlain stipuli un contratto in base al quale gli spettano venticinque centesimi del biglietto d’ingresso delle partite casalinghe della squadra in cui gioca, cosicché ogni spettatore verserà a Chamberlain venticinque centesimi per ogni partita che va a vedere; e aggiungiamo l’ulteriore assunzione che gli spettatori sono consci del fatto che venticinque centesimi vanno al campione.
Ora, ipotizzando che nel corso della stagione un milione di persone vada a vedere giocare Chamberlain pagandogli ogni volta venticinque centesimi, a fine anni egli avrà guadagnato 250000 dollari e la distribuzione D1 si sarà trasformata della distribuzione D2, in cui (a parità di tutte le altre condizioni) Chamberlain avrà molte più risorse di ogni altro membro di quella società.
Come ovviare a questa sperequazione e salvare lo schema, cioè la distribuzione D1? Evidentemente in uno di questi due modi: o impedendo alle persone di dare ogni volta venticinque centesimi a Chamberlain, oppure attuando ridistribuzioni periodiche che restituiscano alle persone quel che hanno dato a Chamberlain. In entrambi i casi però si deve ammettere che si finirà per interferire continuamente con le scelte delle persone.

Corrado Del Bò, I diritti sulle cose. Teorie della giustizia e validità dei titoli, Carocci, 2008 (p. 35)

In questo interessante libro non c’è, ovviamente, solo l’argomento di Wilt Chamberlain (presentato da Robert Nozick in Anarchia, Stato e Utopia). Eppure credo che, in un certo senso, esso sia la pietra angolare del saggio, tutto dedicato alla giustizia distributiva e alla validità dei titoli.

Cosa significa dire “Questo è mio”? Cosa ho fatto per per poter affermare questa cosa?