Lo stolto dice “Dio non esiste”

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 9 mesi 4 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Figliola: Padre, mi perdoni…

Padre: Ancora lei? Se è per incontrare suo nipote, purtroppo non posso…

Figliola: Sta ancora ricopiando la Bibbia a mano?

Padre: Ricopiare la Bibbia? Ah, sì, la scusa che mi ero inventato! Cioè, volevo dire, certamente figliola, non ho ancora finito di copiare il nostro sacro testo.

Figliola: È già arrivato ai Salmi?

Padre: Ai Salmi? 

Figliola: Sì, padre. Al Salmo 52, per l’esattezza.

Padre: Sì, il Salmo 52, certo, l’ho ricopiato giusto venti minuti fa, figliola. Perché questa domanda?

Figliola: Si ricorda come inizia, il Salmo 52?

Padre: Come inizia…

Figliola: Esatto, padre. Il Salmo 52

Padre: Al momento…

Figliola: Ma, padre, se l’ha appena copiato! «Lo stolto pensa: “Dio non esiste”»

Padre: Figliola, certo che me lo ricordavo, ma volevo vedere se eri attenta.

Figliola: …

Padre: Ma dimmi, cara, quali sono i tuoi dubbi.

Figliola: Vorrei sapere se questo Salmo la offende.

Padre: Offendermi? Come può offendermi un brano della Bibbia?

Figliola: Beh, vi si legge che Dio non esiste.

Padre: Si riporta l’affermazione dello stolto. È ovvio che Dio esiste.

Figliola: Sono d’accordo, però se una frase mi offende, lo fa a prescindere da chi la pronuncia. Le volgarità sono tali anche se riportate.

Padre: Ma mica sarà una volgarità affermare che Dio non esiste. Non è una bestemmia…

Figliola: No?

Padre: Cioè, lo è, ma mica delle peggiori. Insomma, non si paragona Dio a un animale impuro, come spesso fanno i giovinastri qui fuori. 

Figliola: Capisco. Quindi lei non si sente offeso da una simile affermazione?

Padre: Assolutamente no. Mi spiace per lo stolto, perché farà una brutta fine, ma certo non mi offende questa sua affermazione.

Figliola: Capisco. Quindi scriverà una bella lettera alla IGPDecaux per informarli che la campagna pubblicitaria dell’UAAR non la offende. Loro l’hanno rifiutata in base all’articolo 10 del codice di autodisciplina, che recita «la comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini».

Padre: …

Figliola: Padre?

Padre: Scusa, figliola, devo andare. Il Cantico dei cantici è lì, nel mio studio, che aspetta di esser copiato.

Figliola: Ma dopo i Salmi c’è il libro dei Proverbi!

Padre: Davvero? Cioè, certo che c’è il libro di Proverbi, ma non ricopio i vari libri in ordine. Addio, figliola. Mi raccomanda, continua a leggere la Bibbia. Ma, per l’amore del cielo, smettila di fare domande!

39 pensieri su “Lo stolto dice “Dio non esiste”

  1. No, è stato invocato anche un altro articolo del codice di autodisciplina pubblicitaria.
    L’ho cercato e devo dire che è interessante ed assai razionale:

    Art. 46 – Appelli al pubblico
    E’ soggetto alle norme del presente Codice qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, anche specifici, o che sollecita, direttamente o indirettamente, il volontario apporto di contribuzioni di qualsiasi natura, finalizzate al raggiungimento di obiettivi di carattere sociale.
    Tali messaggi devono riportare l’identità dell’autore e del beneficiario della richiesta, nonché l’obiettivo sociale che si intende raggiungere.
    I promotori di detti messaggi possono esprimere liberamente le proprie opinioni sul tema trattato, ma deve risultare chiaramente che trattasi di opinioni dei medesimi promotori e non di fatti accertati.
    Per contro i messaggi non devono:
    sfruttare indebitamente la miseria umana nuocendo alla dignità della persona, né ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento;
    colpevolizzare o addossare responsabilità a coloro che non intendano aderire all’appello;
    presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per il quale l’appello viene rivolto;
    sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo all’iniziativa;
    sollecitare i minori ad offerte di denaro.
    Le presenti disposizioni si applicano anche alla comunicazione commerciale che contenga riferimenti a cause sociali.

    La frase dello Uaar non ricade sotto la generica libera espressione di idee “io penso che…” o “noi crediamo che…”, banalmente perché è un battage.

    Quindi, lo dico senza appello: chi paventa con robanti e declamatorie accuse una lesione alla libertà di parola non sa di cosa parla.
    Se fosse solo espressione di idee, non dovevano rivolgersi a una concessionaria di pubblicità ma affittare una pagina su un giornale d’opinione.
    Se è pubblicità, non è solo espressione di idee ed incontra ulteriori restrizioni, come sa qualsiasi lettore di Orwell.

    Mi è difficile definire bene la categoria dello slogan uaar.
    Forse in modo un po’ capzioso ma interessante, la società pubblicitaria ha ritenuto che si trattasse di un appello al pubblico per sostenere una causa sociale.

