Qualcosa o qualcuno

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 10 mesi 11 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Orbene, credo che a questo punto si possa dire: la domanda di Spaemann [“L’embrione è qualcosa o qualcuno?”] non è una buona domanda (mentre è un buon risultato appurarlo).

Massimo Adinolfi, L’embrione chimera, “Il Mattino di Napoli”, 8/9/2007

Prima sentinella: Ho sentito un rumore!

Seconda sentinella: Anche io.

Prima sentinella: Che cosa avrà provocato questo rumore?

Seconda sentinella: Se è una cosa, poco importa: non dobbiamo temere le cose, ma le persone. La domanda importante non è “Che cosa avrà provocato questo rumore?” bensì “A provocare questo rumore sarà stato Qualcosa o Qualcuno?”.

Prima sentinella: Cosa facevi tu, prima di arruolarti?

Seconda sentinella: Insegnavo filosofia, perché?

Prima sentinella: Semplice curiosità. Comunque, come facciamo a sapere se a provocare il rumore è stato qualcosa o qualcuno?

Seconda sentinella: Potresti chiedere: le persone rispondono, le cose no.

Prima sentinella: Però anche i nemici sono persone, e non credo siano così stupidi da rispondere alle nostre domande.

Seconda sentinella: Giusta osservazione. Almeno escludiamo che sia stato un nostro commilitone.

Prima sentinella: Mi hai convinto. A voce alta C’è nessuno?

Seconda sentinella: Nessuna risposta.

Prima sentinella: Secondo il tuo ragionamento, o è una cosa o è un nemico.

Seconda sentinella: Potresti sporgerti. Se è un nemico, sparerà, se è una cosa no.

Prima sentinella: Non mi sembra un test molto interessante.

Seconda sentinella: Però sarebbe risolutivo.

Prima sentinella: E se è un nemico in ricognizione, che non ha nessuna intenzione di attaccarci ma solo di scoprire le nostre posizioni?

Seconda sentinella: Ipotesi interessante. Direi che l’unica è abbandonare la nostra trincea e andare a vedere.

Prima sentinella: Anche questa non mi sembra una buona idea.

Seconda sentinella: Però dobbiamo scoprire chi o cosa ha provocato quel rumore: non possiamo restare qui, e magari ritrovarci circondati dal nemico!

Prima sentinella: Mi hai convinto. Vai a vedere.

Seconda sentinella: Perché io?

Prima sentinella: Sei tu ad avere avuto l’idea.

Seconda sentinella esce dalla trincea. Cinque lunghissimi minuti dopo: Non c’è pericolo, vieni anche tu a vedere.

Prima sentinella Esce anche lui dalla trincia: Eccomi, cosa c’è?

Seconda sentinella: Guarda là, un gatto.

Prima sentinella: Un gatto? Dici che è stato lui a provocare quel rumore?

Seconda sentinella: Sicuramente.

Prima sentinella: Ma quel gatto è un Qualcosa o un Qualcuno?

Seconda sentinella: Domanda interessante. Direi qualcosa.

Prima sentinella: Qualcosa? Ma non è un sasso, è un animale!

Seconda sentinella: E allora è Qualcuno.

Prima sentinella: Però il gatto non risponde, se non miagolando: tu prima hai detto che…

Nemico: Vi risparmio una lunga discussione: sono stato io a fare rumore, poco fa. Adesso, se volete gentilmente consegnare le armi e lasciarvi catturare, ve ne sarò grato. Detesto uccidere le persone.

Prima sentinella: Tu e la tua filosofia!

Seconda sentinella: Non ho mai detto che un filosofo è un bravo soldato!

7 pensieri su “Qualcosa o qualcuno

  1. Stavo appunto per commentare un altro post citando Spaemann.
    Ti consiglio di leggere Persone, sulla differenza tra qualcuno e qualcosa: c’è anche una piccola parte dedicata- se non sbaglio- a un gatto… o a un cane…

    Quanto all’articolo da cui trai spunto contiene una frase significativa( chiedo scusa all’autore del pur interessantissimo post, Azione Parallela, se lo cito in terza persona ): “Ora, quel che nasce da un tale incontro, dall’incontro di qualcosa con qualcosa, non può essere qualcuno.”

