Un Dio amorevole (prima parte)

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 5 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Quella mattina, niente nebbia e pochissimo traffico: il tragitto dalla villa alla casa editrice era stato tranquillo come non mai. Cosa poteva rovinare una giornata così?, si chiese il Direttore.
Appena il computer finì di scaricare la posta elettronica, la sua domanda ebbe una tragica risposta: non poter pubblicare l’ultimo romanzo di X. Il Direttore rimase alcuni minuti a fissare il monitor, quasi sperando che, tra un battito di ciglia e l’altro, l’email sparisse, ma ogni volta era lì, con la sua perentoria affermazione finale: “Non possiamo pubblicare questo libro”.
L’attività della casa editrice si basava essenzialmente su due pilastri: i romanzi di X e le raccolte di ricette di S. Da alcuni mesi S era in crisi: non osava più ideare nuove ricette, un po’ per l’età, un po’ per paura di nuove denunce, dopo lo sfortunato caso della trota con panna montata, marmellata di arachidi, salsiccia e sugo di vongole. E adesso anche X li abbandonava: il Direttore meditò alcuni minuti se togliersi la vita oppure uccidere uno dei loro scrittori, così, giusto per sfizio e per incrementare le vendite delle ristampe.
La paura di venire scoperto scacciò quel pensiero, e si concentrò nuovamente sul messaggio ricevuto. “Non possiamo pubblicare questo libro”. Ma perché? Il redattore si limitava a parlare di incongruenze nella trama e nello stile: ma che significa? Non sono simili inezie a fermare la pubblicazione di un libro! Quell’idiota del redattore avrebbe dovuto allertare l’ufficio marketing, per preparare uno slogan, o una finta recensione, che poi è lo stesso, per giustificare le novità stilistiche del loro autore di punta. “Una avventura che vi lascerà a bocca aperta”, o “Leggete le sorprendenti pagine del nuovo romanzo di X, l’opera definitiva”, porcate così, insomma.
Il Direttore chiamò immediatamente l’incapace redattore.

Direttore: “Cos’è questa storia del romando di X? Perché hai scritto che non possiamo pubblicarlo? Tutto quello che scrive quell’uomo si vende come il pane: un romanzo come la lista della spesa. E non credo che il suo ultimo romanzo sia peggio di una lista della spesa!”
Redattore: “Temo che lo sia.”
“Che sia cosa?”
“Peggio della lista della spesa, signore”
“Ma che cosa vai blaterando?”
“Beh, signore, l’ultimo romanzo di X è il seguito di alcuni suoi grandi successi, come Il lago ghiacciato, In viaggio verso est, Il soldato smemorato, Clara, e alcuni altri”
“Bene, bene: un seguito vende sempre, e spinge anche le vendite del primo episodio… Aspetta un attimo, Il lago ghiacciato si svolge nella Francia medievale, In viaggio verso est nell’Inghilterra vittoriana mentre Il soldato innamorato durante la seconda guerra mondiale…”
“È proprio questo il problema, signore: X ha riunito i personaggi di praticamente tutti i suoi romanzi. E quando dico tutti, intendo proprio tutti: anche i morti.”
“I morti?”
“Esatto, signore: i morti. Tutti i personaggi morti sono improvvisamente risorti.”
“…”
“…”
“La trama?”
“Non c’è.”
“Come vuol dire non c’è trama?”
“Vuol dire che i vari personaggi si incontrano e iniziano a volersi bene. I torti subiti vengono tutti perdonati. Giusto per farle un esempio: il generale de “Il soldato innamorato” viene perdonato dai propri soldati.”
“Ma quei soldati sono morti!”
“Come le ho già detto, risorgono tutti.”
“…”
“…”
“Mi lasci solo.”
“Va bene.”

La seconda e la terza parte arriveranno, rispettivamente, domani e dopodomani.

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