    Di sicuro, per lo Uaar il razionalismo ateo-agnostico è una causa politica e culturale a cui mirare. Resta da appurare se lo slogan andasse in quella direzione.

    Come che sia, se lo sloganazzo cadeva nella fattispecie, violava due principi.

    1) Non specificava in modo chiaro che l’inesistenza di Dio è una opinione degli uaar, ma la presupponeva- in modo alquanto aggressivo- come dato di fatto per farsene pubblicità.
    ( Per contro, qualsiasi placato diocesano con il suo “Noi cristiani crediamo in Cristo” si sottrae alla critica. )

    2) Patentemente l’incipit “la brutta notizia è che Dio non esiste” non si rivolgeva agli atei, ma a tutti gli altri.
    Che senso avrebbe informare un ateo che Dio non esiste?
    Allora questa è una campagna per l’ateismo e non per gli atei! Però definire “brutta notizia” le opinioni dei dissenzienti è – come dice il regolamento- cercare di colpevolizzarli.

    ciao, Eno

  2. ““la brutta notizia è che Dio non esiste” non si rivolgeva agli atei”
    Non necessariamente. Sebbene è possibile una lettura diversa a seconda dei sentimenti, la “brutta notizia” è il ritrovarsi, in un dato momento, a pensare che non abbiamo speranze nell’aldilà, a differenza di quanto la cultura maggioritaria ci spingerebbe a credere (in altre parole: ce ne facciamo una ragione nonostante girino un po’ le balle di morire “per sempre”); perciò può essere benissimo autoreferenziale, “autocelebrativa”. E io l’avevo intesa così.

    “Però definire “brutta notizia” le opinioni dei dissenzienti è – come dice il regolamento- cercare di colpevolizzarli.”
    Assolutamente no. Sempre che la “brutta notizia” non sia come ho detto prima, e cioè che si tratta del processo di consapevolezza ateo, sarebbe sempre una definizione del pensiero del non credente e non si riferisce all’opinione, opposta, dei fedeli.

  3. la campagna era chiaramente una provocazione. e ha ottenuto mirabilmente il suo effetto, perché i “difensori della fede” hanno abboccato e hanno mostrato una volta di più che stanno cercando di trasformare una repubblica in uno stato confessionale, sopprimendo le voci dissenzienti.

    quello che è davvero grave è che ci sono quasi riusciti; perché la concessionaria ha ritenuti offesi solo quelli “col dono della fede” e non s’è curata del fatto che per i sostenitori di una determinata libertà la cancellazione della campagna è a tutti gli effetti un’offesa, ma meglio offendere i liberi che i pecoroni, si vede.

    e il fatto che fosse chiarissimo che far chiudere la campagna sarebbe stato un atto talebano, non ha creato patemi e lo hanno fatto ugualmente sapendo di creare danno “solo agli uomini liberi”. è una scelta molto indicativa.

  4. @Ivo: Avevo letto diversamente su un effimero articolo del corriere on line.
    Cmnq, poiché la campagna di propaganda l’hanno negata all’associazione razionalista, un riassunto da parte di quest’ultima non è fonte attendibile.

    Quello che al momento rimane in rete si adatta male con la versione della uaar: se l’articolo 46 rafforza l’art.10, quello non credo si limiti a rinvenire la fattispecie della pubblicità sociale.

    E sì sì, è vero! GLI ABOMINEVOLI GESU’ LAVA PIU’ BIANCO!
    Gli incontri di pastorale per la vita, gli orrendi puttini neonati che invitano alle riunioni delle associazioni per la vita, i kitschissimi convegni neocatecumenali su sfondo bluette…
    Volevo giusto citarli nell’altro post, ma come annunciato: de fuffa est tantum fuffandum.
    Mai sprecare parole per le cazzate.

    Si applica lo stesso discorso a quegli orrori “Gesù lava più bianco”.
    “Sei stanco? [ foto violacea d’un passeggiatore solitario in mezzo alla bora ]. Cerca Cristo!”
    O cerca Wally!
    Li avevo in mente.
    Una volta ho cercato di staccarne uno penzolante dal sostegno: mi colpiva seza tregua la testa durante il tragitto.

    Diversamente dai sostenitori della laicità, io sono spietato.
    Non voglio nessun tipo di propaganda confessionale o politica nei luoghi istituzionali o dove sei costretto a rimanre a forza.
    Bus, scuola o prigione che sia.

    Ci sono molti altri luoghi e infiniti altri mezzi, ampiamente garantiti dallo stato di diritto.
    Offendere e provocare con slogan sciatti, dimostrando somma ignoranza delle libertà e del diritto in generale, non si giustifica in alcun modo.
    Tanto meno, sventolando a mo’ di accetta la “libertà di espressione”, ridotta anch’essa a vile e pannelliano slogan di parte.

  5. @Marcoz: La lettura sarebbe sensata in altro contesto, ma suona molto macchinosa qui.

