L’ingegneria approssimativa dell’editoria

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 2 mesi 1 giorno fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Gary Marcus ha scritto un libro molto bello: Kluge – L’ingegneria approssimativa delle mente umana. Lo scopo di questo saggio è mostrare i limiti della mente umana, mettendo in evidenza gli accrocchi (traduzione inefficace di Kluge) che l’evoluzione ha selezionato per la nostra mente.
L’idea è semplice: essendo l’evoluzione un processo cieco e non finalistico, le soluzioni trovate raramente sono le migliori: sono semplicemente quelle che la storia evolutiva ci ha dato e che funzionano un pochino meglio delle alternative possibili.
La memoria è un ottimo esempio di struttura rabberciata, soprattutto se confrontata con i fedeli sistemi di memorizzazione dell’informatica. Un qualsiasi cellulare ha in memoria un centinaio, o più, di numeri di telefono; molte delle persone che conosco non ricordano neppure il proprio.
Marcus, a pagina 24, fa un altro esempio:

Non sono mai riuscito a tenere a mente più delle prime dieci cifre del pi greco (3,1514926536) sebbene fossi quel genere di secchione che cercava disperatamente di farlo.

Senza mettere in dubbio gli sforzi di Marcus, posso dire che la sua memoria ha problemi già con la seconda cifra decimale: pi greco è 3,14159…, non 3.15149…!

Dell’inaffidabilità della memoria umana, si è già detto: colpa dell’evoluzione. Ma per la inaffidabilità della casa editrice? Anche gli editori pubblicano i propri libri affidandosi a ciechi processi non finalistici?

13 pensieri su “L’ingegneria approssimativa dell’editoria

  1. Non sono tanto d’accordo sui limiti. La mente umana è eccezionalmente adattata a quello per cui l’evoluzione l’ha selezionata: sopravvivere nella savana.

    Anzi: è stupefacente che uno strumento nato con scopi completamente diversi sia in grado di riconvertirsi e di risolvere problemi di tipo completamente diverso, quali la logica formale o la memorizzazione di sequenze di simboli: vedi

    http://www.recordholders.org/en/list/memory.html

  2. Io avrei tradotto kluge con “soluzione approssimativa approntata alla bell’e meglio con mezzi di fortuna”.

    Ma “accrocchio” è più sintetico.

    Avevo letto il precedente libro di Marcus:

    La nascita della mente umana.

    Mi è piaciuto abbastanza anche se l’ho trovato un po’ dispersivo.

  3. @Stefano: È appunto quello che sostiene anche Marcus: soluzioni che funzionavano bene, ma che adesso mostrano molti limiti. La memoria contestuale funziona benissimo nella savana, un po’ meno quando rendi una testimonianza in tribunale (esempio di Marcus).

    @hronir: Il traduttore ha fatto quella che credo essere la scelta ottimale: lasciare Kluge nel titolo e in alcuni passaggi notevoli; tradurlo con accrocchi in altri punti, più discorsivi.
    Dico che la traduzione non è ottimale perché accrocchio mi fa pensare a qualcosa che funziona male, mentre un Kluge può funzionare benissimo.

    @Vaaal: Non credo: in altri punti del libro, Marcus ha sempre segnalato in nota eventuali “giochi col lettore”. È comunque un dubbio che era venuto anche a me.

    @Joe Silver: L’ho iniziato ieri; per ora condivido il tuo giudizio: un po’ dispersivo ma interessante.

  4. Ignoravo cosa fosse un “kluge” e ignoravo che l’inglese avesse questi germanismi in un ambito così tecnico.
    Ugualmente non ho mai sentito la parola “accrocco”. Essendo settentrionale dell’est, io direi qualcosa come “trappolezzo”… 😉
    Se capisco, è un arnese di fortuna- è esatto?

  5. @eno: Dalla copertina:
    Kluge [kludɜ] s.m. Soluzione inelegante ma efficace a un problema.

    Da p. 4:
    Si tratta di una soluzione a un qualsiasi problema che, per quanto sgraziata, rozza o comunque poco elegante, si dimostra però straordinariamente efficace.

    Trappolezzo rende l’idea.

  6. Se si tratta dell’evoluzione, non si può dire che qualcosa (qualunque cosa esse sia) funziona bene, ma solo meglio di qualcos’altro. Niente può essere “straordinariament efficace”, così come non possono esistere (altro vezzo dei divulgatori) gli animali “perfettamente adattati”. Se fossero adattati perfettamente non avrebbero nessun limite all’aumento di popolazione, né nei parassiti né nei predatori, e avrebbero invaso la Terra. Certo, proprio come l’uomo…
    Marco

  7. @Marco Ferrari: Penso che Marcus, con quel “straordinariamente efficace”, intenda riferirsi alla fortuna che certe strutture hanno avuto: sviluppatesi in un certo contesto (la famosa savana) funzionano abbastanza bene in contesti molto diversi.

  8. Può darsi, ma è solo perché, per purissimo culo, non abbiamo avuto concorrenti per un certo periodo. Altrimenti, sai come sopravvivevi con la schiena a pezzi, l’appendice infiammata, il mal di piedi e quant’altro. Bastava un predatore un po’ meno inefficiente, e addio Australopitechus sp.

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