    E perchè mai?
    Un quid non può diventare se non qualcosa che sia sempre un quid, certo.
    Ma un quid può permettere l’emergere sopravveniente di un altro genere di ente, nel caso: un quis. Infatti, nascere non è un diventare, neanche un “diventare vivo”, che è una contraddizione in termini( il che mostra l’insufficienza dell’analisi del linguaggio, tanto cara gli analitici… ): è il cominciare ad esistere di un particolare ente, ma non della materia di cui è composto.
    Nascere NON E’ divenire.
    Un’obiezione del genere alla domanda di Spaemann in realtà non fa che ripetere il fraintendimento che la domanda intendeva chiarire, mi pare.

    Tornando al gatto e al livello del linguaggio, noi usiamo dire “Chi è là?”, se ci aspettiamo che quella-roba-lì possa in linea di principio risponderci.
    Può risponderci solo qualcuno che può agire, e dunque che sia vivo.
    Ma ciò non basta: se il gatto, un indubbio vivente, miagola, presumibilmente sta rispondendo alla nostra voce ma non alla nostra domanda. Possiamo capire chi è da come reagisce, ma non sta letteralmente rispondendo.
    Deve essere un essere razionale, capace di linguaggio e non solo di comunicazione: solo allora può rispondere.

    Considera poi la differenza tra “Chi c’è là?” e “Cosa c’è là?”. Alla prima domanda può rispondere sia il “chi”, sia un’altra persona. Alla seconda, se correttamente impostata, può SOLO un’altra persona.
    Il test linguistico, quindi, ci mostra solo la differenza su chi è in grado di render conto e di rispondere sull’oggetto di interrogazione, e non ipso facto sullo status del quella-roba-là.
    E dubito che un micio sappia( considrandosi come da un punto di vista esterno ) in che situazione si trova, anche se conosce il luogo in cui è e sa reagire d’istinto.

    E per concludere, non è difficile immaginare una lingua- magari una fanta-lingua startrekkiana – che distingua tra un pronome per le persone, uno per i viventi generici e uno per le cose.

    ciao!

  2. Mi sa che AzioneParallela/Massimo Adinolfi poteva essere più chiaro: quando ha scritto “quel che nasce da un tale incontro […] non può essere qualcuno” non intendeva sostenere la tesi contraria a quella di Spaeman, ma mostrare l’inconsistenza dell’alternativa tra qualcosa e qualcuno.
    Ulteriori dettagli nel post Tre cognate

  3. No, insisto: le due tesi sono contraddittorie.
    La distinzione tra persona e oggetto( è questo che si intende qui con chi e cosa ) è netta.
    Al di là delle eventuali critiche alle sue idee, ci sono dei fraintendimenti “filologici” di lettura di Spaemann. Ne chiarisco alcuni, presenti in quei due post, per amore di correttezza.
    Dunque, secondo Spaemann…:

    1)Da due qualcosa può ovviamente nascere un qualcuno, ma non possono diventare qualcuno. Il termine cruciale è “nascere”, nel senso aristotelico di inizio d’esistenza di un vivente e non nel suo significato comune.
    Di fatto, normalmente, una persona nasce da due persone, ma qui nascere significa solo: normalmente c’è un processo biologico legato ai corpi di due persone che fa nascere( qui nel senso forte di “iniziare ad esistere” ) un figlio.
    Si può questionare se far nascere un figlio da materiale biologico artificiale- seme articiale e utero artificiale – sia giusto, ma nascere non implica un nascere da un qualcuno.
    E’ un processo a sé stante, che deve poggiare su un certo sostrato biologico, non su altre persone.
    Aristotele sarebbe d’accordo, penso.

    2)Gianni o Giacomo non sono sia un qualcuno, sia un qualcosa. E’ un errore di prospettiva: Gianni è anche un corpo- dove l’ “è” non indica un predicato, ma che la persona si sviluppa su diversi piani ontologici- e il corpo è qualcosa.
    Ma quel particolare “ètransontologico non ammette transitività: se il corpo è qualcosa e Gianni è un corpo, Gianni cmnq non è un qualcosa.
    E’ grossomodo una fallacia mereologica.
    ( Questo punto è ampliato con farina del mio sacco. )