    Come fa il lettore ignaro di cosa sia lo Uaar a capire che lo slogan è autocelebrativo?
    Non è una maglietta serigrafica per il convegno associativo, è un messaggio pubblico.
    Se fosse autocelebrativo, perché dice “non ne hai bisogno” anziché “non ne abbiamo bisogno”?
    E perché menziona una “notizia”, che all’infuori degli aforismi nietzscheani si dà ad altri e non a sé stessi?

    Se tu avessi ragione, lo slogan sarebbe il titolo di un articolato e interessante saggio.
    Capirai però che un bus è un bus: se la pubblicità è di fiancata, non posso sfogliare la corriera per leggermi tutto il sottinteso trattato sulla razionalità e l’umanesimo ateo.

    Sarebbe carino stare alla pensilina aspettando la corriere del rientro e intanto leggermi qualcosa di interessante dritto dritto sugli autobus di passaggio.

    La verità è più semplice.
    Quello era uno slogan, molto aggressivo e contrario a qualsiasi deontologia.
    Fosse stata “La brutta notizia è che tutti i totalitarismi sono atei. La buona è che non tutti gli atei sono fascisti” qualche perplessità l’avresti sollevata presso il garante, credo.

    Ciò detto, lo slogan per sua natura veicola il messaggio più semplice possibile, quello che ho esposto.
    I sentimenti non c’entrano nulla.
    C’è una ineluttabile geometria del linguaggio pubblicitario, a cui si sottostà giocoforza.

    Da ultimo, non negherai che le seguenti sono tesi ripetutamente affermate sui media da esponenti di spicco dello Uaar.
    Poco importa che per ora nessuno sappia a quale associazione Hack e Odifreddi appartengono: se fosse andato a buon fine l’abbordaggio corsaro della pubblicità, i vari tasselli della campagna mediatica si sarebbero incastrati.

    Le elenco.

    “L’Italia è un paese arretrato a causa della Chiesa e delle religioni.”
    “C’è un abisso crescente tra chi crede e non pensa e chi non crede e pensa.”
    “E’ indispensabile estirpare le superstizioni e diffondere il razionalismo scientifico.”
    “Dobbiamo davvero tollerare le religioni?”
    “La religione è un fatto privato! Ci sono continue ingerenze.” ( Questo è in totale contrasto contro le tutele costituzionali dell’art.19, ma nessuno se n’è ancora accorto. )

    Con queste tesi si individuano alcuni asseriti mali della repubblica.
    La responsabilità, con vari salti logici, è rintracciata nei credenti.
    La soluzione è indicata nella diffusione del balsamo “razionalista”.
    Poiché la cura razionale stenta ad attecchire, come nei migliori complessi persecutori va trovato un colpevole.
    Bien sure! Il razionalismo è ostacolato appunto dall’ottuso gregge credente!
    Tout se tient: il fallimento dell’idea dimostra la bontà dell’idea!
    Secondo l’assunto della falsa coscienza da cui si parte, il gregge è gregge: non sa quello che fa, e si ribella ai suoi salvatori.

    Ho caricato i toni con un po’ di ironia, che spero tu non prenda a male, ma il riassunto è fedele e cronistico.
    Questo non è colpevolizzare?

  6. Marcoz: E’ però interessante la descrizione della presa di consapevolezza atea che dai.

    Se capisco, ciò può essere chiosato così:
    “La mia posizione esistenziale non parte dalla credenza che dio non esiste, ma scopro che il presupposto della mia vita libera è l’inesistenza e l’inutilità di un dio”.

    E’ affascinante, e credo che nessun credente riterrebbe questa tesi minimamente offensiva.
    Quello che dici implicitamente conferma le generali reazioni alla pacchianata di Genova: se il messaggio era quello, perché non dirlo chiaro?

    Forse stupirà l’ateo scoprire che questa scoperta di una autoconsapevolezza esistenziale è, tecnicamente, un DOGMA.

  7. «La verità è più semplice.
    Quello era uno slogan, molto aggressivo e contrario a qualsiasi deontologia.
    Fosse stata “La brutta notizia è che tutti i totalitarismi sono atei. La buona è che non tutti gli atei sono fascisti” qualche perplessità l’avresti sollevata presso il garante, credo.”

    Seee buonanotte.

  8. Sono riuscito a prendere il treno e a stare lontano dal computer tutto il giorno, ascoltando Stravinskij, Dvorak e Prokof’ev.
    Perdonatemi se non commento, ma non reggete il confronto 😉

  9. Io non devo prendere il treno, ma è come se lo fosse, quindi, rimando la mia eventuale replica ad asap (il problema è che io ascolto Cristina D’Avena, poi).
    “Eventuale replica” per il motivo che prima gradirei sapere da Eno se la frase ““La brutta notizia è che tutti i totalitarismi sono atei. eccetera” è da considerarsi mero strumento per la discussione (ed è totalmente ipotetica) oppure per lui contiene dati veritieri. Perché se è la seconda che ho detto, a parte “giocare” entrambi con l’esegesi degli slogan, non vedo molti margini di discussione. Anzi, nessuno, direi.
    E non vorrei far perdere tempo alle persone, oltre al sottoscritto.

