Una vicenda mediatica

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 10 mesi 16 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Bruno MastroianniMetro news di oggi, opinione di Bruno Mastroianni, docente di comunicazione: Ma il cuore di Eluana vive ancora:

Quella di Eluana è ormai una questione inverosimilmente ingarbugliata. Ed è inutile che si cerchi di risolverla sul piano della bioetica e del diritto. La vicenda è ormai soprattutto una vicenda mediatica.

Va bene, è «soprattutto una vicenda mediatica», ma non è soltanto una vicenda mediatica, e non si capisce per quale motivo non la si possa affrontare sul piano della bioetica e del diritto.

In questi mesi di dibattiti, la discussione ha finito per focalizzarsi a dismisura su quel sondino di plastica che nutre la povera ragazza. La forza suggestiva dei media e la semplificazione giornalistica hanno fatto il resto, creando in noi un’immagine stereotipata. Anche se non abbiamo mai visto Eluana, la immaginiamo lì distesa e immobile, in una sala ospedaliera, mentre subisce ogni giorno l’“oltraggio” di essere nutrita.

Essendo una questione mediatica, il discorso purtroppo si gioca sulle immagini, non sui ragionamenti
A questa immagine, Mastroianni cosa contrappone? Un discorso razionale? No, un’altra immagine:

La realtà è che mentre ci facevamo trasportare da questa fantasia quasi cinematografica – che alimentava le nostre disquisizioni morali sulla fine della vita e sul diritto di scelta – ci eravamo persi l’Eluana reale. Quell’Eluana in carne ed ossa che da 17 anni, è vero che non parla, è vero che non si muove e non interagisce – ma è altrettanto vero che fa qualcosa di fondamentale: respira. Da sola, senza l’aiuto di nessuno, senza medicine, macchine o artifici. Con tutte le sue forze gonfia i polmoni e li svuota, facendo battere il suo cuore, migliaia di volte al giorno, senza sosta.

Dopo aver contrapposto, da un punto di vista mediatico, una immagine a un’altra immagine, è forse giunto il momento di portare qualche argomento, di tornare al piano dell’etica e del diritto? Evidentemente no:

Avevamo seppellito questo fatto sotto una coltre di questioni di principio. Forse è da qui che si deve ripartire. Mettendo da parte teorie e supposizioni, ipotesi e interpretazioni. Lasciamo parlare lei. Ascoltiamo quest’appello che il suo corpo, ossigenando e tenendo tenacemente in vita le sue cellule, ci manda da 17 anni. È tutto ciò che abbiamo: un sussurro debole in confronto all’impatto emotivo dei media. Chi se la sente di azzittirlo?

Mettiamo da parte teorie e supposizioni, che poi ci viene il mal di testa, lasciamo parlare lei, che Mastroianni sembra essere in grado di ascoltare così bene e, soprattutto, di tratteggiare così bene ricorrendo a immagini molto emotive.

Un consiglio al signor Mastroianni: il buon Dio ci ha fatto la testa per ragionare e la pancia per digerire. Utilizzare la pancia per ragionare e la testa per separare le orecchie è un atteggiamento terribilmente contro natura.

6 pensieri su “Una vicenda mediatica

  1. @knulp: Di solito la prendo con più umorismo, è vero.

    @Stefano: Penso che potrei usare il suo sito come test di tolleranza: se, leggendo i suoi articoli, riesco comunque a recitare il voltaire-mantra (Non sono d’accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee) con un tono di voce credibile, sono tollerante.

  2. Ma si, introduciamo il MTI, il Mastroianni Tolerance Index, non nel senso che lui l’ha inventato, ma nel senso che è lui che bisogna tollerare…

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