    3)Il criterio biologico, di specie, è sufficiente a stabilire se X è una persona. Tuttavia non è un fatto biologico se quella tal specie è una specie di persone o no.
    Se nella sua forma pienamente sviluppata l’essere biologico ammette razionalità, trascendenza- cioè idea di un mondo che è oltre la nostra coscienza – e coscienza di essere un ente nel mondo( questa è una parziale caratterizzazione dell’esser persona e come vedi non consta di proprietà ), allora per un principio che non è biologico la sua natura fattuale e biologica si converte anche nella sua essenza e diventa parte del suo esser persona.
    In questo senso l’appartenenza ad una specie è il criterio per essere una persona, una volta appurato che un individuo di quella specie lo è: è simile al processo di induzione matematica.
    Ma nulla vieta che un delfino o un topo siano persone.
    Riassumendo: il criterio biologico è l’unico criterio decisivo, ma non lo è in sé stesso.

    bye!

  4. La distinzione tra persona e oggetto( è questo che si intende qui con chi e cosa) è netta.

    E il gatto, dove sta?
    Diffido di tutte le distinzioni nette.

    Da due qualcosa può ovviamente nascere un qualcuno, ma non possono diventare qualcuno

    In concreto, cosa significa? Se la differenza tra nascere e diventare è data dalla differenza tra qualcosa e qualcuno, allora è solo questione terminologica, la cui consistenza poggia, appunto, sulla differenza tra qualcosa e qualcuno.

    Aristotele sarebbe d’accordo, penso.

    Direi che la cosa è irrilevante 😉

    Gianni o Giacomo non sono sia un qualcuno, sia un qualcosa.

    E perché no?

    Il criterio biologico, di specie, è sufficiente a stabilire se X è una persona.

    Metodologicamente sufficiente, forse.
    Mi dici che se la specie X in uno stadio maturo sviluppa le caratteristiche Y e Z, allora la specie X è persona. Ma che bisogno ho di riferirmi alla specie X, se ho già il criterio delle caratteristiche Y e Z?
    Il riferimento all’induzione matematica proprio no l’ho capito. Questo principio mi dice, ad esempio, che se il numero 50 ha la proprietà α, e se posso dimostrare che se un numero è α allora lo è anche il suo successore, tutti i numeri maggiori di 50 sono α.
    Il principio da te illustrato prevede che siano α anche i numeri minori di 50.
    Mi sembra ci sia anche una certa confusione tra criteri e sintomi oltre che sulle disposizioni.

  5. E il gatto, dove sta?
    Diffido di tutte le distinzioni nette.

    -La distinzione tra persona e cosa è- per Spaemann- netta nel senso che non ci sono overlapping.
    Se X è persona, non è cosa, senza sovrapposizioni, ma non viceversa: se X non è cosa, non per questo è persona, perché potrebbe essere un vivente.

    In concreto, cosa significa?

    -La differenza tra nascere e diventare è basata sulla differenza tra vivente e non vivente, non tra qualcuno e qualcosa.
    Ciò presuppone, in realtà, una teoria dell’identità nel tempo: Mario( o un gatto ) cresce e diventa prima alto, poi malato, poi sano, poi vecchio, poi pazzo, poi muto, ma resta Mario.
    ( So che tu ritieni che se un uomo perde la memoria e si crede un re, è un altra persona. Io invece dico solo che la stessa persona, oltre che lo stesso individuo, ha subito un trauma. )
    Quando non è più Mario, si dice che è morto e resta solo un organismo in decomposizione.
    Una sedia sotto costante limatura alle gambe, prima o poi diventerà uno sgabello, ma il momento di passaggio è del tutto arbitrario.
    In ambedue i casi il passaggio è sfumato, ma la differenza è appunto: arbitrarietà vs. non arbitrarietà, ovvero non essere per sé vs. essere per sé.
    La differenza non è terminologica, perché presuppone che “vivo” sia un concetto puro, in termini husserliani, che apprendiamo direttamente dalla realtà, e non una nostra concettualizzazione o un significato linguistico. Resta fermo che è l’esperienza a dirci se quel preciso individuo è vivo o no.

    ( “Presupporre” vuol dire che Spaemann tratta prima le questioni preliminari, poi arriva al nocciolo. )

    E perché no?