    Buona settimana a tutti.

  10. @Marcoz: Nessun dato veritiero, ovviamente.

    Ma che domande fai?

    Oddio…
    Ci sono alcune analisi, come quella sull’umanesimo ateo di De Lubac, secondo cui la forma in cui si sono dati i totalitarismi nel 20° secolo è legata alla concezione tendenzialmente secolare dell’uomo.
    Questo non esclude che la violenza assoluta si sarebbe potuta presentare in altra forma.

    Ma secondo te, ciò che inizia con “se” è ipotetico o reale?
    Era un esempio di sparata esagerata, per dire che altrettanto esagerata è la campagna di un circolo razionalista in cerca di notorietà in barba a buon senso, deontologia, senso civile e logica.

    E’ così dura capire che nessun diritto di espressione o di stampa giustifica la provocazione e l’offesa a mezzo stampa?
    La libertà di espressione tutela ciò per cui è stata introdotta, cioè la possibilità di avere dialogo, stampa e libero circolare di idee in circoli, giornali, orazioni pubbliche.
    Il battage non c’entra nulla.

    Non so te, ma io storia delle dottrine politiche le ho studiate e so come le liberties sono nate e a cosa servono.
    Oppure pensavo che fossero piovute dal cielo? pensi che basta dire “LIBERTAAAAAAA'” stile Braveheart e abbiamo capito tutto?

    Se vuoi, ci sono anche motivazioni di tipo civico più generali.
    Se per ogni posizione esistenziale si aprisse una campagna di confutazioni a mezzo stampa, la pax religiosa ottenuta a stento in italia, dopo decenni di conflitti tra socialisti, chiesa e confessioni minori dove andrebbe a finire?
    ( Se ti interessa, c’è un bell’intervento parlamentare di Calamandrei sul concetto di “pax religiosa” in Costituzione e leggi di Antigone. Usa quel concetto per opporsi all’inserimento del concordato nella costituzione. )

    Davvero la “libertà di espressione” copre uno stato di guerra mediatica permanente?
    Suvvia, la campagna d’autopromozione massiccia incontra dei limiti perfino per i partiti politici, perché dovrebbero averne questioni ben più delicate?

    I fan della laicità non hanno molta memoria.
    Non ricordano quale stato di conflitto sociale ci fosse fino al primo quarto del 900. Le leggi anticattoliche sabaude, le epurazioni antireligiose della III repubblica francese, i non expedit, il kulturkampf generalizzato della Chiesa, il PCI che nelle zone rosse attendeva i fedeli fuori dalle chiese con la scritta “Dio non esiste”, le omelie antisocialiste, le abiure antimoderniste…
    Vogliamo tornare a quello?

    Come volete, nessun problema.
    Fuoco ad alzo zero.
    Non ne esce vivo nessuno.
    Avviso solo che io non mi iscrivo alle due fazioni di bambini in lotta. Mi iscrivo alla Croce Rossa.

    E tu parli, in termini un po’ manualistici a dirla tutta, di “libertà di espressione” conculcata.

    Ma per dire, molti ritengono sinceramente vera la carica di violenza dell’ateismo.
    Perché non potrebbero denunciarla a mezzo stampa: “Attenti! qui rischiamo la fine della libertà!” ?
    Non dirmi: “Perché non è vero”. La libertà di opinione ed espressione non si misura sulla verità delle analisi e delle idee.
    E allora, perché no? Perchè è rozzo e aggressivo?
    Si tratta spesso di analisi molto fini, come quelle di Maurice Blondel, e per nulla aggressive verso gli individui. False, ma molto fini e pacate.

    E le idee dello Uaar non paventano le stesse cose?
    Fine dello stato libero e liberale? Teocrazia? Secondo Sam Harris, rischi di guerre generalizzate?

    Trova una risposta sul perché lo slogan dello uaar sì e il resto no.
    Poi vediamo.

    ciao, Eno

    @Lopo: So Eno said to himself: “Don’t feed the troll, don’t feed the troll.”
    Ma che t’ho fatto, figlio di adamo?

  11. Eno, vado passo passo. Ci provo.

    “[l’annuncio pubblicitario] Non è una maglietta serigrafica per il convegno associativo, è un messaggio pubblico.”
    Anche la maglietta lo può essere. Sarebbe forse vietato andare in giro indossando una t-shirt stampata con la frase “incriminata “a firma Uaar?
    Nel caso della campagna, l’importante è che sia indicato, in modo ragionevolmente chiaro, chi è l’autore.
    Chi è interessato si può informare e farsene un’idea.

    “Quello era uno slogan, molto aggressivo e contrario a qualsiasi deontologia.”
    “Tanto più l’uo­mo si allontana da Dio, tanto più l’uomo perde sé stesso”
    “Se si toglie Dio dalla cultura e dalla società, il signifi­cato stesso della persona si svuota”
    Slogan come questi non si leggono solo sulle pagine di Avvenire, ma, per esempio, ricorrono ciclicamente durante i servizi giornalistici televisivi, per bocca di qualche prelato o del vaticanista di turno.
    L’infrazione delle regole deontologiche vale anche qui?
    (e non mi si dica che posso cambiare canale, perché io posso rispondere che è possibile guardare da un’altra parte, quando passa l’autobus)

    “E’ però interessante la descrizione della presa di consapevolezza atea che dai”
    Il termine non rende giustizia a ciò che intendevo; non essendo io particolarmente erudito possono sfuggirmi con una certa facilità le implicazioni di alcune scelte lessicali.
    L’interpretazione che dài non è esatta.
    In un ambiente dove la fede viene considerata data dalla maggioranza, si arriva a dichiararsi ateo (non me ne potrebbe fregare di meno farlo, ma sembra essere necessario, a volte) non solo per aver giudicato inconsistenti le “prove” teiste, ma anche perché a livello psicologico si è superato il timore della “diversità”.
    Più che “consapevolezza” potrebbe essere “orgoglio”, il termine.

    “se il messaggio era quello, perché non dirlo chiaro?”
    Non so. Non ho partecipato al brainstorming.

    “se fosse andato a buon fine l’abbordaggio corsaro della pubblicità, i vari tasselli della campagna mediatica si sarebbero incastrati.”
    Rimarrei ancorato al fatto specifico, senza allargare il campo.
    Se no io incomincio a tirare in ballo alcuni passi del Catechismo o di altre letture cattoliche e non ne usciamo più.

    “Ma che domande fai?” “Ma secondo te, ciò che inizia con “se” è ipotetico o reale?”
    Sono lento di comprendonio, lo so, e preferisco chiedere prima di partire per la tangente.

    “E’ così dura capire che nessun diritto di espressione o di stampa giustifica la provocazione e l’offesa a mezzo stampa?”
    La provocazione, sì, ci sta.
    Ma cosa intendiamo per “provocazione”? È una provocazione intellettuale, mi pare, non l’incitamento alla guerra civile.
    Magari non sarà il massimo, va bene, però è un modo per uscire “allo scoperto” (essere atei è ancora un po’ tabù, lo vedo nella piccola cittadina dove abito).
    Mi auguro che la provocazione rimanga nei binari della dialettica, anche se qualche volta “politicamente scorretta”.
    O forse l’ateo, l’agnostico, il “laicista”, devono sempre porgere l’altra guancia, anche se la propaganda religiosa nei confronti dell’ateismo non si fa molti scrupoli (rileggere gli slogan riportati più su)?

    “E tu parli, in termini un po’ manualistici a dirla tutta, di “libertà di espressione” conculcata.”
    Io penso, piuttosto, che ci sia mancanza di reciprocità.
    Il dubbio, il modo di porsi, il saper tenere a bada il proprio “aver ragione” dovrebbe essere proprietà di entrambi i mondi; non mi pare che la religione dominante nel nostro paese (e soprattutto i suoi rappresentanti) sia buona portatrice di tali atteggiamenti, i quali – se ho ben inteso – dovrebbero essere fondamento delle regole non scritte nella convivenza civile (forse per la paura di perdere l’egemonia culturale?).

    Ultima cosa.
    In riferimento all’art. 19, se mi mettessi agli angoli delle strade e iniziassi a “predicare” l’ateismo, affermando che Dio non esiste, qualcuno si offenderebbe?

  12. “Tanto più l’uo­mo si allontana da Dio, tanto più l’uomo perde sé stesso”
    “Se si toglie Dio dalla cultura e dalla società, il signifi­cato stesso della persona si svuota”

    Non li chiamerei slogan, ma excerpt di saggi riportati dai media.
    Il problema è duplice.

    DOMANDA: C’è una ridicola sottomissione ad aree culturali da parte della televisione pubblica, per cui Rai2 è conservatrice e clericale fino al ridicolo( e Rai3 barricadera e anticlericale )? Dare spazio in interi servizi giornalistici a encicliche papali o dichiarazioni pubbliche non è eccessivo, fuori luogo e irritante?

    RISPOSTA: SI’. Non è per nulla corretto, perché non sono notizie. Questo però dipende dalla lottizzazione dell’etere, non dal cattolicesimo.

    DOMANDA: Quelle affermazioni – in cui per altro non si critica la tesi atea “Dio non esiste”, ma si dà una lettura antropologica del mondo da un punto di vista cristiano – sono slogan univoci? Sono aggressive? Violano la reciprocità?