    -Gianni non è sia una cosa sia una persona per la ragione detta: il suo corpo è una cosa, lui no, anche se sotto altri aspetti è un ente come tutti gli altri.
    “Cosa” è qualcosa che ammette di essere oggetto di conoscenza diretta e sensibile. Ma io non vedo le emozioni o i pensieri di qualcuno, per lo meno non come vedo un rosso.
    “Cosa” è qualcosa a cui io posso imprimere un progetto e un senso: posso renderlo un utensile, che fa ciò ed è ciò che voglio e solo in virtù della mia volontà.
    Ciò vale solo in senso figurato per un essere cosciente: posso sfruttare ciò che fa o posso manipolarlo. Posso, per dire, torcere la testa a Gianni o a un cane, ma se mi guarda, è lui che mi guarda. Lui resta padrone dei suoi sensi, anche se è privato della libertà.
    Certo, basta intendersi sull’ “essere”. Quel rosso è anche un’onda elettromagnetica, oltre ad essere una qualità sensibile? Sicuramente, ma non nello stesso modo in cui quel rosso è il colore che tu hai visto.
    Se invece si vogliono costruire frasi miste come “Gianni è una cosa, una persona, un buon marito, un uomo alto 1 e 80 ed in coma.”, si rischia una reduplicazione dei termini.

    ( Aristotele lo menzionavo perché nel post linkato gli si attribuiva una tesi che non mi risulta, sui viventi… ma posso sbagliarmi… )

    Ma che bisogno ho di riferirmi alla specie X, se ho già il criterio delle caratteristiche Y e Z?

    Hai ragione a distinguere tra criterio e caratteristica: è appunto quello che cercavo di rimarcare, evidentemente con scarso successo.
    Ho bisogno di riferimi alla specie X, come criterio, perché la tesi è che sono le caratteristiche di cui la specie è capace ad essere determinante.
    Se x è già Z e Y, non c’è bisogno di conoscere se è X. Tuttavia, se x è Z e Y, so già che persone saranno tutti gli appartenenti alla sua specie; inoltre, c’è una sorta di feed back: x non è indifferente ai suoi consimili e per dirla con una metafora, essere un uomo tra altri uomini è tutto diverso dall’essere una sedia tra molte sedie uguali.
    X per una persona non è soltanto l’insieme di una specie biologica, cioè di una classificazione, ma ha caratteritstiche simili a quelle di una comunità o di una società.
    ( Io sono d’accordo, tu non penso: tu dici che la persona è sociale, io che la società è personale… 😉 )
    La motivazione per queste due tesi, coscientemente ardite, è molto complessa, ha a che fare solo di striscio con la potenza e l’atto, e non riuscirei a riassumerla.
    Ti dico solo che il legame tra possibilità biologica di una specie di essere Ze Y è determinante perché x sia una persona semplicemente perché è X, solo se vale la tesi del legame a priori con i consimili, osservabile in chi è effettivamente Z e Y.

    Il riferimento all’induzione matematica proprio no l’ho capito.

    Il riferimento era metaforico, ovviamente, ma ti ricordo che si parla di induzione matematica anche in logica, per dimostrare i metateoremi.
    Lì non c’è successione, ma derivabilità.
    Perché? L’essenziale è che l’insieme sia ordinato secondo principi necessari( la successione definita da Peano o le regole di derivazione e di formazione ), non che sia aritmetico.
    Se è vero che i legami biologici generano a priori legami sociali e questi trasmettono la caratteristica di persona, riconoscere il carattere di persona a x la propaga a tutti i suoi simili: passaggio necessario dall’individuale all’universale.
    Se vuoi, la possiamo chiamare “induzione a priori”.

    Non nego che queste tesi si prestino ad alcune critiche, non solo per le chimere ma già per la fecondazione in vitro, ma sono state riassunte male. E una tesi mal riassunta diventa un fantoccio di paglia.

    ciao, Eno

  6. ( Correggo: Ti dico solo che la possibilità biologica di una specie X di essere Ze Y implica che x sia una persona semplicemente perché appartiene a X, solo se vale la tesi del legame a priori con i consimili, osservabile in chi è effettivamente Z e Y. )

  7. Dichiaro chiusa la discussione fino a che non leggerò il libro di Spaemann, se mai lo leggerò.

    Una sola precisazione

    tu dici che la persona è sociale, io che la società è personale

    Io dico che il concetto di persona è un concetto sociale, non che la persona è sociale…

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