    RISPOSTA: No. Innanzitutto quelli sono pezzi di articoli o di saggi e non parlando d’ateismo.
    Parla, supposta l’esistenza di Dio, di cosa accade all’esistenza degli uomini che gli voltano le spalle.
    E’ molto diverso criticare la tesi “Dio non esiste” e analizzare, dalla posizione di un credente, cosa vuol dire negare Dio con la pratica di vita.
    E non c’è alcuna assenza di reciprocità, ANZI dagli anni 80 il più influente quotidiano nazionale, Repubblica, ha dato vita a una campagna di secolarizzazione anticlericale pressante anche se poco evidente.
    Basta raccogliere tutti gli articoli sul nichilismo e l’inutilità di Dio di Scalfari o le campagne martellanti di Micromega dagli anni 90.
    Non condividerai, ma anche ai tempi del referendum sulla fecondazione ci fu un battage capillare contro la Chiesa: costosissimo, esteso ad ogni muro tapezzabile e ad ogni giornale utilizzabile.
    Nessuno ha mai pensato di mettere alcun bavaglio a queste “campagne culturali”.
    Perfino quando erano di livello mediocre e ripetitivo, come con P.F.D’Arcais, la reazione è stata invitare a confronti pubblici.
    Era Ratzinger a prendere carta e penna e a scrivere a questi “intellettuali” e a confontarsi con loro.

    Non vedo poi questa sottomissione culturale.
    Le campagne anticlericali sono periodiche, martellanti e onnipervasive. Tu vedi gli angelus la domenica, io guardo gli editoriali dei maggiori quotidiani: Corriere, Repubblica, Unità, guardo il criterio di selezione della docenza nelle università nelle materie “culturalmente sensibili”, guardo la difficoltà di autori cattolici ad essere diffusi nelle grosse case editrici generaliste.

    Essere atei è ancora un po’ tabù, lo vedo nella piccola cittadina dove abito
    E’ indubbiamente vero ed è un grosso danno per tutti.
    Ma sappi che è un fatto areale: in molti ambiti culturali e lavorativi vale l’opposto. E’ difficile trovare storici cattolici, filosofi cattolici, biologi cattolici etc.
    Ciò dipende dal fatto che in Italia è tutelata la libertà delle religioni organizzate, ma è poco sentito il senso della libertà di religione individuale.
    Ma questo cosa c’entra con queste pataccate?
    Ti dirò: peggiorerà la situazione e nulla più.
    Perché non si fa una pacifica e vasta campagna per il diritto di ciascuno a dire ciò che si è? A professare le proprie convinzioni?
    La libertà religiosa è delegata, secondo l’infelice formula concordataria, a una “organizzazione centrale”.
    Perché replicare il difetto creando una contro-chiesa per i non credenti? Se mai c’è un fronte “clericale”, perché creare una compagine opposta anziché smascherare l’errore alla radice?

    In riferimento all’art. 19, se mi mettessi agli angoli delle strade e iniziassi a “predicare” l’ateismo, affermando che Dio non esiste, qualcuno si offenderebbe?

    E perché? Lo riterrei piuttosto anomalo, ma non vedo il male a meno che tu non ti metta a inseguire la gente per strada. Tu esprimi una tua idea, tu la giustifichi, tu sei disponibile a spiegarla.
    E’ una faccenda fra te e il singolo che passa.

    E’ ancora più interessante l’analisi psicologica che dai della presa di coscienza atea, come me la correggi tu.
    La percezione della propria differenza e dell’essere un gruppo a parte è un fenomeno più vasto di quello che pensi.
    Capita molte volte anche per i cattolici, in varie circostanze.
    Non è strettamente pertinente con le tue parole, ma se i media e i maitre-a-penser la piantassero di dire: “i cattolici” o “voi cattolici” in tono polemico, la difesa di presunti “valori cristiani” e la tendenza a fare fronte coeso verrebbe meno. Se ci fai caso, infatti, i giornali che più danno spazio alle parole del papa sono quelli anticlericali… per poi criticare a lato le indebite intromissioni della chiesa nella vita pubblica.

    ciao, Eno

  13. …che … pesantezza.
    Forse dovreste rivolgere la montagna di domande innanzitutto verso voi stessi.

    Solo una “precisazione” avete della documentazione sui “rossi” fuori dalle chiese con i cartelli “Dio non esiste” ? se ci fossero delle foto sarebbe fantastico!!!

  14. No, è un fatto raccontatomi a voce.

    Di persona ho visto da bambino la manifestazione di disturbo PCI fuori dalla chiesa il giorno delle cresime.
    Il fatto che fosse intenzionale e di disturbo lo deduco dal ripetuto passaggio di un camioncino a tavoletta in zona pedonale con musica forte.

    Pesante? Ma no, ma no.
    Io ho già risolto in modo conciso.
    Mudus pulcher est et de fuffa tantum fuffandum.

    Mai dare peso alle vacuità, a odifreddi, ai difensori della democrazia, ai laicologisticizzantificanti, agli intellettuali.

  15. Peccato per le foto, ma insisterei, strano che in un paese dove si documenta di tutto non ci sia un fatto che troverei geniale.
    Spero che non ti sia offeso per la pesantezza, ma se questo è il modo in cui sei conciso… mi preoccuperei un po’.

    Infine su Odifreddi, di persona non lo conosco, ma alcuni libri li ho letti. In particolare “il matematico impenitente” mi è piaciuto e l’ho trovato stimolante… e non condivido l’affiancamento alle vacuità (a meno che non mi dimostri fosse un complimento) e a quell’epiteto di una ventina di caratteri che per me è assolutamente oscuro.

    P.S. ho appena appreso di un “divertente” poster della “LEGA di Carpi”.

    http://pignology.blogspot.com/2009/01/la-lega-lancia-un-offensiva-alla-fede.html

    Forse potresti applicare molto di quanto scritto a quei simpaticoni

  16. Indubbiamente si applica non molto, ma tutto anche ai leghisti.

    La parola di ventisette caratteri era un nuovo record di dizione in apnea, roba che manco carmelo bene sotto eroina…

    Il riferimento della parola a ventisette caratteri è in realtà una molecola chimica.
    Altamente tossica, annienta i centri neurali del buon senso e fa gridare: “Voglio uno stato laaaaico!”

    La concisione la lascio alle massime da figurina illustrata dado liebig di berdrantd roussel.

    E a essere conciso dovevo mettere un benevolo sbadiglio divertito. L’ho fatto e si sono offesi.

    Io non mi offendo mai e sono di ottimo umore.

    Odifreddi lo conosco per i suoi libri ed articoli. Fa soldi e gloria sulla semplicità dei lettori parlando di cose che ignora.
    Pi.gio.odif. non è l’uomo anagrafico, è il simbolo di una bassezza editoriale.

    Amen.

  17. Certi affermano che Dio non esiste,ma nessuno è in grado di dimostrarlo.Allora perchè dirlo?

  18. @ ivo silvestro
    Sappiamo bene che le favole sono creature della fantasia. Ma tu non sei creatura della fantasia,come non lo è il mondo visibile ed invisibile e tutto ciò che ci circonda.

  19. @ il più cattivo
    Grazie del sorriso,volevo solo dire che tutti noi e tutto ciò che esiste siamo la dimostrazione del Creatore. Il caso non esiste perchè non decide,non crea e non conserva, è solo coincidenza,non persona.

  20. Michaelangalus1 propone il concetto della casa nel deserto, dell’orologio, e via dicendo, utilizzato porta a porta dai Testimoni di Geova.
    Purtroppo, per determinare la presenza di una Volontà, non è sufficiente prendere atto del verificarsi di un fenomeno, ma è necessario individuare uno scopo, altrimenti la dimostrazione rimane monca. Noi sappiamo qual è lo scopo, nelle intenzioni di chi ha costruito una casa o un orologio, ma nulla su quello dell’universo. E di noi stessi.

    Saluti

  21. @Marcoz: Hanno già abbondantemente replicato, in modo per me inappellabile allo stato corrente delle conoscenze, tra gli altri Dawkins (l’orologiaio cieco ed il cappellano del diavolo) e D.N.Adams (in quasi tutti i suoi indimenticabili lavori) perché io possa assumermi il compito di fornire risposte a chi non fa domande 😉

    Un Sorriso (si anche a michaelangelus1)

  22. IlPiùCattivo, mi rendo conto che l’incipit del mio commento precedente poteva dare l’idea che mi volessi rivolgere a un audience più vasta; in realtà, la mia considerazione era indirizzata solo a Michaelangelus1.

  23. @ marcoz
    Se tu sai dipingere ma non fai nessun quadro non ti puoi dire pittore.Se fai anche un solo quadro diventi pittore.Tu amerai il tuo quadro perchè è una tua opera e perchè ti realizza.
    Se Dio non avesse creato nulla,a che gli servirebbe essere l’essere perfettissimo e capace di cose straordinarie? – Nella creazione Dio manifesta la sua Divinità e dà a tutte le sue creature la dignità di averlo reso Dio, per questo le amerà come Lui sà fare,originando così un flusso d’amore che irradia le sue creature e da esse torna a Lui in modo ineffabile.
    Non ti sembra un movente valido?

  24. Quindi, lo scopo del creato sarebbe quello di realizzare Dio, così come il pittore trova ragione di sé dipingendo un quadro. Be’, lasciando da parte per un attimo il fatto che, evidentemente, stiamo continuando a raschiare il barile delle petizioni di principio, questa argomentazione è in contraddizione con la pretesa di “perfezione” del Creatore, il quale è subordinato alla necessità di fare qualcosa per giustificare se stesso. Più che di perfezione, come dice W. Allen, si può parlare di disadattamento.
    E, comunque, per rispondere direttamente alla domanda, dico no, qualsiasi forma di apologetica non mi sembra un motivo valido per credere.

    Un saluto

  25. @ marcoz
    Ho solo espresso un mio concetto,che se considerassi definitivo,peccherei di presunzione infantile. Ogni volta che l’uomo cerca di capire l’assoluto deve accettare la sua inaguatezza. Io non ho bisogno di cercare spiegazioni, diversamente peccherei contro la mia fede.Ho solo cercato di darti un concetto possibile,perchè non comprendo come puoi chiudere gli occhi e non vedere la manifestazione meravigliosa di Dio in tutto il creato,compreso te stesso,che sei fatto a sua immagine e somiglianza,anche se ti dichiari ateo.

  26. Michaelangelus1, fermo restando che ognuno può esprimere i concetti che vuole (sempre che questi non siano istigazione alla violenza eccetera eccetera), ti offendi se dico che il tuo ultimo commento ha che di schizofrenico?

  27. @ marcoz
    Non mi offendo se mi dici schizofrenico,perchè i miei concetti si basano sulle Sacre Scritture,che studio da quando ero bambino. Mi sentirei schizofrenico se mi permettessi di contestare le leggi della fisica,senza aver la laurea in fisica.Cosa ne dici allora di chi non ha studiato alcuna lingua semitica,nè le Sacre Scritture,nè conosce i luoghi sacri e si illude di poter contestare i teologi?

  28. @ Michaelangelus1
    Come temevo: ti sei offeso.
    Quindi, a questo punto, mi sembra doveroso spiegare che cosa ho visto di schizofrenico nel tuo commento, che è diviso in due parti nettamente distinte. La prima (“Ho solo espresso un mio concetto, che se considerassi definitivo, peccherei di presunzione infantile. Ogni volta che l’uomo cerca di capire l’assoluto deve accettare la sua inadeguatezza.”) sembra scritta, vedendola con un po’ di buona volontà, da chi adotta un approccio – mi si passi il termine – scientifico, e che mi sento di condividere nella sua generale sostanza. La seconda, da “Io non ho bisogno di cercare spiegazioni,(…)” in poi, dà invece l’idea di essere stata scritta da un’altra persona ed è in totale contraddizione con quanto scritto in precedenza: il timore di peccare contro la fede poco si addice a chi non considera definitive le proprie posizioni; l’inadeguatezza a comprendere qualcosa “più grande” dell’essere umano (per il momento) è in attrito con la pretesa evidenza di essere spettatori della “meraviglia di Dio”.
    Tuttavia, devo dire che tutto, forse, si spiega grazie alla precisazione “studio[le Sacre Scritture] da quando ero bambino“. Se chiedi a un bambino, agli esordi scolastici e a cui è stata insegnata la Creazione dei sei giorni, come riesce a far convivere la formazione della Terra descritta dalla religione con quanto studia sui libri di scienze, molto probabilmente ti risponderà che sono valide entrambe le versioni. E non certo perché il bambino sia scemo. Egli, sa, per esempio, che quello che ha in mano è un ramo d’albero ma, al tempo stesso, crede anche fermamente che sia una bacchetta magica o un mitra o chissà cosa. Però a lui piace così ed è giusto che sia. Perciò, se non mi viene a dire che “sono cieco”, perché non vedo quello che “vede” lui, lo lascio fare, naturalmente.

    Saluti

    P.S.: senza aver fatto studi specifici non è possibile confutare nel merito una traduzione, le sfumature di un vocabolo, e via dicendo: non è certo preclusa la possibilità di discutere il “concetto” di Dio così come viene trasmesso.

  29. @ marcoz
    Ti assicuro che non mi sono offeso,nè mi offenderei per qualsiasi cosa sentirei sul mio conto,perchè mi piace discutere,specie con chi ha idee diverse dalle mie. San Paolo diceva: quando ero bambino,pensavo ed agivo da bambino,ora che sono adulto,penso ed agisco da adulto.
    E’ chiaro che il bambino crede ai sei giorni della creazione,come lo credeva il popolo di pastori di quel tempo,quando parlare di ere era incomprensibile. Quello che conta delle sacre scritture è il loro messaggio,che spesso è allegorico per poter giungere anche alle menti più elementari.Oggi tutti sappiamo che i giorni della creazione riguardano lunghe ere,perchè siamo un pò più evoluti dei nostri antenati.
    Capisco i tuoi sforzi per indagare nella mia psiche, ma non mi turbano,perchè nulla è più vago della psicanalisi,che studio da quando avevo diciotto anni. Debbo però dirti che gli uomini sono divisi fra quelli che cercano la verità e quelli che cercano la giustificazione dei loro limiti.Questi ultimi scartano sistematicamente tutto ciò che non si sentono di seguire ed inventano le teorie per sentirsi a posto.Gesù ha detto,”chi mi cerca mi troverà “e se lo cercherai si farà trovare anche da te,come si è fatto trovare da tanti,una volta lontani dalla fede,che hanno avuto la gioia di incontrarlo.

  30. Oggi tutti sappiamo che i giorni della creazione riguardano lunghe ere,perchè siamo un pò più evoluti dei nostri antenati.

    Il corsivo è mio.

    Perché parlare di evoluzione senza comprenderne il significato? Più evoluti è una di quelle espressioni che possono farmi giungere al riso o al pianto isterico ricordandomi un concetto di scala evolutiva che vorrei bandito al pari di ogni fondamentalismo.

    Comunque….

    Un Sorriso

    P.S. Allegorico è un eufemismo che viene usato ogni qualvolta si scopre che ciò che si spacciava per vero viene falsificato da prove irrefutabili?

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